
Media
Vanity Fair: un numero speciale rende omaggio a Venezia e a Hollywood e lancia il progetto New Talent
«Nel 1969 ero un bambino, avevo sei anni. Per me, Los Angeles è ciò che vedevo dal finestrino della macchina. Il mio patrigno aveva una Volkswagen Karmann Ghia, la stessa automobile che Brad guida nel film. I miei mi portarono a vedere il Chinese Theatre, mi spiegarono che cos’era la Walk of Fame: “Le star lasciano le impronte delle mani e dei piedi, ci sono quelle di John Wayne e Roy Rogers”. Andammo a vedere Butch Cassidy, passeggiammo lungo Hollywood Boulevard e, se ricordo bene, la giornata finì con una visita al museo delle cere».
Era l’inizio della storia d’amore tra Quentin Tarantino e Hollywood, che il regista racconta in esclusiva a Vanity Fair per la storia di copertina di un numero speciale dedicato al grande cinema, in edicola da mercoledì 28 agosto, giorno di inaugurazione della 76ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, e alla vigilia dell’uscita del suo ultimo film, C’era una volta… a Hollywood. Nel film si racconta, dal punto di vista immaginario di un ex divo in crisi (Leonardo DiCaprio) e del suo stuntman/confidente (Brad Pitt), la storia vera dell’attrice Sharon Tate, giovane moglie incinta di Roman Polanski (interpretata nel film da Margot Robbie), proprio in quell’estate del 1969, ovvero esattamente cinquant’anni fa, trucidata assieme a quattro amici dagli adepti della setta di Charles Manson. Un massacro che mise fine all’innocenza della cultura hippie che aveva pervaso anche il mondo del cinema, e di cui Sharon Tate era un’icona.
Tarantino, che a Vanity Fair conferma l’intenzione di girare solo un altro film, il suo decimo, dopo questo, spiega nell’intervista che la sua sfrenata passione per il cinema non si è mai allargata al mondo, in crescita esponenziale, delle serie tv: «Tutti dicono la stessa cosa, che stiamo vivendo l’età d’oro della tv; però, a essere onesto, sono un po’ stufo. Sono come le soap opera, se perdi il primo episodio non capisci che cosa sta succedendo. Per ora non sono abbonato ad alcun servizio di streaming online, e il mio computer non è collegato al televisore».
Brad Pitt, che condivide con il coprotagonista Leonardo DiCaprio la copertina di questo numero speciale di Vanity Fair, ha in comune con Tarantino l’anno di nascita (il 1963) e l’iniziazione al cinema, ma non il giudizio sulle serie.
Vanity Fair con questo numero continua a raccontare storie ed emozioni e presenta Vanity Fair New Talent: una nuova piattaforma di visibilità dedicata all'espressione dei nuovi talenti cinematografici, musicali e televisivi. Un vero e proprio hub di stelle nascenti come le protagoniste del servizio di moda dove l’ultima generazione di attrici del cinema italiano, dai 32 anni di Chiara Martegiani ai 12 di Ludovica Nasti (L’amica geniale), posa con il meglio della nuova stagione dei marchi del Made in Italy.
«Questo numero», spiega il direttore Simone Marchetti nel suo editoriale, «celebra il grande cinema, la sua storia, le sue rivoluzioni, le sue evoluzioni. Non vi stiamo chiedendo di ripudiare il piccolo schermo: quello che succede nelle serie tv è grandioso, un cambio epocale, una nuova letteratura. Ciò che vi consigliamo è di fare un passo indietro e di ritornare al rito della sala buia e del pubblico intorno a voi. Quella magia, la stessa del Mito della caverna di Platone, la stessa del teatro di Epidauro, è un’arte irrinunciabile che ci racconta, che ci commuove, che ci rende tristi e felici, spaventati e sognatori, grandi e miseri. Uno specchio magico che non si può non amare alla follia».
EC

