Media
Polverone Celentano, la Lei commissaria il Festival di Sanremo
Le polemiche sollevate dallo show di Celentano nel corso della prima puntata del Festival di Sanremo non si placano. Il Molleggiato ha colpito duro e a tutto campo, dagli attacchi alle testate cattoliche, Avvenire e Famiglia Cristiana, a quelli alla Consulta, rea di aver bocciato i referendum sulla legge elettorale votati da un milione e duecentomila cittadini. Il direttore generale della Rai, Lorenza Lei, vista la situazione, invia il vicedirettore generale per l’offerta, Antonio Marano, a coordinare con poteri di intervento il lavoro del Festival. È un commissariamento.
Il Festival di Sanremo è sotto tutela. Il polverone sollevato ieri sera in diretta nazionale dal Molleggiato è finito negli occhi a troppe persone. E dunque alla fine il direttore generale di viale Mazzini, Lorenza Lei, ha preso una decisione eclatante per la storia della festival della canzone italiana. Come si legge in un comunicato diffuso nella sala stampa dell’Ariston, “vista la situazione che si è venuta a creare, dopo aver ascoltato informalmente il presidente e i consiglieri d'amministrazione presenti, (la Lei, ndr) ha deciso di inviare il vicedirettore generale per l'offerta, Antonio Marano, a coordinare con poteri di intervento il lavoro del Festival”. Un vero e proprio commissariamento.
A colpire di più, sono state, ovviamente, le accuse esplicite rivolte da Celentano (in foto a sinistra) alle testate cattoliche. "Giornali inutili come Avvenire e Famiglia Cristiana - ha affermato il Molleggiato -, andrebbero chiusi definitivamente, perché si occupano di politica invece che di Dio e dei suoi progetti". E ancora, "testate ipocrite come le critiche che rivolgono a uno come Don Gallo, che ha dedicato la sua vita ad aiutare gli ultimi. E di ultimi ce ne sono tanti, come gli operai che dall'8 dicembre stazionano giorno e notte al freddo e al gelo alla stazione centrale di Milano per protestare contro la cancellazione dei vagoni letto".
Secca la replica di Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, diffusa online sul sito del quotidiano pochi minuti dopo le parole del Molleggiato: "Tutto questo, perché abbiamo scritto che, con quel che costa lui alla Rai per una serata, si potevano non chiudere le sedi giornalistiche Rai nel Sud del mondo (in Africa, in Asia, in Sud America, ndr) e farle funzionare per un anno intero". Cui si aggiungono i commenti della Sir, l'agenzia di stampa della Conferenza episcopale, che parla di "ignoranza al microfono", e di Famiglia Cristiana, che sul suo sito pubblica, in un editoriale, queste parole: Celentano “è solo un piccolo attivista dell'ipocrisia, un finto esegeta della morale cristiana, che sfrutta la tv per esercitare le sue vendette private”. Prende le distanze anche il direttore di RaiUno, Mauro Mazza, che afferma: "Non si invoca mai la chiusura di un giornale, qualunque esso sia".
Da segnalare anche l’attacco di Celentano alla Consulta che, nel mese di gennaio, ha bocciato i referendum sulla legge elettorale, “buttando nel cestino”, ha accusato il Molleggiato, un milione e duecentomila firme espresse dai cittadini italiani. Altro che “popolo sovrano”.
Non poteva mancare, infine, un riferimento alla questione Rai-Santoro: “Ho capito perché si chiama Lei - ha affermato Celentano -: per mantenere le distanze, anche da Santoro...”.
In tutto questo, per inciso, l’audience della prima serata è stato ottimo, la media ponderata è stata infatti infatti di 12 milioni 762mila telespettatori con il 49.59% di share, rispetto aglli 11 milioni 992mila spettatori, con il 46.39% di share, dell’edizione 2011.
Ma il Festival è appena iniziato, e le polemiche, ci si può giurare, continueranno.
Mario Garaffa
A colpire di più, sono state, ovviamente, le accuse esplicite rivolte da Celentano (in foto a sinistra) alle testate cattoliche. "Giornali inutili come Avvenire e Famiglia Cristiana - ha affermato il Molleggiato -, andrebbero chiusi definitivamente, perché si occupano di politica invece che di Dio e dei suoi progetti". E ancora, "testate ipocrite come le critiche che rivolgono a uno come Don Gallo, che ha dedicato la sua vita ad aiutare gli ultimi. E di ultimi ce ne sono tanti, come gli operai che dall'8 dicembre stazionano giorno e notte al freddo e al gelo alla stazione centrale di Milano per protestare contro la cancellazione dei vagoni letto". Secca la replica di Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, diffusa online sul sito del quotidiano pochi minuti dopo le parole del Molleggiato: "Tutto questo, perché abbiamo scritto che, con quel che costa lui alla Rai per una serata, si potevano non chiudere le sedi giornalistiche Rai nel Sud del mondo (in Africa, in Asia, in Sud America, ndr) e farle funzionare per un anno intero". Cui si aggiungono i commenti della Sir, l'agenzia di stampa della Conferenza episcopale, che parla di "ignoranza al microfono", e di Famiglia Cristiana, che sul suo sito pubblica, in un editoriale, queste parole: Celentano “è solo un piccolo attivista dell'ipocrisia, un finto esegeta della morale cristiana, che sfrutta la tv per esercitare le sue vendette private”. Prende le distanze anche il direttore di RaiUno, Mauro Mazza, che afferma: "Non si invoca mai la chiusura di un giornale, qualunque esso sia".
Da segnalare anche l’attacco di Celentano alla Consulta che, nel mese di gennaio, ha bocciato i referendum sulla legge elettorale, “buttando nel cestino”, ha accusato il Molleggiato, un milione e duecentomila firme espresse dai cittadini italiani. Altro che “popolo sovrano”.
Non poteva mancare, infine, un riferimento alla questione Rai-Santoro: “Ho capito perché si chiama Lei - ha affermato Celentano -: per mantenere le distanze, anche da Santoro...”.
In tutto questo, per inciso, l’audience della prima serata è stato ottimo, la media ponderata è stata infatti infatti di 12 milioni 762mila telespettatori con il 49.59% di share, rispetto aglli 11 milioni 992mila spettatori, con il 46.39% di share, dell’edizione 2011.
Ma il Festival è appena iniziato, e le polemiche, ci si può giurare, continueranno.
Mario Garaffa

