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Fern Miller (Digitas): "I brand sarebbero ipocriti a boicottare FB a seguito dello scandalo di Cambridge Analytics

Dopo la dichiarazione da parte di Mozilla di avere sospeso gli investimenti in advertising su Facebook, il chief strategy officer international di Digitas, in un'intervista al Times, ha dichiarato ha tacciato questo comportamento come ipocrita, pur sottolineando la necessità che l'azienda di Mark Zuckerberg renda il più possibile trasparenti ai consumatori tutte le informazioni relative ai loro dati.

In seguito alla scandalo che ha visto protagonisti nei giorni scorsi Facebook e Cambridge Analytica, Mozilla, detentore del marchio Firefox, ha dichiarato di aver sospeso i propri investimenti in advertising sul social network. 

Un comportamento ipocrita secondo Fern Miller, chief strategy officer international di Digitas, che in un'intervista al Times ha detto una decisione di questo tipo sarebbe giustificabile solo se Facebook cominciasse a veder diminuire il numero dei propri utenti

Le aziende, d'altra parte, hanno sempre dimostrato grande interesse verso il potenziale offerto dai dati in possesso di Facebook, che consentono loro di inviare contenuti targettizzati alle loro audience di interesse. E non c'è ragione di credere che ora gli utenti smetteranno di usare il social network

Come riporta la stampa internazionale, sicuramente il fatto che le persone possano nutrire meno fiducia nei confronti di Facebook, anche a causa dell'importante copertura mediatica data alla vicenda, preoccupa le imprese e questo scandalo potrebbe essere un ulteriore incentivo per le aziende a investire meno nelle piattaforme digitali in generale, un trend già in atto, come si evince anche dalle recenti dichiarazioni di P&G che ha comunicato che la riduzione del budget sui media digitali di svariati centinaia di dollari non ha avuto alcun impatto sulle vendite. 

Di sicuro il discorso di Mark Zuckerberg e le relative scuse sono giunti un po' in ritardo, soprattutto considerando il fatto che parliamo di Facebook, una piattaforma che ha fatto delle risposte in tempo reale il suo mantra. 

La vicenda da un lato ha aperto il dibattitto sulla necessità da parte delle organizzazioni come Facebook di rendere più trasparente il 'contratto' stipulato con gli utenti in termini di privacy, dall'altro ha obbligato gli utenti a considerare il valore dei propri dati. 

Il social network dovrà ora fornire spiegazioni dettagliate rispetto a dove vengono custoditi i dati degli utenti e a chi può entrarne in possesso.  

Potrebbe essere il primo step di un nuovo modo di comunicare con gli utenti e di gestire le loro informazioni in modo più corretto e trasparente. D'altra parte, Facebook ha tutte le carte per aprire la strada in questi senso, poiché può contare sui migliori sviluppatori del pianeta, in grado di programmare i sistemi più sofisticati di intelligenza artificiale, che potrebbero anche finalmente essere usati per arginare il fenomeno delle fake news. 

SP