Media

A+: innovare in comunicazione si può e si deve

Il focus di ‘Milan Auditing Innovation’, la conferenza annuale di A+ Audit Bureau, svoltosi oggi a Milano, è stato l’innovazione a tutto campo: da come definirla e come distinguerla dalla creatività, fino a come generarla, svilupparla e misurarne gli effetti.
L’universo ‘liquido’ e la molteplicità di stimoli dell’innovazione nella comunicazione, proposta nelle sue declinazioni e tendenze emergenti, sono stati al centro del 'Milan Auditing Innovation', la conferenza annuale di A+ Audit Bureau svoltasi oggi pomeriggio presso il Centro Svizzero di Milano. Un incontro dal taglio originale e dinamico per la trattazione di un tema che chiama in causa strategie, paradigmi e strumenti conoscitivi del marketing aziendale, anche e soprattutto attraverso i nuovi media, in cui è stata proposta una serie di spunti espressi dalla viva voce di alcuni tra i più autorevoli esperti del settore e supportati da suggestivi contributi video, come quelli su infografica e infotainment - a cura di Mariano Leotta, esperto in Video, Multimedia & Interaction - e le video installazioni ad opera della curatrice d’arte Lorenza Fragomeni.

Paola Furlanetto, chief executive officer di A+ Auditing Bureau (foto in alto), attraverso l’assemblaggio di pillole video prese dalla rete ha introdotto il tema con le parole dei grandi guru internazionali della comunicazione digitale: ognuno di questi ha fornito in un minuto la propria definizione di Innovazione, delineandola complessivamente come qualcosa che nasce quando le idee s’incontrano ed è quindi favorita dalla realtà odierna, sempre più social e interattiva, che ci consente di entrare facilmente in contatto con il pezzo mancante della nostra intuizione, conducendoci in breve tempo a quel salto concettuale, diverso e dirompente, che genera la novità.

Cosimo Accoto, autore di saggi sulla misurazione dell’audience su Internet e sui social media e ricercatore con importanti esperienze internazionali, analizzando la complessità del mondo digitale e la sua costante evoluzione ha sottolineato la necessità di stabilirne metriche e KPI (Key Performance Indicator) ricordando l’importanza di imparare dall’esperienza, affidandosi al concetto di ‘Learning by doing’.

Ad Accoto è seguito Marco Ziero, partner di Moca Interactive, che ha ribadito la necessità per ogni azienda di essere in grado di coltivare relazioni, conversazioni, legami di condivisione e di appartenenza, per fornire a ciascun utente un servizio personalizzato. Il suo suggerimento è quello di partire dall’ascolto per sviluppare poi un vero e proprio storytelling, possibilmente lasciando che siano gli stessi consumatori a raccontare le loro storie che riguardano il brand.

Mark Burnett, head of IT strategy and transformation di BearingPoint, ha quindi fornito la propria visione sul significato d’innovazione, condensata dal concetto della 'trasformazione di idee in valore'. Per riuscire, ha precisato, non bastano idee e creatività, ma è necessario dotarsi di un metodo definito: il processo di innovazione deve essere infatti ripetibile, affidabile, versatile, scalabile e, soprattutto, misurabile. Può occorrere molto tempo e molta fatica per vederne i frutti, ed è possibile inciampare e fallire: proprio per questo dotarsi di KPI e metriche ad hoc per misurare ogni fase del processo può essere utilissimo.

Infine, Giusi Confalonieri, managing director di A+Auditing Bureau, ha concluso analizzando i meccanismi di valutazione dell’Innovazione in un mercato granulare - e per questo difficile da fotografare - come quello dei media e in particolare della nuova telvisione digitale, suggerendo alle aziende di ricorrere ad audit più ‘light’ ma più frequenti.

“Anche quest’anno abbiamo provato a trasmettere al pubblico presente alla conferenza il nostro forte orientamento alla qualità e all’innovazione - ha detto Paola Furlanetto -. Abbiamo dedicato questa edizione a un tema che emerge sempre più spesso nelle nostre attività di auditing, ovverosia la misurabilità in termini economici del valore generato dall'innovazione. I contributi dei relatori confortano quanto abbiamo potuto sperimentare 'sul campo', e cioè che l'innovazione non è caotica e intrinsecamente refrattaria a qualsiasi tentativo di quantificazione: molto più semplicemente, richiede l'adozione di metriche, modelli e KPI specifici per i nuovi media. Ed è questo che ci chiede il mercato”.