Poltrone
Top manager 2014, sul web il primo è Marchionne
In base alla top ten stilata da Reputation Manager, l’istituto specializzato nell'analisi e misurazione della reputazione online, con 64,2 punti su 100, Sergio Marchionne (FCA e Ferrari) risulta essere il manager italiano con la migliore identità digitale del 2014. Dietro di lui Diego Della Valle (Tod’s) con 58,8 punti e Marco Patuano (Telecom Italia) con 52.
Sergio Marchionne (in foto) è il manager italiano con la migliore identità digitale del 2014, si trova infatti in cima alla top ten stilata da Reputation Manager, principale istituto italiano nell'analisi e misurazione della reputazione online dei brand e delle figure di rilievo pubblico, che ha un osservatorio permanente sui top manager in Italia (clicca sulla foto per vedere l'immagine della classifica).
Marchionne (FCA e Ferrari) è primo con 64,2 punti su 100, davanti a Diego Della Valle (Tod’s) al secondo posto con 58,8 punti e Marco Patuano (Telecom Italia) con 52. Lo studio prende in considerazione quattro macro-aree: l’immagine percepita (ricavata da indicatori come come i suggest e le ricerche correlate), la presenza enciclopedica (wiki), la presenza sui canali del Web 1.0 (news e menzioni) e su quelli del Web 2.0 (blog e social network).
Ecco la top 10 completa: Sergio Marchionne (FCA), 64,2 Diego della Valle (Tod’s) , 58,8 Marco Patuano (Telecom Italia), 52 Francesco Starace (Enel), 50,9 Francesco Caio (Poste Italiane), 48,3 Marina Berlusconi (Fininvest), 48,2 John Elkan (Fiat), 46,8 Mauro Moretti (Finmeccanica), 44,4 Claudio Descalzi (Eni), 42,7 Remo Ruffini (Moncler), 37,8 Marchionne sempre in testa, ma con misure diverse.
Sergio Marchionne durante quasi tutti i mesi (11 su 12) ha mantenuto la prima posizione in classifica, anche se con punteggi diversi. La sua caratteristica peculiare è infatti quella di scatenare il dibattito online, le sue prese di posizione e le sue decisioni sono sempre oggetto di discussione in Rete, e questo può incidere positivamente o negativamente sulla sua identità digitale.
In particolare il mese in cui Marchionne è cresciuto di più è stato maggio: quando ha presentato il piano industriale di FCA ha registrato un’impennata della sua presenza nei canali news, totalizzando 68,5 punti, tre in più del mese precedente. Il momento in cui il manager ha segnato la flessione maggiore è stato invece ad agosto quando ha registrato un deciso calo della presenza nelle news insieme ad alcuni commenti negativi al video in cui annuncia la fine della produzione Lancia.
Della Valle sale e scende dal podio. Il patron di Tod’s nel corso dell’anno ha cambiato spesso posizione, tra la seconda e la quarta, il motivo di questa sua variabilità è rintracciabile nella sua stessa strategia comunicativa: Della Valle tende infatti a dire la sua, in modo sempre netto, sui temi caldi del Paese, dalla politica di Governo all’occupazione, passando per il sistema industriale ed economico, lanciando spesso frecciatine molto dirette all’indirizzo dei suoi “competitor”. Questo, se da un lato gli fa guadagnare il plauso di chi apprezza il coraggio di esporsi, dall’altro lo rende più soggetto a critiche.
Il momento di massimo splendore della sua identità digitale è stato nel mese di giugno, quando ha ricevuto molte dichiarazioni di sostegno dopo l’attacco nei suoi confronti da parte del Presidente di Intesa San Paolo Giovanni Bazoli, che aveva dichiarato di volerlo querelare per le sue accuse in merito all’inchiesta Ubi Banca. In quell’occasione Della Valle è stato definito come uno dei pochi uomini autorevoli in Italia capace di dire sempre la verità e di essere una voce fuori dal coro del sistema.
Il frangente in cui la sua identità digitale ha registrato il calo maggiore è stato invece a Gennaio quando ha ricevuto il tapiro d’oro da “Striscia La Notizia” per non aver mantenuto l’impegno di assumere giovani per Italo.
