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Media Italia. Sanremo III serata: meglio della II, peggio del 2011
La terza serata del Festival ha registrato 10,5 milioni nel minuto medio con una share del 47,8%. Rispetto alla seconda serata la share è cresciuta di quasi nove punti e l’ascolto di ben 1,3 milioni ma il confronto con il 2011 è penalizzante: l'anno scorso nella stessa serata (durante la quale era salito sul palco Roberto Benigni) l’ascolto era stato di 12,4 milioni con il 50,9% di share.
Bella serata tutta a suon di musica dedicata ai duetti dei 14 big con alcune star internazionali. Partenza un po’ stentata (francamente, Shaggy potevano lasciarlo a casa), ma poi è andata meglio con alcune performance davvero interessanti. E l’ascolto? Basta con la dotta citazione di Luca & Paolo per commentare le cifre del Festival. La terza serata ha registrato dieci milioni e mezzo nel minuto medio con una share del 47,8%. Punto e basta.

E’ tanto o è poco? Rispetto alla seconda serata la share è cresciuta di quasi nove punti e l’ascolto di ben 1,3 milioni. Chi facesse il confronto con il 2011, invece, osserverebbe un notevole calo (l’ascolto era stato di 12,4 milioni con il 50,9% di share). Non si dovrebbe dimenticare, però, l’onda anomala che aveva caratterizzato quella serata: Roberto Benigni con l’esegesi dell’inno nazionale e i consueti lazzi sul premier dell’epoca. Nei 50 minuti di monologo (come Celentano, quindi è un format!), l’ascolto medio era stato superiore ai 18 milioni con un picco di quasi 20 milioni (meglio di Celentano).
Quindi, come si vede, tutto è relativo. Come il ricco cachet (5.000€ al minuto) che doveva andare in beneficienza all’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze, e che stanno ancora aspettando (si spera che la beneficienza di Celentano sia rock e non lenta come quella di Benigni). Tutto è relativo, come l’utilità sul
palco della Mrazova, che a furia di spaghettate a tutte le ore (è ghiottissima), più che 'una bella bottiglia di champagne tra due tappi' (A.Comazzi), sembra un armadio, che ride mostrando i denti.
Non so quanti sappiano la corretta pronuncia di Dvorak e Janacek (tanto per citare alcuni grandi musicisti della sua terra), ma alle prove qualcuno poteva dirle che quello delle musiche dei film è Morricone e non Morricione. Per carità, anche Morandi si è impappinato su tanti nomi in inglese, ha steccato ed è pure andato in confusione sui meccanismi di eliminazione dei cantanti (cosa che Pippo Baudo non avrebbe mai fatto e se mai l’avesse fatto si sarebbe inflitto una purga da cavallo).
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Su questi meccanismi di eliminazione e ripescaggio, il buon senso direbbe di lasciar perdere e portare tutti i cantanti alla serata finale. E invece viene messo in piedi un 'ambaradan' per eliminare 4 concorrenti in 4 serate un po’ per alimentare il circolo virtuoso (o vizioso) polemiche quindi ascolto, un po’ per raggranellare qualche soldino grazie alle telefonate.
A tal proposito ci si appella ancora a un uso corretto del telefono, ma è risaputo che durante il Festival i call-center vanno in ebollizione per spingere qualche cantante. Per la cronaca sono stati ripescati Carone-Dalla e l’inedito tandem Bertè-D’Alessio (grazie a una giacca finalmente decente). La Bertè ha definito la canzone con D’Alessio come un duetto tra Marilyn Manson e Orietta Berti. E il cantante napoletano sarebbe la Berti!
(Roberto Roseano - Research Director Media Italia)
E’ tanto o è poco? Rispetto alla seconda serata la share è cresciuta di quasi nove punti e l’ascolto di ben 1,3 milioni. Chi facesse il confronto con il 2011, invece, osserverebbe un notevole calo (l’ascolto era stato di 12,4 milioni con il 50,9% di share). Non si dovrebbe dimenticare, però, l’onda anomala che aveva caratterizzato quella serata: Roberto Benigni con l’esegesi dell’inno nazionale e i consueti lazzi sul premier dell’epoca. Nei 50 minuti di monologo (come Celentano, quindi è un format!), l’ascolto medio era stato superiore ai 18 milioni con un picco di quasi 20 milioni (meglio di Celentano).
Quindi, come si vede, tutto è relativo. Come il ricco cachet (5.000€ al minuto) che doveva andare in beneficienza all’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze, e che stanno ancora aspettando (si spera che la beneficienza di Celentano sia rock e non lenta come quella di Benigni). Tutto è relativo, come l’utilità sul
palco della Mrazova, che a furia di spaghettate a tutte le ore (è ghiottissima), più che 'una bella bottiglia di champagne tra due tappi' (A.Comazzi), sembra un armadio, che ride mostrando i denti.
Non so quanti sappiano la corretta pronuncia di Dvorak e Janacek (tanto per citare alcuni grandi musicisti della sua terra), ma alle prove qualcuno poteva dirle che quello delle musiche dei film è Morricone e non Morricione. Per carità, anche Morandi si è impappinato su tanti nomi in inglese, ha steccato ed è pure andato in confusione sui meccanismi di eliminazione dei cantanti (cosa che Pippo Baudo non avrebbe mai fatto e se mai l’avesse fatto si sarebbe inflitto una purga da cavallo).
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Su questi meccanismi di eliminazione e ripescaggio, il buon senso direbbe di lasciar perdere e portare tutti i cantanti alla serata finale. E invece viene messo in piedi un 'ambaradan' per eliminare 4 concorrenti in 4 serate un po’ per alimentare il circolo virtuoso (o vizioso) polemiche quindi ascolto, un po’ per raggranellare qualche soldino grazie alle telefonate.
A tal proposito ci si appella ancora a un uso corretto del telefono, ma è risaputo che durante il Festival i call-center vanno in ebollizione per spingere qualche cantante. Per la cronaca sono stati ripescati Carone-Dalla e l’inedito tandem Bertè-D’Alessio (grazie a una giacca finalmente decente). La Bertè ha definito la canzone con D’Alessio come un duetto tra Marilyn Manson e Orietta Berti. E il cantante napoletano sarebbe la Berti!
(Roberto Roseano - Research Director Media Italia)

