
Media
Reuters: gli editori studiano nuove strategie per affrontare un futuro sfidante
Gli editori considerano la crescita del fenomeno ‘fake news’ una carta da giocare per far emergere il giornalismo ‘di qualità’, anche se si dichiarano preoccupati dal crescente potere delle grandi piattaforme web e dal proprio futuro commerciale.
Secondo un sondaggio fra circa 150 editori di 24 paesi condotto dal Reuters Institute for the Study of Journalism, le principali opportunità attese nel corso del 2017 sono lo sviluppo nelle aree del video, dei chat-bot e degli assistenti vocali.
Due terzi dei rispondenti al sondaggio ritiene che la propria posizione sarà rafforzata dalle recenti controversie riguardanti le fake news: in un mondo sempre più attraversato dalle correnti della disinformazione, le notizie affidabili e di qualità saranno sempre più necessarie. C’è però anche chi teme i contraccolpi di un fenomeno che potrebbe abbassare la fiducia del pubblico nei confronti di tutti i media.
Secondo numerosi publisher, il modo migliore per contrastare notizie false e di scarsa attendibilità è migliorare la qualità del proprio giornalismo. In particolare gli editori ‘digital native’, che non potendosi chiudere dietro un paywall hanno bisogno di essere presenti nei newsfeed delle persone, dovrebbero sfidare apertamente la disinformazione che regna sulle piattaforme social.
Dal punto di vista economico, un terzo si dice più preoccupato oggi di quanto lo fosse un anno fa, e solo l’8% dichiara di esserlo meno: la sfida più urgente, secondo la quasi totalità degli intervistati, è quindi trovare nuove fonti di revenue che sostituiscano il calo della pubblicità sulla carta stampata, andando oltre il digital display verso il native, seguendo l’evoluzione che porta sempre di più dai siti verso le app e i social.
La strada del pagamento diretto da parte dei lettori trova d’accordo circa il 45% degli intervistati, quella degli abbonamenti il 14%.
In tema di display, il video è per l’89% una priorità assoluta: in particolare, per l’80% il live video su Facebook, Twitter e YouTube.
Il 38% prevede inoltre di avviare sperimentazioni sul fronte della Realtà Virtuale, nonostante i costi e le difficoltà ancora abbastanza elevate, mentre due terzi (il 69%) è deciso a investire su mobile ed email alert.
Con lo sviluppo dei servizi di messaggistica - che oggi contano complessivamente più utenti dei social network - gli editori inizieranno a investire anche su questo fronte: più della metà (il 56%) ritiene Facebook Messenger una parte importante delle proprie iniziative, e lo stesso WhatsApp (per il 53%) e Snapchat (per il 49%). CNN, The Wall Street Journal, The Economist e The Guardian sono solo alcune delle testate che nell’ultimo hanno esplorato nuove forme di ‘giornalismo conversazionale’ rese possibili dallo sviluppo di bot.
Lo stesso per i ‘servizi vocali’ come quelli sviluppati da Amazon Alexa, Apple Siri, Microsoft Cortana, Samsung Viv o il Google Assistant: le attese sono che già entro il 2020 un terzo della navigazione web avverrà senza passare dall’interfaccia di uno schermo, e il 28% degli editori già quest’anno intende sperimentare l’utilizzo di assistenti vocali per oggetti ‘smart’ come Amazon Echo e Google Home.
TR

