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IAP: in 45 anni, 20.000 interventi. Nel 2010 trattati 958 casi (+7,7%)

Nel 2010 lo IAP ha trattato 958 casi, di cui 663 risolti in via breve, emesso 87 ingiunzioni di desistenza ed inoltrato 25 istanze al Giurì. E di questi, il 79,5% la tutela dell'immagine della donna, per la quale è operativo il Protocollo d'Intesa firmato dal Ministero per le Pari Opportunità e lo IAP. A Milano la tavola rotonda con l'on. Carfagna, Aldo Grasso, Ghidini, Barbuto, Floridia, Catricalà.
L’apertura dell’anno giudiziario IAP a Milano è stata l'occasione per rendere noti i dati sull'attività dell'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, attivo dal 1966, che festeggia quest'anno i 45 anni di attività,  e per discutere sul tema, quanto mai attuale, della corretta comunicazione commerciale, al centro del dibattito degli organi di informazione ma anche del settore della comunicazione dopo i casi di campagne offensive dell'immagine femminile che tanto hanno fatto discutere in questi mesi.
Grandi assenti di oggi, al convegno organizzato dallo IAP a Milano, i pubblicitari, chiamati in causa più volte sul tema de 'La correttezza della pubblicità tra Autodisciplina e controllo pubblico" di cui si è discusso, mentre nutrita era la presenza delle aziende, rappresentate anche dal Presidente UPA Lorenzo Sassoli de Bianchi, intervistato da ADVexpress tv (guarda il video).

L’Istituto di autodisciplina pubblicitaria (nella foto 1 il presidente Floridia) l’organismo di controllo della comunicazione commerciale cui aderiscono imprese utenti di pubblicità, agenzie di pubblicità e mezzi, ha chiuso l’esercizio 2010, 45° anno di attività, superando quota 20.000 interventi conclusi dalla sua costituzione nel 1966. Da allora sono stati 20.274 i casi trattati e risolti, dei quali 17.831 dal Comitato di controllo e 2.443 dal Giurì.

Nel 2010 il Comitato di controllo ha trattato 958 spot, in crescita (+7,7%) rispetto agli 889 del 2009, di cui 663 risolti in via breve (al termine di uno scambio di corrispondenza tra Comitato e azienda, prevenendo così il sorgere stesso del contenzioso); ha emesso 87 ingiunzioni di desistenza ed inoltrato 25 istanze al Giurì (che nell’84% dei casi hanno trovato conferma dall’organo giudicante quali messaggi ritenuti non conformi al Codice di autodisciplina).
Da segnalare inoltre i 183 pareri rilasciati dal Comitato di controllo prima della diffusione del messaggio (furono 139 nel 2009), dato che conferma il significativo lavoro preventivo svolto dal Comitato, il cui effetto è una ragionevole certezza della correttezza del messaggio, anche di fronte ad altri organismi di controllo.
 
Per quanto riguarda il Giurì, nel 2010 ha emesso 87 pronunce, di cui 25 su istanza del Comitato di controllo e 62 su istanza di parte (entrambe in aumento rispetto al 2009 quando furono rispettivamente 22 e 42). Basandosi l’intero sistema sul rispetto delle decisioni di inibitoria su base contrattuale, spicca come nel 2010 il 98,8% delle decisioni abbia avuto immediata esecuzione e solo nell’1,2% si sia riscontrata un’inottemperanza, poi comunque sanzionata dal Giurì.

Nel 2010 inoltre alcuni dati rendono l’esperienza autodisciplinare italiana unica nel suo genere anche se confrontata con le autodiscipline pubblicitarie europee. Il 69,8% dei casi trattati dal Giurì è stato risolto tra 8 e 12 giorni liberi lavorativi, il 25,6% tra 13 e 16 giorni e solo il 4,6% dei casi ha richiesto oltre 16 giorni.

Con riferimento al delicato tema della tutela e rispetto della dignità della persona, nel 2010 il 30,3% dei provvedimenti formali emessi dal Comitato di controllo ha riguardato la tutela del cittadino. E di questi, ben il 79,5% la tutela dell’immagine della donna, tema di grande attualità al centro di dibattiti, discussioni e spesso polemiche sui grandi organi di informazione, tra le associazioni di settore ma anche al centro dell'attività politica.

Proprio sul tema della tutela della donna e dell’integrazione tra interessi pubblici e controllo volontario della pubblicità ha dato il proprio contributo il Ministro Carfagna (foto 2), il cui Dicastero ha recentemente firmato un Protocollo d’intesa con l’Istituto di autodisciplina pubblicitaria che permette al ministero delle Pari Opportunità di chiedere il ritiro immediato delle immagini e delle pubblicità che offendono la dignità della donna e non rispettano le pari opportunità. (leggi news )

"La pubblicità è uno 'strumento potentissimo' per confermare o per sfatare gli stereotipi - ha dichiarato il Ministro - . "Affermare le pari dignità è un principio di convenienza per un Paese in crisi - ha spiegato il Ministro Carfagna - più donne nei ruoli chiave portano un aumento del Pil ma ancora è difficile per le donne fare carriera, sia per via degli scarsi supporti durante la maternità sia per via di stereotipi diffusi anche dalla stessa pubblicità. La prevalenza di uomini nei consigli di amministrazione non dipende dalla mancanza di profili di donne adeguati. E’ un problema di cultura" ha commentato l'onorevole. 
La questione degli stereotipi di genere, secondo il Ministro, riguarda anche il web, dove serve un organismo di controllo che non sia una censura ma possa evitare la diffusione di mmagini in contrasto con i principi di pari dignità e opportunità.

