Digital
Social media: dall’ascolto all’interazione
Nonostante raccolgano un pubblico sempre più numeroso, i social media restano
ancora un continente misterioso per molte aziende, che cercano di capire quali
reali opportunità essi offrano per promuovere i brand ed entrare in contatto
diretto con il target. Per offrire qualche spunto, sulla base dell'esperienza
maturata da anni nelle digital pr (che lo scorso anno le è valsa anche il premio
Assorel per la categoria Pr e Social Media con il progetto SmartRoom,
una piattaforma pr 2.0 per veicolare contenuti ai media online) Business
Press ha promosso oggi, 11 febbraio, l'incontro 'Going
social', che, concepito in un'ottica 2.0, ha stimolato anche un fitto
scambio di contributi fra gli ospiti, manager di aziende btoc e btob.
Nel cercare di confutare alcuni dei pregiudizi più diffusi nei confronti dei social media, Diego Biasi, presidente dell'agenzia (nella foto), ha sottolineato come non si tratti più di un fenomeno di nicchia: secondo i dati Nielsen Online, sugli attuali 22 milioni di navigatori italiani, sono 16 milioni, quindi il 76%, gli utenti di siti web 2.0: in particolare, 12 milioni frequentano i social network, 9 milioni i blog. E sono utenti che tengono in gran conto l'opinione degli altri navigatori: se il 78% delle persone in genere si fida delle opinioni di altri consumatori, il 61% dà fiducia a quelle lette online.
Resistono ancora delle perplessità riguardo alla possibilità di misurare il Roi di un'attività sui social media, ma Biasi ha evidenziato che in realtà si tratta di media più misurabili di quelli tradizionali, a patto che si utilizzino metriche differenti. Per un blog aziendale, ad esempio, può essere importante tenere conto del numero di articoli generati sui media mainstream. Alle aziende che vogliono comunicare attraverso i social media, l'agenzia suggerisce un percorso in tre step, che parte dall'ascolto per arrivare alla partecipazione e all'interazione.
Ai fini dell'ascolto è molto importante il monitoraggio in tempo reale delle conversazioni online, un compito per cui può essere utile l'uso di uno strumento come Netvibes.com, che consente di assemblare in un'unica home page le informazioni ritenute più rilevanti. Partecipare, poi, significa immergersi nelle conversazioni, soprattutto nei siti che raccolgono il seguito più numeroso, come MySpace, Facebook, YouTube. Infine, si può arrivare alla vera e propria interazione, data dalla creazione di un ciclo virtuoso di comunicazione con gli utenti. A questo proposito, alcuni esempi di case history di successo sono stati citati da Crispin Manners, chairman di Worldcom Emea e director of pr and word-of-mouth dell'agenzia inglese Kaizo.
Esemplare il caso del brand inglese di skincare Simple , per il quale è stata creata una community online che è stata coinvolta anche nella scelta del visual di una campagna pubblicitaria e nel testare il gradimento di un nuovo packaging del prodotto. Per lo stesso brand, in occasione del lancio di una nuova linea, l'azienda ha inviato un sample di prodotto a 3.500 iscritti alla community, ricevendo in cambio 500 valutazioni, da cui emergeva che il 98% aveva intenzione di acquistarlo e il 60% di consigliarlo ai propri amici.
"Le aziende desiderose di misurarsi con le opportunità offerte dai social media – è stata la raccomandazione finale di Biasi - dovrebbero però sviluppare una strategia, non affidarsi solo a campagne tattiche; e non dovrebbero separare nettamente attività offline e online, che invece devono viaggiare in parallelo".
C.A.

