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Streamit lancia il TgWeb e raggiunge gli 80 mln di pre-roll al mese. Fatturato a +150%
Il telegiornale della Rete, trasmesso dalla piattaforma Twww.tv, caratterizzato da una interfaccia interattiva che consente approfondimenti in tempo reale sulle notizie, punta a raggiungere, entro fine 2013, il milione di utenti unici mensili, grazie agli accordi con la rete locale di Lettera 43, con circa 30 portali locali del network e con la Polizia di Stato (in via di definizione). Quanto a Streamit: fatturato in crescita del 150% anno su anno, e raccolta pubblicitaria che passerà (secondo le previsioni) dai 700mila euro del 2012 al milione e mezzo di fine 2013.
Finora in tanti hanno provato a ‘mettere’ la televisione dentro a internet, ma la vera sfida è fare l’opposto, ossia ‘inserire’ internet dentro la tv, ed è esattamente ciò che si propone di fare il neo-nato TgWeb (la prima messa online è prevista per questa sera), un notiziario che produce e trasmette esclusivamente sul web, caratterizzato da una interfaccia interattiva che consente approfondimenti in tempo reale sulle notizie presentate, e un confronto aperto con gli utenti via social media, rivolgendosi a un pubblico intergenerazionale e internazionale.Il telegiornale della rete (http://tgweb.tv/), prodotto dal network Streamit e trasmesso dalla piattaforma Twww.tv, come spiegato ad ADVexpress da Gianni Armetta (in foto), presidente e fondatore di Streamit (assieme a Federico Luzi), raggiungerà entro fine 2013 il milione di utenti unici mensili, grazie agli accordi con la rete locale di Lettera 43, con circa 30 portali locali del network e con la Polizia di Stato (quest’ultimo ancora in via di definizione), e, già al debutto, può contare su circa 220mila utenti unici giornalieri.
Non male per un notiziario che fa parte di un network - quello di Streamit - che, lo ricordiamo, vanta 15 milioni di utenti unici mensili, di cui, precisa Armetta, “solo il 20% è utente diretto della piattaforma, mentre il restante 80% è caratterizzato da utenti ‘indiretti’, ossia persone che vedono il canale ‘embeddato’ su siti altrui”.
Dal punto di vista del modello di business, il tg online interattivo, come spiegato da Armetta, fa leva su video pre-roll da massimo 10 secondi, collegati a ogni notizia che viene approfondita (fatto salvo per la cronaca nera e qualche altra eccezione). In particolare, se già oggi Streamit può contare su circa 50/60 milioni di pre-roll al mese, con l'aggiunta del TgWeb la piattaforma raggiungerà, nel giro di poco tempo, i 70/80 milioni di pre-roll mensili.
“Il nostro obiettivo - continua Armetta - è quello di diventare un punto di riferimento mondiale dell’informazione online aggregando i notiziari più importanti del mondo, unitamente ai contenuti generati dagli utenti”.
Quanto all’andamento di Streamit, il network gode di ottima salute visto che, come dichiarato dal presidente e fondatore, il fatturato cresce del 150% anno su anno (stima confermata anche per la chiusura dell’anno in corso).
Dal punto di vista della raccolta pubblicitaria, la previsione è quella di passare dai 700mila euro del 2012 al milione e mezzo di fine 2013.
Concludiamo tornando sulla descrizione del nuovo prodotto editoriale che viene lanciato oggi, e che si avvale di una giovane redazione composta da 20 giornalisti, coordinati dal direttore Max Rigano e dalla sua vice, Lidia Mancini (in allegato, in alto a destra, l'elenco dei partners editoriali).
In particolare, il notiziario intende avvalersi del confronto con gli utenti secondo la dinamica di comunicazione ‘bottom-up’, dove la notizia emerge dal basso in maniera condivisa.
Queste le tre parole chiave di TgWeb: uno, ‘indipendente’, come è la Rete, ossia attenzione ai trend che si sviluppano sul web e apertura a molteplici fonti. Due, ‘partecipato’, come richiesto dalla nuova frontiera dell'informazione, che viene costruita attraverso la compartecipazione degli utenti, invitati a inviare contenuti e testimonianze in forma di foto e video. Tre, ‘interattivo’, secondo la comunicazione web 2.0, che apre un confronto diretto con utenti via social media.
Mario Garaffa

