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Decoder Tv, corte Ue boccia ricorso Mediaset. Dovrà rimborsare 220 milioni

Riguardo alla vicenda 'contributi pubblici ai decoder', la Corte di giustizia Ue ha respinto un ricorso presentato da Mediaset che giudica non congruo e non giustificato l'importo di 6,1 milioni definito dal Ministero dello Sviluppo e pagato dal Gruppo di Cologno Monzese allo Stato Italiano nel febbraio 2010.
La Corte di giustizia Ue ha respinto il 28 luglio un ricorso presentato da Mediaset, confermando che i contributi italiani per l'acquisto di decoder tv per il digitale terrestre nel 2004-2005 rappresentano un aiuto di Stato incompatibile con il mercato comunitario. Lo rende noto un comunicato della Corte, in riferimento alla legge finanziaria del 2004 con cui si prevedeva un contributo pubblico di 150 euro ad ogni utente che acquistasse o noleggiasse un apparecchio per la ricezione.

Già nel 2007, la Commissione decise che i contributi costituivano aiuti di Stato a favore delle emittenti digitali terrestri che offrivano servizi televisivi a pagamento, come Mediaset, nonché degli operatori via cavo fornitori di servizi televisivi digitali a pagamento. Pur ritenendo il passaggio dalla tv analogica a quella digitale un obiettivo di interesse comune, la Commissione rilevò che il contributo non risultava proporzionato e produceva distorsioni della concorrenza, ovvero la misura non sarebbe stata "tecnologicamente neutra", considerato che non si applicava ai decoder digitali satellitari. Per questo, la Commissione ordinò il recupero degli aiuti, che per gli anni 2004- 2005 sono stati pari a 220 milioni di euro.

Mediaset presentò ricorso per annullare la decisione della Commissione, ma il tribunale lo respinse, confermando che il contributo costituiva un vantaggio economico a favore delle emittenti terrestri, in quanto aveva loro consentito di consolidare, rispetto ai nuovi concorrenti, la loro posizione esistente sul mercato. Il Gruppo di Cologno Monzese ha poi impugnato la sentenza davanti alla Corte di giustizia Ue, che oggi ha respinto il suo ricorso.

Secondo la Corte, infatti, il tribunale in primo grado ha "correttamente affermato che il diritto dell'Unione non impone alla Commissione di fissare l'importo esatto dell'aiuto da restituire. Al contrario, è sufficiente che la decisione della Commissione consenta al destinatario stesso di determinare, senza difficoltà eccessiva, tale importo secondo le modalità previste dall'ordinamento nazionale".

Mediaset dovrà rimborsare non solo i 220 milioni di euro del contributo dello Stato, ma anche i vantaggi economici conseguenti all'aumento dello share causato dall'operazione.

Una nota Mediaset diffusa il 28 luglio precisa che "l'importo a carico della ... società determinato dal Ministero dello Sviluppo Economico, su delega della Commissione, è stato pari a 6,1 milioni di euro". Somma questa versata "interamente da Mediaset allo Stato Italiano nel febbraio 2010. E non è previsto alcun altro importo a nostro carico". Mediaset specifica che è pendente presso il Tribunale Civile di Roma un ricorso promosso da Mediaset che giudica non congruo e non giustificato l'importo di 6,1 milioni definito dal Ministero dello Sviluppo, aggiungendo di aspettarsi una prossima riduzione della cifra.

MF