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Media Italia. Sanremo 3^serata: Un Festival anni '90 per record d'ascolti

Ieri sera, 17 febbraio, il Festival ha conquistato oltre la metà della platea televisiva, registrando, con 12,4 mln di ascoltatori nel minuto medio e una share del 50,9%, il miglior risultato dal 2000. Il merito va in parte all’idea di celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia attraverso le canzoni reinterpretate dai cantanti in gara e in parte al monologo di Roberto Benigni, che ha raggiunto un picco di quasi 20 mln di telespettatori.
Silenzio. Parla l’audience: 12,4 milioni di ascoltatori nel minuto medio, con una share del 50,9%. Oltre la metà della platea televisiva di giovedì sera. Il miglior risultato dal 2000. Quasi il 24% in più della Clerici! Addirittura il +7% rispetto  al record di Bonolis del 2005, che si era fermato a 11,6 milioni pur avendo chiuso le saracinesche dell’Ariston molto prima di Morandi (andato lungo sino all’1.10). Sembra di essere tornati agli anni ’90 quando il Festival, spesso officiato da Pippo Baudo, era sistematicamente sopra il 50%di share e talora sfondava il tetto del 60%.



Ma allora non c’era il satellite, il digitale terrestre e la frammentazione dell’ascolto su centinaia di canali. Alla luce del mutato scenario Tv si tratta di un risultato clamoroso. Il merito va in parte all’idea di celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia attraverso le canzoni, grande fattore di identità nazionale, reinterpretate dai cantanti in gara. Non sempre le ciambelle sono venute col buco. Basti pensare a come Giusy Ferreri ha trasformato il 'Cielo in una stanza' in un claustrofobico wc (come ha scritto qualcuno). In qualche caso l’eccessiva originalità interpretativa è sembrata sacrilega (è il caso della Oxa con ''O sole mio').

Ciò nonostante, come si vede dal grafico, l’ascolto è sempre stato superiore all’anno scorso, sia prima che dopo 'the big one', la grande onda sollevata dall’atteso e temuto (da alcuni) intervento di Roberto Benigni, entrato in scena su un cavallo bianco (a proposito di che colore era il cavallo bianco di Garibaldi?).



Nei quasi 50 minuti di monologo, l’ascolto medio è stato superiore ai 18 milioni con un picco di quasi 20 milioni intorno alle 22.45. Potremmo dire che i 5.000 euro al minuto Benigni se li sia proprio sudati. In effetti, tanta era la foga nell’esegesi del nostro inno, contrappuntata da stoccate all’Italia contemporanea, che sarebbe servita una gigantesca carta assorbente per asciugare la madida fronte, piuttosto che quel minuscolo fazzolettino. Certo gli storici avranno storto la bocca, ma così come 'Sanremo è Sanremo', anche 'Benigni è Benigni'. Per ben altre ragioni avranno storto la bocca anche molti papaveri e papere in prima fila (peccato che li abbiano inquadrati poco). "Svegliatevi, Italiani, perché i sogni si realizzano da svegli" l’appellone neanche tanto cifrato rivolto alla nazione. Davvero intenso il finale, quando ha intonato l’inno, immaginando di essere un giovane del Risorgimento la notte prima di una battaglia, in cui si giocava la vita per l’ideale dell’unità nazionale.

L’unità che invoca continuamente Gianni Morandi è un po’ diversa, essendo la parola d’ordine per il lancio dei break e delle telepromozioni. Gli inserzionisti possono essere molto contenti, visti i brillanti risultati di ascolto, ben superiori al modesto aumento di listino rispetto al 2010. Per concludere, ci son volute ben tre serate per eliminare definitivamente dalla gara Patty Pravo e Anna Oxa e continua lo scandalo di far cantare i giovani verso e dopo mezzanotte. Ma effettivamente siamo abituati a scandali peggiori.

(Roberto Roseano - Research Director Media Italia)

(In allegato le tabelle con dati d'ascolto e break pubblicitari)