I nuovi manager nominati da Renzi in top 10
Dei nuovi manager entrati ad aprile dopo le nomine di Renzi, i migliori per identità digitale sono Francesco Starace (Enel) al quarto posto con 50,9 punti e Francesco Caio (Poste Italiane) al quinto con 48,3. Ma in top ten troviamo anche Mauro Moretti (Finmeccanica) all’ottavo con 44,4 punti e Claudio Descalzi al nono con 42,7. In particolare ques’ultimo è quello che segna il trend più negativo: era partito ad aprile con il punteggio più alto, ma a settembre ha perso parecchi punti a causa della vicenda delle tangenti in Nigeria.
John Elkann precipita dopo le dichiarazioni sui “giovani fannulloni”
Se all’inizio dell’anno John Elkann svettava ai primi posti della classifica grazie ad un’identità digitale positiva ed equilibrata, dopo il suo attacco ai giovani fannulloni a febbraio la sua parabola è stata inesorabilmente in discesa: se a gennaio aveva conquistato il primo posto, a febbraio dopo questa sua uscita, ha perso ben 24 punti e sei posizioni precipitando al settimo posto. Da aprile in poi, complice anche l’ingresso dei nuovi manager che hanno registrato performance migliori, è sceso e rimasto al di sotto della decima posizione. A distanza di mesi, la polemica associata alla sua critica sui giovani rimane l’evento più associato al suo nome sui motori di ricerca. Un esempio concreto degli effetti perduranti di una crisi sul Web.
Remo Ruffini chiude la top ten, scampando alla crisi di Moncler
A differenza di quanto avvenuto ad Elkann, la crisi che ha travolto il brand Moncler dopo il servizio di Report “Siamo tutti oche”, non ha avuto un impatto diretto e devastante sul suo Presidente e Ad. Ruffini. La sua identità digitale ha infatti una base molto solida, fatta di contenuti positivi e adeguati, per cui anche se la vicenda ha naturalmente fatto segnare una flessione sul suo punteggio, non si può dire che abbia stravolto la sua identità digitale: ha perso infatti solo una posizione, passando dalla nona alla decima.
“La classifica annuale degli executive italiani on line- commenta Andrea Barchiesi, Ceo di Reputation Manager- ci fornisce un’interessante chiave di lettura del concetto di identità digitale. Esistono infatti fattori endogeni e fattori esogeni che influiscono sulla sua qualità, e a volte sono proprio quelli endogeni, come ad esempio le dichiarazioni di un manager, ad avere l’impatto più forte, sia in senso molto positivo che molto negativo, come abbiamo visto nei casi di Della Valle e John Elkanm. In particolare è evidente come l’impatto di una crisi, che magari sui media tradizionali ha avuto spazio per un solo giorno, possa perdurare per molto più tempo sul web e divenire addirittura un evento che viene associato in maniera primaria all’identità digitale, oscurando gli altri aspetti rilevanti”.
MG
Marchionne (FCA e Ferrari) è primo con 64,2 punti su 100, davanti a Diego Della Valle (Tod’s) al secondo posto con 58,8 punti e Marco Patuano (Telecom Italia) con 52. Lo studio prende in considerazione quattro macro-aree: l’immagine percepita (ricavata da indicatori come come i suggest e le ricerche correlate), la presenza enciclopedica (wiki), la presenza sui canali del Web 1.0 (news e menzioni) e su quelli del Web 2.0 (blog e social network).
Ecco la top 10 completa: Sergio Marchionne (FCA), 64,2 Diego della Valle (Tod’s) , 58,8 Marco Patuano (Telecom Italia), 52 Francesco Starace (Enel), 50,9 Francesco Caio (Poste Italiane), 48,3 Marina Berlusconi (Fininvest), 48,2 John Elkan (Fiat), 46,8 Mauro Moretti (Finmeccanica), 44,4 Claudio Descalzi (Eni), 42,7 Remo Ruffini (Moncler), 37,8 Marchionne sempre in testa, ma con misure diverse.
Sergio Marchionne durante quasi tutti i mesi (11 su 12) ha mantenuto la prima posizione in classifica, anche se con punteggi diversi. La sua caratteristica peculiare è infatti quella di scatenare il dibattito online, le sue prese di posizione e le sue decisioni sono sempre oggetto di discussione in Rete, e questo può incidere positivamente o negativamente sulla sua identità digitale.
In particolare il mese in cui Marchionne è cresciuto di più è stato maggio: quando ha presentato il piano industriale di FCA ha registrato un’impennata della sua presenza nei canali news, totalizzando 68,5 punti, tre in più del mese precedente. Il momento in cui il manager ha segnato la flessione maggiore è stato invece ad agosto quando ha registrato un deciso calo della presenza nelle news insieme ad alcuni commenti negativi al video in cui annuncia la fine della produzione Lancia.
