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IAB/6. Banzai, se la tv incontra il web

Al workshop targato Banzai, svoltosi quest’oggi nell’ambito della nona edizione dello Iab Forum Milano, focus sul confronto-scontro tra due universi, quello televisivo e quello online, che appaiono sempre più collegati e interdipendenti. Al dibattito hanno partecipato i giornalisti Gad Lerner e Lucia Annunziata, il fondatore de Il Post.it Luca Sofri, e il presidente e ad Banzai Paolo Ainio.
La diffusione delle nuove tecnologie digitali ha creato le condizioni per una trasformazione delle logiche di produzione e fruizione dei media. A cominciare dal mezzo televisivo, dato che si sta verificando una sempre maggiore frammentazione dei palinsesti, con una conseguente polverizzazione delle audience, che, grazie al digitale terrestre e satellitare e all’iptv, si distribuiscono su un numero maggiore di canali e piattaforme. Ma non solo, perché, come ricordato da Gad Lerner (in foto sotto), accade ormai sempre più frequentemente che l’utente fruisca di singoli blocchi di un programma tv, come accade per il suo pubblico de l’Infedele, e non necessariamente su La7, ma magari il giorno dopo su YouTube.

È a partire da questi spunti che si è sviluppato il workshop, organizzato dal main sponsor Banzai nell'ambito della nona edizione dello Iab Forum Milano, al quale hanno partecipato, oltre al già citato Lerner, anche la giornalista Lucia Annunziata, il fondatore de Il Post.it Luca Sofri, e il presidente e ad Banzai Paolo Ainio, intervistati da Marco De Rossi, chief Oilproject.org, che li ha stimolati sul tema dell’evoluzione dell’informazione nell’era del web 2.0.

Come accennato, lo scopo della tavola rotonda era quello di fare il punto sulla relazione tra web e televisione, mettendo in luce le dinamiche del confronto-scontro tra i due mezzi. In un paese come l’Italia, il cui scenario mediatico è ancora fortemente dominato dalla tv, sia per quanto riguarda gli investimenti pubblicitari sia in riferimento ai numeri di audience, ma che sta registrando la costante e importante crescita del medium web, occorre riflettere sull’interazione tra questi due universi, i relativi utenti, i contenuti e le modalità di fruizione.

“Esiste - ha commentato Ainio (in foto a sinistra)- non solo un digital divide ma un vero e proprio ‘media divide’ che emerge con forza nel panorama mediatico italiano. Uno dei problemi e delle responsabilità che gli editori di oggi e domani si troveranno ad affrontare sarà proprio quello di attrarre gli utenti più giovani, fruitori di mezzi e contenuti profondamente diversi di quelli con cui le altre generazioni sono cresciute. Possiamo supporre che uno dei possibili modelli vincenti sarà basato su produzioni low cost più verticali (e non per questo low quality), di interesse per specifici target, come già in parte accade negli Stati Uniti, con forme ibride che traggono forza proprio dall’interazione tra televisione e web”.

Inoltre, come affermato da Lerner “una moderna informazione non può fare a meno di ascoltare la voce di soggetti non inseriti nei canali mediatici tradizionali, come per esempio i blogger e i loro lettori. L’apporto degli utenti della rete alla trasmissione L’Infedele, tramite per esempio il mio blog, costituisce appunto una risorsa estremamente preziosa sia a livello di contenuti sia di controllo sulla qualità e affidabilità degli stessi”.

Tuttavia, come osservato dalla Annunziata (in foto a sinistra), “la vera domanda da porsi è in riferimento al linguaggio che parlerà il web. Dal mio punto di vista, quest’ultimo deve ancora mostrare qual sia la sua vera natura identitaria e come intenda differenziarsi dagli altri media, trovando la sua principale forza e punto di distinzione nel dare voce e spazio a coloro che di solito non li hanno”.

Secondo Sofri, infine, la questione chiave che ancora differenzia in modo fondamentale il mondo televisivo da quello online è legato alla superiore resa pubblicitaria dei prodotti tv, capaci di attrarre budget, che internet, almeno in Italia, per il momento si scorda, nonostante la crescita costante degli investimenti online. Ma le cose presto potrebbero cambiare. Si spera.

Mario Garaffa