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Gruppo Finelco su Audiradio: "governance con troppi privilegi e poca trasparenza'

Da Gruppo Finelco riceviamo e pubblichiamo una nota stampa sulla messa in liquidazione di Audiradio. "La semplice verità è che il fallimento di Audiradio sancisce il tramonto di un epoca in cui anche semplici e neutri dati obiettivi, come una ricerca di mercato, erano gestiti in funzione individuale, non trasparente, in nome di interessi aziendali o politici, con una logica perversa per dirla con Orwell, in cui “tutti sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri”.
Da Gruppo Finelco -  Radio 105, Rmc, Virgin Radio, (nella foto il presidente Alberto Hazan), riceviamo la seguente nota stampa in merito alla liquidazione di Audiradio (leggi news correlata)

Questa mattina il Consiglio di Amministrazione di Audiradio ha dovuto ancora una volta prendere atto della impossibilità di garantire il funzionamento della Società e dei suoi organi sociali e decidere di avviare le procedure di liquidazione della Società.
Si tratta di una fine annunciata ed essenzialmente frutto di una corporate governance condizionata da una serie di privilegi e diritti speciali attribuiti a taluni soci che ne hanno di fatto paralizzato l’attività nell’ultimo anno ed ai quali va ascritta la responsabilità per la situazione.
Questo risultato era nell’aria. Numerose realtà radiofoniche nazionali e locali quali RTL, RDS, Radio Kiss Kiss, RISMI, le prime presenti nel Consiglio di Amministrazione di Audiradio, le altre che non hanno avuto la possibilità di fare il loro ingresso nella Società, hanno sostenuto la nostra posizione.
Per parte nostra ci eravamo da tempo preoccupati e ripetutamente attivati in tutte le sedi tanto quelle sociali quanto presso l’AGCOM denunciando il grave stallo delle attività e suggerendo e sollecitando una serie di interventi destinati a “democraticizzare” le attività di gestione e deliberative garantendo a tutti i soci una parità di rappresentanza e di diritti e semplificando una struttura sociale di stampo discriminatorio.
Sulla stessa linea si era mossa la stessa AGCOM che ha piu’ volte inutilmente sollecitato l’adozione di misure intese ad eliminare i privilegi ed i diritti speciali attribuiti ad alcuni soci.
Si consideri infine che oltre al desolante quadro di malfunzionamento si è aggiunta nel 2010 l’incapacità di produrre rilevazioni di mercato articolate ed affidabili, sancendo in tal modo anche l’impossibilità di conseguire l’oggetto sociale e provocando gravi danni ai clienti che le avevano commissionate.
Incomprensibili ed ingiustificati rifiuti da parte della RAI (socio assai “privilegiato”, con diritto di veto e finanziata dai soldi dei cittadini), a nostro giudizio frutto di logiche aziendali estranee all’interesse sociale, impedivano inoltre la consegna alle emittenti anche dei pochi dati disponibili e non contestati per il 2010 (indagine CATI), esponendo così la società alle future richieste restitutorie da parte dei clienti insoddisfatti per circa 7 milioni di euro.
Questi dati non sono stati messi a disposizione solo perché non erano favorevoli a qualcuno che ha preferito danneggiare tutti invece di impegnarsi per migliorare le performance delle sue emittenti.
La semplice verità è che il fallimento di Audiradio sancisce il tramonto di un epoca in cui anche semplici e neutri dati obiettivi, come una ricerca di mercato, erano gestiti in funzione individuale, non trasparente, in nome di interessi aziendali o politici, con una logica perversa per dirla con Orwell, in cui “tutti sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri”.