
Media
Il test del DNA al centro del numero di luglio di Vogue Italia, il primo con la direzione artistica di Ferdinando Verderi
Il nuovo numero di Vogue Italia, in edicola dal 4 luglio, è dedicato all’heritage inteso non solo come eredità storica, ma come patrimonio culturale che dà identità e continuità con il passato, promuovendo il rispetto per la diversità e la creatività.
Il numero di luglio del mensile di Condé Nast diretto da Emanuele Farneti, che vede il debutto alla direzione artistica di Ferdinando Verderi, è interamente dedicato al tema del DNA. Si parla della discussione all’interno del mondo della moda tra marchi che preferiscono coltivare il proprio DNA e altri che hanno scelto di reinventarlo. Si fa il punto su come i nuovi media in questi anni hanno cambiato il DNA del lusso con un articolo esclusivo dello scrittore americano Bret Easton Ellis a 20 anni dall’uscita del suo romanzo cult Glamorama. E si racconta il boom presso modelle, stilisti e celebrity dei kit per i test del DNA a domicilio, che promettono una mappatura genetica al prezzo di pochi dollari (dando conto anche dei dubbi connessi in tema di privacy e sicurezza personale).
Vogue Italia racconta che già oltre 26 milioni di americani, tra cui moltissime celebrity, si sono rivolti alle aziende specializzate in mappatura del DNA per conoscere le proprie origini; un numero che, ai ritmi di crescita attuali (i dati sono del Massachusetts Institute of Technology), toccherà i 100 milioni nel 2020. Un fenomeno a metà tra la scienza e il vezzo di moda, con siti che offrono servizi sempre più specifici, da quelli legati alla salute – per esempio lo studio della predisposizione verso determinate malattie – all’analisi del lobo dell’orecchio per meglio individuare le proprie radici etniche. Un gioco partito come curiosità è diventato, nelle nostre società multirazziali, rivendicazione di appartenenza attraverso l’assegnazione delle percentuali che compongono il puzzle del proprio sangue, e che diventano parte della geografia identitaria di ciascuno.
Al test del DNA si sono sottoposte le tre modelle in copertina: Gigi Hadid fotografata da Alasdair McLellan, Karen Elson fotografata da Harley Weir, Imaan Hammam ritratta da Theo Sion.
Parla di scelte identitarie e di destino anche l’intervista esclusiva al modello Nathan Westling, che ha appena concluso la sua transizione (in precedenza si chiamava Natalie ed è stata una delle top model più richieste di questi anni): in conversazione con lo scrittore Christopher Bollen, Westling racconta per la prima volta a un Vogue la sua difficile infanzia in un corpo 'sbagliato', come la carriera da modella l’abbia aiutata ad assumere consapevolezza del suo vero sé, la difficoltà della transizione e la felicità infine per la sua nuova identità maschile.
Questo numero di Vogue Italia non è solo una dichiarazione sui valori della diversità e sulle origini, ma l’inizio di un nuovo capitolo nella storia del brand, a partire da una veste grafica originale e sorprendente. Ferdinando Verderi ha immaginato un layout che riproduce i meccanismi della lettura su schermo: le pagine a inizio giornale e quelle della sezione Beauty sono concatenate tra loro attraverso immagini e testi come se fosse possibile fare uno scroll tra di esse, orizzontale come sui tablet o verticale come sugli smartphone, creando un flusso di senso ininterrotto. Digital friendly, ma al tempo stesso print proud, il giornale offre esperienze di lettura che ricordano quelle di un romanzo e caratteri tipografici unici che si deformano in modo sempre diverso, in modo che la stessa parola assuma a ogni riscrittura una forma distinta.
"Vogue Italia ha da sempre il cambiamento scritto nel proprio DNA - dice il direttore Emanuele Farneti - . E questa evoluzione del progetto lo conferma. Oggi va in edicola un giornale orgogliosamente cartaceo, che dà uguale dignità a contenuti scritti e fotografia, e ad ogni parte dello sfoglio, comprese le ultime pagine dove trovano spazio alcune delle firme più prestigiose. In copertina, per la prima volta la parola 'Italia' acquista dignità di logo: un modo per riaffermare l’elemento che rende questo giornale diverso da tutti gli altri e davvero unico nel panorama internazionale".
Vogue Italia si riafferma così come palcoscenico internazionale ad alto tasso di creatività, terreno di conversazione e di indagine, ponte tra passato e futuro, tra quello che è già scritto nei nostri geni e quello che possiamo diventare.
SP

