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Nell'era della convergenza, premiati struttura snella e contenuti personalizzati. In attesa di realtà virtuale e intelligenza artificiale, anche in tv
Fedele Confalonieri guarda volentieri Rai 5, mentre Marinella Soldi non si perde una puntata de 'Il Commissario Montalbano' ed è una grande fan di Maria De Filippi. Si è scoperto anche questo alla tavola rotonda organizzata da Il Foglio 'Il futuro della televisione nell'epoca della post-verità', tenutasi ieri sera, 30 gennaio, al Teatro Franco Parenti di Milano e moderata da Claudio Cerasa.
A discutere (e anche a punzecchiarsi) sul palco sono saliti, oltre al presidente di Mediaset e all'Ad di Discovery Italia, anche Antonio Campo Dall'Orto, direttore generale Rai, e il critico televisivo Aldo Grasso.
"Di Mediaset invidio l'agilità", ha affermato Campo Dall'Orto, riconoscendo l'esistenza di un problema messo in luce anche da Grasso. "Personalmente non credo che la televisione italiana sia all'altezza delle sfide attuali - ha affermato il critico - . La Rai deve far fronte non tanto a un problema editoriale, quanto a un problema industriale. Dovrebbe essere molto più snella per funzionare bene e le stesse difficoltà, almeno in parte, sono proprie anche di Mediaset".
Certo, bisogna anche fare i conti con i costi. "Negli ultimi anni abbiamo perso il 40% del fatturato - ha ricordato Confalonieri - . Una situazione complicata, che rende difficile la competizione con chi può contare su strutture più leggere".
"Non è facile modificare la cultura aziendale. La nostra struttura, organizzata per integrazione verticale delle attività, funzionava finché guardavamo al singolo Paese, ma oggi ci confrontiamo con un mercato globale dove ad avere la meglio sono soggetti in grado di adattarsi più velocemente al cambiamento", ha detto Campo Dall'Orto.
Soggetti come Discovery, ad esempio, che si stanno facendo largo con successo tra i colossi del settore. "La trasformazione e il cambiamento sono parte della responsabilità del capo aziendale, in ogni ambito e noi non facciamo eccezione - ha affermato Soldi -. Bisogna rendersi conto che oggi non sono importanti solo i dati d'ascolto, ma occorre prendere in considerazione come il consumatore trascorre il proprio tempo libero per capire come è possibile ingaggiarlo. Dalle ricerche emerge che se si considera il consumo di video in senso ampio, senza focalizzarsi soltanto sulla televisione, rispetto a qualche anno fa ogni giorno viene dedicato al video entertainment 1 ora e mezza in più, dunque questo apre enormi possibilità per i produttori di contenuti".
Già, ma bisogna capire che cosa vogliono gli utenti. "Si guardano da un lato i contenuti che hanno a che vedere con una propria passione, dall'altra i grandi eventi", ha sottolineato Soldi.
"Puntiamo su contenuti apprezzabili anche oltreconfine, come sport e fiction, e stiamo sperimentando nuove modalità di produzione, aggiungendo una forte componente di personalizzazione - ha dichiarato Campo Dall'Orto - . Credo che in futuro intelligenza artificiale e realtà virtuale ci permetteranno di arricchire ulteriormente l'esperienza del consumatore. Naturalmente non bisogna dimenticare che la Rai, in quanto servizio pubblico, deve essere in grado di generare contenuti universali".
Una mission molto complessa, soprattutto oggi che il consumo mediale è caratterizzato da una spaccatura generazionale che non ha precedenti. "Le vecchie generazioni sono ancora affezionate al modo tradizionale di guardare la tv, mentre i più giovani sono abituati a guardare la televisione su tutti i device, quando vogliono - ha spiegato Grasso -. All'idea di palinsesto si è sostituita l'idea di playlist: la televisione ha perso quella connotazione di grande orologio sociale che aveva in passato, con gli appuntamenti fissi a scandire la giornata, ora si può decidere di guardare il proprio programma preferito all'ora che si vuole".
Forse non ha nemmeno più senso parlare di televisione. "Quella a cui abbiamo assistito in questi anni è la più grande rivoluzione che il mondo della comunicazione abbia mai subito - ha detto Grasso - . I singoli mezzi non esistono più, grazie al fenomeno della convergenza".
"Tecnologia e globalizzazione sono i due fenomeni che hanno trasformato completamente il settore in questi anni", ha detto Confalonieri.
La digitalizzazione ha allargato il mercato in modo esponenziale, rendendo tuttavia più deboli i singoli Paesi sulla scena mondiale. A beneficiarne sono stati anche gli over the top, come Google e Facebook, che pur avendo un ruolo fondamentale nel settore dei contenuti, continuano ad essere per certi versi dei privilegiati.
"Bisogna portare questi soggetti ad assumersi le proprie responsabilità" - ha detto Confalonieri. D'accordo anche Campo Dall'Orto: "La trasformazione avvenuta nel mondo dei media deve comportare la corresponsabilità di tutti i soggetti coinvolti". Responsabilità che significa anche l'attenzione a un'informazione corretta, nonostante, come ha ricordato Grasso, le fake news sono ben lungi dall'essere soltanto un problema di oggi. "Con Internet è soltanto diminuito il costo di produzione delle menzogne, ma si tratta di fenomeno nato molti anni fa".
Ma in questo scenario così complesso qual è la situazione in Italia? "Il sistema tv italiano è fortemente penalizzato a livello internazionale a causa della lingua - ha sottolineato Soldi - , ma può contare su un livello molto alto di creatività e su una certa predisposizione a rischiare e a 'gettare il cuore oltre l'ostacolo".
Nemica della creatività tricolore potrebbe essere però l'algocrazia, come ha affermato Grasso: "Temo che con il tempo i gusti del pubblico saranno sempre più regolati da algoritmi e che non ci sarà più l'opportunità di fare scelte editoriali coraggiose".
Nel frattempo, i grandi della tv continuano a farsi la guerra sul terreno che più conoscono, ovvero quello della pubblicità.
"Io invidio le risorse che la Rai ha a disposizione - ha dichiarato Confalonieri - . Spero che ora che ha recuperato una cifra considerevole grazie al canone la smetta di fare dumping sulla raccolta pubblicitaria".
"Da quando sono arrivato in Rai ho ridotto drasticamente gli sconti. Utilizzare la leva del prezzo fa male a tutto il mercato", ha ribattuto Cmapo Dall'Orto.
Serena Piazzi

