Digital
Yes, web can
"Il mondo è cambiato e noi dobbiamo cambiare assieme al
mondo", dice Barack Obama (foto 1, a sx). Siamo immersi in un panorama di innovazioni che sta
trasformando la nostra vita quotidiana e, contemporaneamente, la società globale.
A cominciare dalla comunicazione. La logica della partecipazione e
della condivisione dei contenuti, resa possibile su vasta scala dall'affermazione
del web 2.0, sta modificando i processi di interazione e le dinamiche del
marketing. Nessuna organizzazione o azienda può pensare di restare fuori da
queste sfide. Ma stare al passo con i tempi non è così semplice come può
sembrare. Occorre formazione e consapevolezza. Ed è proprio per conoscere in
modo approfondito le logiche del web 2.0, per comunicare efficacemente nei
social media e utilizzare gli strumenti del marketing non convenzionale, che la
Scuola di Comunicazione Iulm lancia il nuovo executive master
in 'Social media marketing & web communication: la comunicazione
aziendale nel web 2.0 '.
Per promuovere il corso, che inizierà nel mese di febbraio, questa mattina, presso la sede dell'ateneo milanese, si è svolto il convegno 'Yes, web can'. L'incontro è stato moderato da Guido Di Fraia (foto 2, a dx), direttore scientifico del master, il quale ha sottolineato il taglio fortemente operativo del corso, incentrato su logiche di 'learning by doing', e pensato per 'connettere' i partecipanti con le principali aziende del settore. Tra gli sponsor dell'iniziativa si segnala, per esempio, la presenza di 7th Floor, Ad Maiora, ad pepper media, Adacto, bigmouthmedia, BlogMeter, Dada, Google, Ibm Italia, Intarget.net, Microsoft Italia, Mail Up, NetBooster Agency, Nielsen Online, NinjaMarketing.it, Sems e Zanox.
All'incontro di questa mattina ha partecipato anche Andrea
Genovese, direttore 7th Floor Magazine, il quale si è concentrato su
un'analisi della strategia di comunicazione fatta propria da Obama in occasione
della campagna elettorale statunitense. Come ricordato anche da Alberto
Abruzzese (foto 3, a sx), direttore
dell'Istituto di Comunicazione Università Iulm e
prorettore dell'ateneo, Obama si è distinto non per l'uso esclusivo dei social
media, bensì per aver messo in atto una comunicazione politica basata su un
adeguato mix di media innovativi e classici. A differenza dei suoi principali
competitor, la Clinton prima e McCain
poi, che hanno condotto la loro campagna seguendo schemi molto più
tradizionalistici.
In particolare, Genovese (foto 4, a dx) ha sottolineato
che il neo presidente americano si appropriato con successo del
territorio simbolico e valoriale della parola
chiave 'change'.
"Più che parlare di aspetti tecnici, si è concentrato su valori e idee", ha
affermato il direttore di 7th Floor Magazine, specificando che, così facendo, Obama
ha fatto leva sulle emozioni profonde degli elettori, spingendoli a diventare soggetti
attivi e interattivi di un progetto. Ed ha anche ottenuto la partecipazione spontanea di
artisti e designer che hanno realizzato per lui magliette, poster e video di alta
qualità. In altre parole, Obama si è trasformato in un logo, un brand,
che trasmette un
messaggio fortissimo: la speranza nel cambiamento.
Un altro aspetto importante, messo in luce da Genovese, sono le sue 'communication skills': Obama ha dimostrato una grande capacità oratoria, in parte innata e in parte acquisita. I suoi discorsi hanno incarnato il desiderio di cambiamento americano, e i prodotti audiovisivi a lui riconducibili si sono distinti per un'elevata qualità sia della grafica sia del contenuto.
Altro fattore centrale, sempre secondo l'analisi del direttore di 7th Floor Magazine, è quello del 'design' del personaggio: Obama ha una formazione universitaria (Harvard), ha lavorato presso una Ong di Chicago, frequentava i ghetti neri e viene dal mondo dei servizi sociali basati sul volontariato. Questi elementi favoriscono l'emergere di una comunicazione politica percepita come 'dal basso' e capace di innescare delle dinamiche collettive.
E infine, l'uso sapiente e consapevole dei social media: i progetti web di Obama hanno avuto la forza di incoraggiare le persone a diventare, esse stesse, parte del cambiamento, innescando meccanismi di condivisione e partecipazione che hanno portato i sostenitori di Obama a usare i social network in piena autonomia per incontrarsi e organizzare sia eventi sia raccolte fondi.
Un'esperienza vincente come quella di Obama insegna che,
come sottolineato da Mauro Lupi (foto 5, a sx), presidente di Ad Maiora, il web non è un semplice spazio
virtuale dove sparare messaggi. Per entrare nel mondo dei new media
non basta mettere un banner su qualche sito o aprire un blog, perchè su
Internet non basta esserci, bisogna esserne parte: occorre diventare un nodo, un
anello, della Rete stessa.
Mario Garaffa

