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14° Forum WPP | TEHA Group. Nello scenario geopolitico ed economico disegnato da Federico Fubini e Laura Bottazzi, comunicare è essenziale per interpretare il presente e orientare strategie e processi di trasformazione culturale

Dall’analisi del contesto economico al calo demografico, dalle sfide della twin transition alle trasformazioni della società, diverse sono state le aree d’interesse toccate da Federico Fubini, Vicedirettore ed editorialista del Corriere della Sera, e Laura Bottazzi, Professore Ordinario di Economia dell’Università degli Studi di Bologna. Due interventi dedicati all’attuale scenario globale in rapido cambiamento.

Federico Fubini: leggere il mondo che cambia e comunicare per generare valore

Il discorso di Federico Fubini, Vicedirettore ed editorialista del Corriere della Sera, ha messo a fuoco un mondo scosso da velocità senza precedenti, dove la comunicazione diventa uno strumento essenziale non solo per interpretare il presente, ma per orientare scelte strategiche e processi di trasformazione culturale.

Sin dall’inizio Fubini ha chiarito che il contesto geopolitico ed economico attuale richiede “umiltà e ipotesi di lavoro”, più che certezze granitiche. La cronaca di ciò che accade rivela un quadro in rapido mutamento, in cui gli equilibri tra poteri, alleanze e opinione pubblica sono costantemente rimessi in discussione. In questo scenario, comprendere e comunicare in modo trasparente diventa cruciale per non sottovalutare i segnali deboli del cambiamento.

Secondo l’editorialista, l’Occidente sta vivendo una trasformazione di portata storica, paragonabile – pur nelle enormi differenze – al ciclo che portò al crollo del blocco sovietico. A essere messo in discussione oggi non è un sistema ideologico, ma un sistema di valori, di alleanze e di governance economica. L’erosione delle agenzie indipendenti, la crescente concentrazione di potere, la pressione dei grandi capitali sulla politica e l’affievolirsi degli organismi multilaterali – dal WTO al G20 – disegnano un mondo in cui prevale la logica della potenza, non quella delle regole.

Di fronte a questa ridefinizione degli equilibri globali, le imprese e le istituzioni sono chiamate a un salto culturale: comprendere nuovi contesti, prendere decisioni rapide, costruire fiducia. Ed è proprio in questo ambito che la comunicazione assume un ruolo centrale: non come semplice diffusione di informazioni, ma come capacità di dare senso ai fenomeni, di interpretare complessità e di creare visione condivisa. In una fase in cui relazioni internazionali, tecnologia, demografia e politica si intersecano, il valore nasce dalla capacità di raccontare in modo chiaro ciò che cambia e ciò che resta, di ricomporre un quadro coerente per cittadini, consumatori, stakeholder.

Nell’attuale incrocio di tensioni globali, la comunicazione non è un accessorio, ma un fattore abilitante: aiuta a leggere i mutamenti, a costruire consapevolezza, a dare forma a politiche industriali e strategie aziendali capaci di affrontare un mondo più coercitivo e meno prevedibile. Comunicare bene significa saper gestire l’incertezza, evitare narrazioni tossiche, valorizzare gli asset immateriali, promuovere fiducia nei sistemi democratici e negli attori economici.

L'intervento si è chiuso con un appello alla responsabilità e alla lucidità: l’Europa – ha concluso Fubini – deve riconoscere i propri vantaggi competitivi e usarli in modo strategico. Ma, per farlo, deve prima imparare a raccontarsi. Perché solo attraverso una comunicazione chiara, onesta e capace di visione sarà possibile generare valore e guidare la trasformazione culturale necessaria ad affrontare le sfide del futuro.

 

Laura Bottazzi: l’economia oltre gli ottimismi, tra incertezza globale e nodi strutturali dell’Europa

Una voce certamente più disincantata è stata quella di Laura Bottazzi, economista e professore ordinario all’Università di Bologna, che ha offerto un quadro che si discosta dal cauto ottimismo di Fubini pur avendo preso le mosse dallo stesso argomento. Anche per lei il filo conduttore è infatti l’incertezza: non solo come percezione, ma come condizione strutturale che negli ultimi anni ha reso instabile il sistema commerciale e finanziario globale. Bottazzi, che fa parte di un grupo di economisti consulenti del Parlamento Europeo, ha citato la difficoltà di aggiornare modelli e previsioni sull’esito dei dazi introdotti da Trump a livello globale negli ultimi mesi, perché “Ogni tweet del Presidente degli Stati Uniti cambiava il contesto di riferimento”. Un esempio evidente di come la comunicazione possa diventare variabile economica capace di modificare mercati, aspettative e flussi di investimento.

Bottazzi ha quindi invitato a non fermarsi alla superficie nell’analisi dei dati: molte dinamiche che oggi leggiamo come “novità” sono in realtà processi iniziati da anni. L’espansione cinese in Africa, le tensioni commerciali, l’erosione del ruolo del dollaro come asset dominante, la competizione tecnologica: “nulla nasce con Trump”, ha affermato, e nulla si risolve semplicemente cambiando leadership politica. Il punto è un altro: l’Europa fatica a vedere in anticipo i trend e spesso reagisce solo quando gli effetti sono già evidenti.

Spostando lo sguardo sull’Italia, Bottazzi ha offerto una lettura critica: la crescita prevista per il 2025–2026 si muove attorno allo 0,3–0,4%, sostenuta soprattutto dai fondi del Recovery Fund e da consumi privati, ma con investimenti poco produttivi. Il Superbonus continua a pesare sulle finanze pubbliche, mentre l’export rallenta e la produttività resta ferma. Anche gli impulsi fiscali europei diventano negativi dal 2025 in avanti, con la sola Germania a mantenere margini di manovra grazie a investimenti mirati in infrastrutture e difesa.

Il tema della spesa militare emerge come elemento chiave spesso ignorato nel dibattito pubblico. Bottazzi ricorda che molta innovazione nasce storicamente in ambito militare; l’Europa, affidandosi per decenni all’ombrello USA, ha speso troppo poco in ricerca e sviluppo e oggi paga un ritardo strutturale che frena anche la capacità delle sue imprese di scalare e attrarre capitale di rischio. Non è solo un problema di risorse: mancano domanda, contenuti innovativi, competenze STEM (Scienza, Tecnologia, Engineering e Matematica).

Ampia parte dell’intervento di Bottazzi ha riguardato la Cina, definita “il paese di cui non si vuole parlare”. L’economista ha evidenziato come l’UE sottovaluti la portata della dipendenza commerciale da Pechino, che pesa per oltre il 20% delle importazioni europee. Una situazione che rischia di ripetersi nel negoziato sul Mercosur: la Cina è già il primo partner commerciale dell’area e dispone di un sistema autonomo di pagamenti internazionali che bypassa i circuiti occidentali, riducendo la capacità dell’Europa di controllare flussi e regole.

Il messaggio finale di Bottazzi è stato chiaro: il mondo non è cambiato oggi, ma negli ultimi due decenni. L’Europa deve aggiornare gli strumenti di lettura, investire nella propria capacità tecnologica e riconoscere le dimensioni geopolitiche dell’economia. In questo contesto, la comunicazione – politica, istituzionale, economica – diventa decisiva: non per costruire narrazioni rassicuranti, ma per rendere visibili le tendenze profonde, orientare le scelte e preparare cittadini e imprese a competere in uno scenario globale sempre meno prevedibile.

Tommaso Ridolfi