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A Milano la mostra 'Bambini Soldato' promossa da Avsi e Pubblicità Progresso

AVSI, organizzazione non governativa senza fine di lucro, presente da oltre 30 anni in circa 40 paesi poveri del mondo (www.avsi.org), presenta a Milano una nuova mostra in Piazza Duomo, dal 13 dicembre al 7 gennaio, realizzata dalla Fondazione Pubblicità Progresso. Una esposizione che vuole fare riflettere sulle condizioni dell'infanzia negata in Africa e sull'importanza di creare nuovi spazi di felicità e di speranza tra i popoli afflitti da povertà, guerre e malattie, sostenendo l'educazione come principale fattore di sviluppo e di pace nel mondo.

Presentata oggi, 11 dicembre, alla presenza di Letizia Moratti, Sindaco di Milano, Alberto Contri, Presidente Fondazione Pubblicità Progresso, Alberto Piatti, Segretario Generale AVSI, Carlo Tavecchio, Presidente Lega Nazionale Dilettanti, Santo Versace, imprenditore, "Bambini Soldato" è una mostra fortemente voluta dal Comune di Milano (Assessorato alla Famiglia, Scuola e Politiche Sociali e Settore Tempo Libero) per ribadire il suo impegno a favore dei bambini più fragili del mondo. L'esposizione presenta i disegni realizzati dagli ex bambini-soldato del Nord Uganda durante i corsi di recupero psicosociale coordinati da AVSI, che opera nel paese da oltre 20 anni con progetti in sostegno alla popolazione colpita dalla guerra.

"La Fondazione Pubblicità Progresso si è molto impegnata nello sviluppo del progetto di questa mostra perchè è convinta che di fronte a documenti così commuoventi"– dichiara Alberto Contri, presidente della Fondazione Pubblicità Progresso (nella foto) – "ogni visitatore è chiamato a collaborare per sostenere tutte quelle persone adulte che, ogni giorno, con AVSI, portano la pace e la fiducia nelle menti degli ex bambini soldato." Nel mondo sono oltre 300.000 i bambini arruolati in eserciti e obbligati con violenza a imbracciare le armi a volte anche più alte di loro. La maggior parte ha 10-14 anni, molti anche di meno. I più fortunati, quelli che riescono a fuggire dai ribelli, vengono inseriti in programmi speciali socio-educativi, che li aiutano a ritornare a una vita normale. Uno dei primi lavori per far uscire il loro dramma, ma così pure il desiderio e le speranze di pace, è il disegno. Con questa tecnica l'educatore può vedere la vita dei bambini attraverso i loro occhi, insieme all'indescrivibile tragedia delle loro esperienze in un mondo che non ha saputo proteggerli. "Il ruolo che la comunicazione può giocare in questo caso" – continua Contri – "è quello di fare conoscere il più possibile un'esperienza assolutamente edificante come quella degli educatori del Nord Uganda, che riempie il cuore di speranza, anche nelle circostanze più infauste".

La mostra si divide in tre sezioni: disegni del passato, disegni del presente, disegni del futuro. Il passato rappresenta le atrocità subite dai bambini e narra la fatica di una vita vissuta in mezzo alla guerra, gli attacchi ai villaggi, il rapimento, l'obbligo di combattere, l'uccisione dei familiari, le mutilazioni, la paura di essere uccisi. Il presente mostra la vita attuale dei bambini, come sfollati di guerra dopo la fuga dai guerriglieri. Evidenti sono le rappresentazioni della distribuzione degli aiuti umanitari nei campi-sfollati, l'accoglienza nei centri socio-educativi, i momenti di svago, la vita quotidiana nei villaggi. La salvezza dopo la fuga. Il futuro rappresenta i sogni di questi bambini, che si focalizzano su desideri e aspirazioni semplici come la famiglia, la scuola, la casa, il divertimento, il lavoro.