Digital
Iab seminar. Il web è internazionalmente social
L'audience è sempre più partecipe, e internet sempre più social: l'evoluzione del panorama europeo della comunicazione è profonda, come ha spiegato di Mads Holmen, steering group di Iab Uk, allo Iab Seminar dedicato al social marketing.
E' un 'big change', un grande cambiamento, quello che sta vivendo la fruizione mediatica oggi, a livello globale. E il panorama europeo, con i dovuti distinguo, ne dà una bella testimonianza. E' quanto è emerso dall'intervento di Mads Holmen (nella foto), steering group di Iab Uk, allo Iab Seminar dedicato al social marketing. "Il mercato degli Uk è l'unico al mondo in cui internet è più seguito della tv - ha esordito-. Inoltre, il 58% della popolazione possiede uno smartphone, e il 48% del target 18-34 anni guarda Facebook appenda sveglio, mentre il 28% appena prima di andare a letto. Questi dati dimostrano quanto il cambiamento rispetto al passato sia oggi enorme".
Se il Regno Unito rappresenta un unicum nel panorama europeo, anche in molti altri Paesi il 'change', seppure più contenuto, è comunque molto grande: in primo luogo sul fronte dell'audience. Se infatti nel passato con questo termine si indicavano delle persone che vedono stesse cose nello stesso tempo, oggi questo significato è cambiato drammaticamente. "Facebook è un media personalizzato, e anche Google stesso - continua Holmen-. Ma è cambiato anche internet: prima esso era principalmente mail, siti e search, mentre oggi è dominato dalle piattaforme sociali (YouTube, Facebook, Twitter, ecc…) oggi internet è anch'esso 'social'".
Tutto ciò, come è ovvio, porta una grande rivoluzione anche sul fronte pubblicitario: sulle piattaforme social, infatti, non è possibile portare dell'advertising classico, ma bisogna creare un vero engagement. In particolare, i video online si prestano molto bene a questo utilizzo, in quanto fruibili da diverse piattaforme: pc, social media, mobile, tablet, ora anche tv.

Ecco che il contenuto diventa quindi il punto di partenza, e solo in un secondo momento si può pensare alla sua amplificazione. "Content is king, amplification is queen - sintetizza Holmen -. Quindi, il primo step è quello di creare contenuti, che verranno consumati e condivisi. E poi si dovrà misurarli: oggi ancora non si sa bene come questa interazione porti alla fase finale dell'acquisto da parte dell'utente. Si sa però che se c'è l'emozione, c'è il comportamento. In un video, in particolare, c'è sempre un punto che provoca in chi lo guarda la voglia di condividerlo, e che unisce una risposta emotiva con un risultato media".
La misurazione dei social media è dunque un punto ancora da approfondire: perché se fino a oggi, riprendendo la metafora del filosofo Karl Popper delle 'nuvole e orologi', l'advertising è stato misurato con i numeri (orologi), nel social si ha più a che fare con le emozioni, il coinvolgimento, e dunque le nuvole. "le attività sui social media sono a lungo termine - aggiunge Holmen - e dunque è necessario continuare a investire sulla audience. Mentre l'advertising classico è più a breve termine. Se Red Bull non avesse avuto la capacità di pensare in lungo, accettando di investire sul progetto di Felix Baumgartner di prepararsi per buttarsi dalla stratosfera sei anni dopo, oggi non potrebbe godere dei benefici in termini di immagine e reputazione che questo evento unico le ha portato”.
Ilaria Myr
Se il Regno Unito rappresenta un unicum nel panorama europeo, anche in molti altri Paesi il 'change', seppure più contenuto, è comunque molto grande: in primo luogo sul fronte dell'audience. Se infatti nel passato con questo termine si indicavano delle persone che vedono stesse cose nello stesso tempo, oggi questo significato è cambiato drammaticamente. "Facebook è un media personalizzato, e anche Google stesso - continua Holmen-. Ma è cambiato anche internet: prima esso era principalmente mail, siti e search, mentre oggi è dominato dalle piattaforme sociali (YouTube, Facebook, Twitter, ecc…) oggi internet è anch'esso 'social'".Tutto ciò, come è ovvio, porta una grande rivoluzione anche sul fronte pubblicitario: sulle piattaforme social, infatti, non è possibile portare dell'advertising classico, ma bisogna creare un vero engagement. In particolare, i video online si prestano molto bene a questo utilizzo, in quanto fruibili da diverse piattaforme: pc, social media, mobile, tablet, ora anche tv.

Ecco che il contenuto diventa quindi il punto di partenza, e solo in un secondo momento si può pensare alla sua amplificazione. "Content is king, amplification is queen - sintetizza Holmen -. Quindi, il primo step è quello di creare contenuti, che verranno consumati e condivisi. E poi si dovrà misurarli: oggi ancora non si sa bene come questa interazione porti alla fase finale dell'acquisto da parte dell'utente. Si sa però che se c'è l'emozione, c'è il comportamento. In un video, in particolare, c'è sempre un punto che provoca in chi lo guarda la voglia di condividerlo, e che unisce una risposta emotiva con un risultato media".
La misurazione dei social media è dunque un punto ancora da approfondire: perché se fino a oggi, riprendendo la metafora del filosofo Karl Popper delle 'nuvole e orologi', l'advertising è stato misurato con i numeri (orologi), nel social si ha più a che fare con le emozioni, il coinvolgimento, e dunque le nuvole. "le attività sui social media sono a lungo termine - aggiunge Holmen - e dunque è necessario continuare a investire sulla audience. Mentre l'advertising classico è più a breve termine. Se Red Bull non avesse avuto la capacità di pensare in lungo, accettando di investire sul progetto di Felix Baumgartner di prepararsi per buttarsi dalla stratosfera sei anni dopo, oggi non potrebbe godere dei benefici in termini di immagine e reputazione che questo evento unico le ha portato”.
Ilaria Myr

