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Italia.it, si dimette il direttore Arturo Di Corinto. A sei mesi da Expo nessun portale turistico per il Bel Paese
Di Corinto ha spiegato nella sua lettera indirizzata al Premier e al Ministro Franceschini che ritiene “ingiusto e poco dignitoso continuare a lavorare senza essere pagato”.
Il sito è costato ben 20 milioni di euro (promessi, inizialmente, furono 55 milioni).
Italia.it, il portale che doveva rappresentare la vetrina del Bel Paese nel mondo, a meno di sette mesi dall'inaugurazione dell'Esposizione Universale che catapulterà Milano sotto i riflettori di tutto il pianeta, perde il suo direttore, Arturo Di Corinto, che ha rassegnato le dimissioni.
Di Corinto, docente di psicologia cognitiva e creatore del primo sito turistico-culturale regionale del Lazio nel 2005, ha spiegato nella sua lettera indirizzata al Premier e al Ministro Franceschini che ritiene “ingiusto e poco dignitoso continuare a lavorare senza essere pagato”.
E prosegue così: “Le difficoltà finanziare di Promuovi Italia Spa e le incertezze burocratiche del MiBACThanno infatti impedito i pagamenti verso la società Unicity Spa che mi ha impiegato come direttore editoriale del portale, e che non paga le mie spettanze da otto mesi”. La redazione, con la medesima sorte, è oggi ridotta a tre persone invece delle oltre 20 previste inizialmente.
Di Corinto segnala inoltre che Promuovi Italia “ha impegnato la società Unicity a lavorare anche dopo la rescissione unilaterale del contratto avvenuta il 10 settembre 2014, con la velata minaccia di non considerare adeguato il lavoro che tutti i responsabili istituzionali fino ad agosto 2014 avevano coordinato, apprezzato e approvato”.
A pagare il prezzo più alto, però, sono l'immagine del Paese e il settore del turismo italiano. Il 'pasticcio italiano' di Italia.it sembra lo specchio di una situazione nella quale anche la politica non ha un interesse specifico a muovere le carte.
Di Corinto, docente di psicologia cognitiva e creatore del primo sito turistico-culturale regionale del Lazio nel 2005, ha spiegato nella sua lettera indirizzata al Premier e al Ministro Franceschini che ritiene “ingiusto e poco dignitoso continuare a lavorare senza essere pagato”.
E prosegue così: “Le difficoltà finanziare di Promuovi Italia Spa e le incertezze burocratiche del MiBACThanno infatti impedito i pagamenti verso la società Unicity Spa che mi ha impiegato come direttore editoriale del portale, e che non paga le mie spettanze da otto mesi”. La redazione, con la medesima sorte, è oggi ridotta a tre persone invece delle oltre 20 previste inizialmente.
Di Corinto segnala inoltre che Promuovi Italia “ha impegnato la società Unicity a lavorare anche dopo la rescissione unilaterale del contratto avvenuta il 10 settembre 2014, con la velata minaccia di non considerare adeguato il lavoro che tutti i responsabili istituzionali fino ad agosto 2014 avevano coordinato, apprezzato e approvato”.
A pagare il prezzo più alto, però, sono l'immagine del Paese e il settore del turismo italiano. Il 'pasticcio italiano' di Italia.it sembra lo specchio di una situazione nella quale anche la politica non ha un interesse specifico a muovere le carte.
Si pensi che per la 'campagna turistica d’autunno', l’Irlanda del Nord ha stanziato un mese fa 9 milioni e mezzo di sterline; la Croazia, sulla campagna 'Visit Croatia, Share Croatia', ha messo 7 milioni e mezzo; laGran Bretagna sui social network ha investito 25 milioni di sterline.
Mentre in Italia ancora nulla, tutto tace e, stando alle parole di Di Corinto, non vengono pagati neppure gli stipendi dei dipendenti (quelli rimasti) del portale del turismo.
A fare ancora più rabbia al comparto sono le enormi potenzialità del Bel Paese, in cima ai desideri dei turisti stranieri, ma incapace di comunicare con forza.
E tutto ciò nonostante il 'boom' del turismo, ovvero l'aumento delle persone che, in tutto il mondo, viaggiano al di fuori del proprio Paese, Cina in primis (basti pensare ai milioni di cinesi attesi a Milano per Expo 2015).
E se è vero che i canali di promozione e acquisto dei pacchetti turistici passano dalla rete, il ritardo è ancor più deplorevole.
“Me ne vado consapevole di non dovermi rimproverare nulla - ha aggiunto nella sua lettera Di Corinto -. Quale esperto di comunicazione digitale ho risanato il portale con il contributo dei miei redattori che ringrazio sentitamente per la serietà, la professionalità e l’abnegazione dimostrate”.