Della Valle sale e scende dal podio. Il patron di Tod’s nel corso dell’anno ha cambiato spesso posizione, tra la seconda e la quarta, il motivo di questa sua variabilità è rintracciabile nella sua stessa strategia comunicativa: Della Valle tende infatti a dire la sua, in modo sempre netto, sui temi caldi del Paese, dalla politica di Governo all’occupazione, passando per il sistema industriale ed economico, lanciando spesso frecciatine molto dirette all’indirizzo dei suoi “competitor”. Questo, se da un lato gli fa guadagnare il plauso di chi apprezza il coraggio di esporsi, dall’altro lo rende più soggetto a critiche.
Il momento di massimo splendore della sua identità digitale è stato nel mese di giugno, quando ha ricevuto molte dichiarazioni di sostegno dopo l’attacco nei suoi confronti da parte del Presidente di Intesa San Paolo Giovanni Bazoli, che aveva dichiarato di volerlo querelare per le sue accuse in merito all’inchiesta Ubi Banca. In quell’occasione Della Valle è stato definito come uno dei pochi uomini autorevoli in Italia capace di dire sempre la verità e di essere una voce fuori dal coro del sistema.
Il frangente in cui la sua identità digitale ha registrato il calo maggiore è stato invece a Gennaio quando ha ricevuto il tapiro d’oro da “Striscia La Notizia” per non aver mantenuto l’impegno di assumere giovani per Italo.
I nuovi manager nominati da Renzi in top 10
Dei nuovi manager entrati ad aprile dopo le nomine di Renzi, i migliori per identità digitale sono Francesco Starace (Enel) al quarto posto con 50,9 punti e Francesco Caio (Poste Italiane) al quinto con 48,3. Ma in top ten troviamo anche Mauro Moretti (Finmeccanica) all’ottavo con 44,4 punti e Claudio Descalzi al nono con 42,7. In particolare ques’ultimo è quello che segna il trend più negativo: era partito ad aprile con il punteggio più alto, ma a settembre ha perso parecchi punti a causa della vicenda delle tangenti in Nigeria.
John Elkann precipita dopo le dichiarazioni sui “giovani fannulloni”
Se all’inizio dell’anno John Elkann svettava ai primi posti della classifica grazie ad un’identità digitale positiva ed equilibrata, dopo il suo attacco ai giovani fannulloni a febbraio la sua parabola è stata inesorabilmente in discesa: se a gennaio aveva conquistato il primo posto, a febbraio dopo questa sua uscita, ha perso ben 24 punti e sei posizioni precipitando al settimo posto. Da aprile in poi, complice anche l’ingresso dei nuovi manager che hanno registrato performance migliori, è sceso e rimasto al di sotto della decima posizione. A distanza di mesi, la polemica associata alla sua critica sui giovani rimane l’evento più associato al suo nome sui motori di ricerca. Un esempio concreto degli effetti perduranti di una crisi sul Web.
Remo Ruffini chiude la top ten, scampando alla crisi di Moncler
A differenza di quanto avvenuto ad Elkann, la crisi che ha travolto il brand Moncler dopo il servizio di Report “Siamo tutti oche”, non ha avuto un impatto diretto e devastante sul suo Presidente e Ad. Ruffini. La sua identità digitale ha infatti una base molto solida, fatta di contenuti positivi e adeguati, per cui anche se la vicenda ha naturalmente fatto segnare una flessione sul suo punteggio, non si può dire che abbia stravolto la sua identità digitale: ha perso infatti solo una posizione, passando dalla nona alla decima.
“La classifica annuale degli executive italiani on line- commenta Andrea Barchiesi, Ceo di Reputation Manager- ci fornisce un’interessante chiave di lettura del concetto di identità digitale. Esistono infatti fattori endogeni e fattori esogeni che influiscono sulla sua qualità, e a volte sono proprio quelli endogeni, come ad esempio le dichiarazioni di un manager, ad avere l’impatto più forte, sia in senso molto positivo che molto negativo, come abbiamo visto nei casi di Della Valle e John Elkanm. In particolare è evidente come l’impatto di una crisi, che magari sui media tradizionali ha avuto spazio per un solo giorno, possa perdurare per molto più tempo sul web e divenire addirittura un evento che viene associato in maniera primaria all’identità digitale, oscurando gli altri aspetti rilevanti”.
MG



