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Gentiloni: 'Percorso graduale verso l'apertura del mercato'

A margine del suo intervento allo Iab Forum, il Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, ha replicato alle osservazioni mosse dal vicepresidente di Fininvest Pier Silvio Berlusconi in un'intervista alla Stampa. E della Rai del futuro dice: "Dovrà essere più riconoscibile".

A margine del suo intervento allo Iab Forum, il Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni (foto), sollecitato dai giornalisti, ha replicato alle osservazioni del vicepresidente di Fininvest Pier Silvio Berlusconi che in un'intervista al quotidiano La Stampa ha sostenuto che il ddl "mette a rischio il sistema radiotelevisivo italiano". "Capisco chi ha posizioni da difendere, e si tratta di posizioni rilevanti che certo non possono essere destrutturate dall'oggi al domani - ha detto il ministro -. Ci vuole un percorso graduale ma l'apertura è necessaria". Gentiloni ha ricordato che in Italia "i due principali editori della tv analogica controllano il 95% delle risorse pubblicitarie" e che "la tv analogica da sola controlla il 55% di tutto il mercato pubblicitario". "Sono cifre - ha osservato - che in altri Paesi occidentali sarebbero imbarazzanti".

A chi ritiene che il tetto del 45% per la raccolta pubblicitaria fissata dal suo disegno di legge sia troppo elevato per garantire l'assenza di eventuali posizioni dominanti, il ministro replica: "Partiamo da una situazione in cui il livello di concentrazione del mercato della pubblicità televisiva in capo ai singoli editori supera il 60%. Quindi portare questo livello al 45% è un passo importante". "Ci sarà sempre un certo grado di concentrazione pubblicitaria - ha concluso - ma non può essere così alto come in Italia perché ciò rende difficile ai nuovi operatori l'ingresso in questo mercato".

Circa l'interesse di Mediaset per lp'cquisto del broadcaster tedesco ProSieben-Sat1, Gentiloni ha affermato: "Sarebbe una soddisfazione se riuscisse, il Governo non può che fare il tifo".

Infine, a proposito della Rai , ha detto: "Nel futuro, quando ci saranno più canali e diverse piattaforme digitali, la tv pubblica avrà bisogno di essere più riconoscibile di quanto non lo sia oggi, distinguendo maggiormente ciò che è sostenuto dal canone e ciò che invece è finanziato dalla pubblicità. Inoltre dovrà prestare una maggiore attenzione alla qualità dei programmi rispetto alla Tv commerciale, e mostrare più autonomia dalla politica". Per quanto riguarda alcune sedi regionali come Milano, sarebbe sbagliato, secondo il ministro, "che si specializzasse in una sola nicchia", mentre "in collaborazione con Torino potrebbe progettare la Rai del futuro".