Guarda il video dell'onorevole Mara Carfagna su ADVexpress tv

Sulla stessa linea il critico televisivo Aldo Grasso (foto 3), che ha sottolineato come l'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria dovrà aggiornarsi sulle nuove potenzialità e sui nuovi meccanismi di comunicazione del web, il media dove nascono le forme di creatività più innovativa, come i viral e dove ancor più difficile è esercitare una forma di controllo seguendo i canoni applicati a televisione e stampa. 
L'esperto di pubblicità e di linguaggi televisivi si è poi espresso a difesa delle pubblicità dai linguaggi e dai toni ricchi di suggestioni, oggetto di critiche da parte presidente onorario del Movimento Consumatori Gustavo Ghidini che ha evidenziato come questo genere di pubblicità tavolta sottintenda messaggi che invece dovrebbero essere diffusi in termini chiari ai consumatori, come, ad esempio, il valore calorico di una merendina.
"La pubblicità è suggestione, altrimenti non sarebbe una buona comunicazione ma semplicemente un bollettino informativo" - commenta  Grasso - . Certamente una comunicazione di massa, quanto più originale e innovativa, deve mantenere vivo un forte senso di responsabilità nei confronti del pubblico a cui si rivolge. Il segreto di una grande pubblicità, come insegnava Carosello, sta nella capacità di 'sconfiggere' con responsabilità e stile le più rigide norme restrittive, senza oltrepassare i limiti consentiti".

Grasso approfondisce poi il ruolo della pubblicità nella società, che ovviamente si riflette sulla funzione propria dell'Istituto di Autodisciplina:  "Con il suo gioco di richiami a luoghi comuni, citazioni tratte dalla letteratura, dal teatro e dal cinema - spiega - la pubblicità non solo veicola suggestioni espressive, ma anticipa comportamenti, costumi e trend condivisi -. Naturalmente questo comporta che il ruolo degli organi dello Iap non sia semplicemente di tipo giuridico, ma anche etico, ovvero sanzionare i comportamenti diffusi dalla pubblicità stessa".

Ad essere oggetto di critica da parte del docente dell'Università Cattolica di Milano sono i pubblicitari, che secondo lo stesso, negli ultimi anni, in seguito alla crisi economica e alla trasformazione delle agenzie sono scomparsi come figura professionale, mentre negli anni '60 e '70 hanno rivestito in Italia un ruolo sociale di rilievo, rappresentando la vetta più alta della comunicazione commerciale. L'assenza di pubblicitari al convegno organizzato oggi a Milano per parlare proprio di correttezza in pubblicità la dice lunga sul ruolo e sulla rappresentanza dei professionisti della comunicazione agli occhi di istituzioni e associazioni.

Guarda il video su ADVexpress tv

L’apertura dell’anno IAP ha fornito anche l’occasione per un confronto tra le autorità che in Italia sono chiamate a controllare la correttezza della pubblicità, cui hanno preso parte anche Antonio Catricalà, il Presidente della Corte di Appello di Torino Mario Barbuto, il Presidente onorario Movimento Consumatori Gustavo Ghidini, il Presidente IAP Giorgio Floridia.

Tra gli argomenti al centro della riflessione, quello della complementarietà del controllo pubblico e privato della comunicazione commerciale, ovvero le sinergie tra le funzioni dei giudici e dei tribunali e quelle del Comitato di Controllo e del Giurì dello IAP.  Catricalà ha commentato: "Si è venuta formando una doppia tutela, pubblica e privata, della comunicazione, sebbene con ambiti di intervento e procedure diverse, con l'obiettivo finale di assicurare un'ampia tutela a cittadini e consumatori e ottenere dagli operatori una comunicazione commerciale veritiera, corretta e trasparente".
Il presidente Barbuto ha aggiunto: " Lo IAP dopo anni di autorevole presenza sul mercato, anche se la sua attività e le sue censure riguardano esclusivamente i soggetti aderenti ai suoi codici e alle sue regole ( che in realtà sono i principali mezzi - Sipra -  le più grandi aziende - Upa - e le maggiori agenzie - AssoComunicazione ndr) è riuscita a trasformare le sue regole di autodisciplina in un vero e proprio 'codice etico' che i Giudici civili dello Stato rengono ormai un parametro di valutazione  del grado di lealtà nella concorrenza tra le imprese ei fini dell'applicazione dell'art. 2598 del Codice Civile".
Sull'argomento si è espresso anche l'on. Mara Carfagna, commentando: "Si tratta di un co-regulation, un meccanismo che vede amministrazione pubblica e sistema di autodisciplina fare 'sistema' senza componenti di costo. La prima convogliando segnalazioni e il secondo applicando regole codificate e condivise".

E il presidente dell’Autorità per la Concorrenza e il Mercato Antonio Catricalà ha avvertito che l’Agcom "ha ridotto le sanzioni perché c’era la crisi ma quando ci sarà la ripresa riprenderanno"

Elena Colombo