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Giornali, il futuro nei contenuti online a pagamento. Ranza (Il Sole24 Ore): "Per noi già una realtà. Abbiamo lanciato anche l'abbonamento verticale al domenicale digitale del quotidiano"

Per il General Manager Publishing Gruppo 24 Ore è sempre più fondamentale un approccio di questo tipo, per rendere sostenibili nel lungo periodo "modelli di business strutturati sotto logiche vecchie" e compensare il calante business dell'edicola con un modello multimediale vincente.

La presentazione milanese di NewsBrand, ricerca realizzata da GroupM con Manzoni, Piemme, RCS Pubblicità e System24 (leggi news), è stata anche l'occasione privilegiata per riportare l'attenzione su un tema tanto dibattuto da qualche anno a questa parte: il pagamento dei contenuti online come opportunità per riequilibrare i bilanci degli editori gravati sempre più dal calo nei ricavi dei giornali tradizionali

Come riuscire a compensare il calante business dell'edicola con un modello multimediale vincente? Ne abbiamo parlato con Ivan Ranza, ‎General Manager Publishing - Gruppo 24 Ore, che lo ritiene un approccio fondamentale per rendere sostenibili nel lungo periodo "modelli di business strutturati sotto logiche vecchie, che non contemplavano la monetizzazione sul fronte puramente editoriale delle opportunità offerte dalle piattaforme digitali. Noi, che possiamo definirci da sempre un NewsBrand (sistema mediale integrato), abbiamo già in bilancio molti ricavi da vendita dei contenuti editoriali. Anche solo navigando nel sito internet del Sole24 Ore si può notare quante siano le aree accessibili solo a pagamento. Abbiamo da poco lanciato, tre settimane fa circa, anche un abbonamento verticale all'edizione domenicale digitale del nostro quotidiano, a testimonianza di come il nostro approccio vada in quella direzione."  

In uno scenario in cui stanno avendo sempre più rilevanza a livello mondiale contenuti editoriali premium, soprattutto in ambito entertainment, anche i dati relativi alle news a pagamento iniziano ad assumere valore statistico. Giá da qualche anno infatti il report annuale del Reuter Institute for the Study of Journalism include un capitolo intitolato “Pagare per le notizie online”.

Nella tabella qui sotto si trova la spesa media in sterline nel 2016 per i contenuti nei diversi paesi analizzati nel rapporto.

Grafico

Tra le principali evidenze che emergono dal rapporto del centro studi sul giornalismo di Oxford, degna di nota quella relativa al rapporto tra spesa individuale e tendenza del mercato di riferimento a far pagare per i contenuti online. Un rapporto risultato direttamente proporzionale: più i progetti editoriali in un paese prevedono contenuti a pagamento, più aumenta la cifra spesa in media dal pubblico.

Questo risultato porterebbe così a sfatare il mito secondo cui le persone non vogliono pagare per i contenuti, indirizzando piuttosto verso un approccio in cui editori e lettori si educhino vicendevolmente all’idea che i contenuti di qualitá non siano gratis.

A fare da apripista in questo senso il presidente di News Corporation Rupert Murdoch, che nel 2009 aveva ipotizzato un futuro a pagamento per i giornali online, sulla scia del Wall Street Journal. Ipotesi che ha poi trovato attuazione nel passaggio alla formula a pagamento anche per le versioni web delle altre testate del gruppo, dal Times al Sun passando per il New York Post.

Nel 2011 anche il New York Times è diventato a pagamento nella versione online. Scelta che si è dimostrata vincente per il quotidiano che a giugno 2015 ha tagliato il traguardo di 1 milione di abbonati online.

Maria Ferrucci