Digital

I social come miniera per raccogliere informazioni su utenti e aziende: Clearbit vs FullContact

Nicola Mattina, co-founder Stamplay e partner Digital Magics Roma, fa il punto sulle funzionalità di due servizi che permettono di raccogliere i dati dei profili social di persone e aziende. Anticipiamo qualche conclusione: Clearbit ha un maggior numero di corrispondenze e fornisce dati con una frequenza maggiore di FullContact, ma quest’ultimo ha dati sui profili sociali come Pinterest, Foursquare o Klout, che il primo non fornisce affatto. Dunque? Meglio usarli entrambi.
I social media offrono molte opportunità di conoscere meglio gli stakeholder di un’azienda, sia che si tratti di consumatori, di candidati per un’assunzione o di altri portatori di interessi. Tutti noi, infatti, gestiamo molti profili pubblici online, condividiamo informazioni e opinioni, mostriamo apprezzamento per quello che condividono gli altri, e via di seguito. Queste informazioni sono molto utili per le aziende: permettono di segmentare clienti e prospect in modo molto preciso, oppure di avere un profilo più ricco e significativo quando si valuta un candidato per un’assunzione o una collaborazione.
 
Per questo motivo, negli ultimi anni sono nati servizi come Clearbit e FullContact che si preoccupano di raccogliere i dati dei profili social di persone e aziende. Entrambi i servizi hanno una value proposition molto simile: si rivolgono a tutti coloro che hanno bisogno di acquisire e aggiornare il maggior numero di informazioni su persone e aziende per marketing, vendite, recruiting e via di seguito.
 
Quale servizio funziona meglio? Qual è l’accuratezza dei due servizi? In quanti casi forniscono una risposta e che tipologia di informazioni forniscono con maggiore frequenza? Per scoprirlo abbiamo deciso di fare un esperimento. Abbiamo sviluppato una web app (The Big Bro) utilizzando Stamplay, la piattaforma di cui sono co-founder insieme a Giuliano Iacobelli. La nostra soluzione, infatti, fornisce integrazioni verso le API di Clearbit e di FullContact, e quindi raccogliere e sintetizzare i dati forniti dai due provider diventa molto efficiente ed economico.
 
Sviluppare The Big Bro ha richiesto un paio di giorni di lavoro. Una volta pronta, l’abbiamo pubblicata su Product Hunt, proponendola come un servizio che permetteva a chiunque di fare un check-up delle informazioni accessibili online partendo dal proprio indirizzo di posta elettronica. Nel giro di pochi giorni, abbiamo ricevuto oltre 10.000 email.
 
(Aprire la gallery fotografica: il primo grafico offre un confronto dei dati forniti da FullContact e Clearbit per i profili aziendali. Invece, il secondo grafico offre un confronto per i dati forniti per i profili persone).
 
Quindi, meglio Clearbit o FullContact? Dal mio punto di vista, la risposta è: meglio usarli entrambi. Infatti, se da un certo punto di vista, Clearbit ha un maggior numero di corrispondenze e fornisce dati con una frequenza maggiore di FullContact, da un altro punto di vista FullContact ha dati sui profili sociali come Pinterest, Foursquare o Klout, che Clearbit non fornisce affatto. Il prezzo per usare entrambi i servizi è accessibile anche alle piccole aziende e per piccoli volumi. Se, per esempio, volessimo controllare fino a 5.000 indirizzi al mese, dovremmo attivare i seguenti abbonamenti:
 
• Clearbit (pacchetto da 5.000 richieste API): $149/mese (ossia poco meno di 3 centesimi di dollaro a richiesta);
• FullContact (pacchetto da 6.000 match): $99/mese (ossia 1,6 centesimi per ogni risultato positivo).
 
Insomma, partendo da un indirizzo di posta elettronica, con pochi centesimi a verifica è possibile arricchire un profilo utente con un numero molto significativo di informazioni utili per conoscere meglio i propri consumatori, oppure i candidati da assumere o una società da contattare per un’attività di vendita.
 
Come si usano Clearbit e FullContact? Lavorare con i dati forniti di Clearbit e FullContact sta diventando sempre più frequente. Per esempio, se si usano piattaforme in cloud come Salesforce, è possibile attivare Clearbit dalla lista delle integrazioni già disponibili: sono sufficienti pochi click e i dati cominceranno a fluire. Altri servizi come intercom.io, invece, offrono queste informazioni come una propria feature.
 
Se si lavora con soluzioni in house oppure su una private cloud, è possibile integrare i servizi utilizzando le loro API. Per farlo, ovviamente, occorre studiare la documentazione, sviluppare e testare del software ad hoc e questo richiede un investimento, che è necessario valutare caso per caso. Senza dimenticare che, in un mondo che dipende sempre di più dai dati, la capacità di acquisirli e di lavorarli opportunamente per ricavare informazioni sta diventando ogni giorno di più un elemento di vantaggio competitivo cruciale per le aziende di qualsiasi dimensione.
 
Nicola Mattina (in foto in alto a sinistra), co-founder Stamplay e partner Digital Magics Roma