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Il pre-giudizio di Beniamino Pagliaro sulla "prepotente ascesa degli eventi online"
Pubblichiamo per intero l'articolo scritto su Repubblica da Beniamino Pagliaro riguardante quella che il giornalista definisce "la prepotente ascesa degli eventi online. Un'interessante analisi del fenomeno che sta caratterizzando la event industry ai tempi della pandemia.
"La vita con il virus è cambiata ed è profondamente iniqua in molti ambienti. Il lavoro da casa è un sogno per alcuni e un incubo per molti altri. Molti settori dell’economia sono in crisi ma alcuni business sono letteralmente rinati. Dunque il racconto di questa crisi è multiforme, non può essere uno. Ma ci sono almeno due simboli che ci mettono per forza nella stessa situazione: il primo è la mascherina, emblema delle regole da rispettare nella nuova fase. Il secondo è quello di cui vorrei parlarti oggi: la prepotente ascesa degli eventi online.
Chiunque lavori nell’economia della conoscenza, dunque praticamente chiunque, riceve almeno un invito al giorno a scoprire fantastici eventi online. Da marzo penso di aver ricevuto almeno tre inviti a settimana. Come è andata in effetti? Ho partecipato a tre eventi online come moderatore e soltanto a due come audience. Poi, a settembre, sono stato a un festival dal vivo. Un paio di colleghi di Repubblica hanno partecipato per un’intera settimana a una conferenza: venivano in redazione, poi si chiudevano in una stanza e uscivano solo per pranzo.
Il mio primo pensiero (sincero) quando mi arriva l’ennesimo invito è: non voglio partecipare al tuo prossimo evento online perché ho la netta sensazione che ne trarrò benefici molto minori rispetto a quelli che mi aspetto tradizionalmente dall’incontro, dall’immersione, sia pure di qualche ora, in un contesto nuovo. È ovviamente un problema di attenzione e ammetto che si tratti di un pre-giudizio.
Anche se spesso la parte più interessante di una conferenza o di un evento è nell’esperienza di incontrare persone e ascoltare punti di vista diversi (ho già citato il classico the smartest person in the room is the room di David Weinberger), dovremmo trovare il modo di fare i conti con questa nuova realtà, se pensiamo – come pensiamo – che il confronto e lo studio sia importante per la nostra vita e la nostra professione.
Segno dunque qualche indizio sul percorso. Sono sicuro che avrai a tua volta fatto dei pensieri sul tema e li aspetto via email, se vorrai.
Dei due eventi online a cui ho partecipato come audience, uno è stato veramente interessante. Non sapevo quante altre persone fossero nella “sala”, è durato solo un’ora, il tema era specifico, la conduzione professionale. Ho pensato che in effetti non sarei andato a Londra solo per quell’ora, e dunque il bilancio era molto positivo. Il secondo evento a cui ho partecipato era invece male organizzato, non è stato puntuale (dal vivo siamo più tolleranti sui ritardi, possiamo andare a bere un caffè e conoscere un altro partecipante), occupava quattro ore e dopo la prima mezz’ora la tentazione di dare un occhio alla posta o ad altre incombenze aveva prevalso. Avevano perso la mia attenzione.
Una strada, forse, è quella di eventi ripetuti ma brevi. Un’ora in agenda si trova, un’intera giornata è più complicata da occupare. Sono rimasto dunque stupito quando ho letto l’op ed della fondatrice di The Information, Jessica Lessin, su una loro conferenza. All’inizio lei stessa era dubbiosa, ha scritto, ma poi ha riconosciuto i grandi vantaggi del nuovo modello:
Over two days, we drew more than twice as many speakers and more than twice the number of attendees. From a business point of view, we made more money as well—greater revenue and far lower costs.
Persino l’attività di networking, scrive Lessin, in assenza del buffet, è andata bene grazie a un software che permetteva di chattare con un altro partecipante. Secondo indizio, dunque: la door selection. Se il tema della conferenza è ben definito, è più facile che l’audience sia effettivamente presente.
C’è poi un tema chiave: il modello economico di queste conferenze. L’industria degli eventi ha regole chiare anche se non scritte: ci sono eventi gratuiti in cui a pagare è un partner che vuole un logo molto grande o semplicemente posizionare il brand, e ci sono eventi a pagamento (o parte di un abbonamento). Per gli eventi del 2020 molti budget erano già stati scritti: svolgere online l’evento che era nato per essere “fisico” è anche un modo per raggiungere gli obiettivi, confermare contratti e non tagliare posti di lavoro.
Al tempo stesso, in futuro la transizione online avrà degli effetti. Se togliamo agli eventi gli elementi superflui (ed è molto umano ricercare questi elementi superflui) che però sono anche costi, se togliamo la fatica di essere tutti nella stessa stanza, potremmo ritrovarci a giudicare una conferenza o un evento davvero soltanto per il valore aggiunto del contenuto.
Nel breve termine questo può significare che il mercato diventerà ancora più iniquo, perché favorirà l’affermazione di poche conferenze rock star. Chi è grande diventerà ancora più grande. Migliaia di piccoli, invece, potrebbero soffrire, a meno che non sappiano costruire un’offerta di valore. Ricorda un po’ l’evoluzione del commercio, no?
C’è un limite alla crescita dimensionale di un evento? Nel mondo offline conferenze come il Web Summit sono arrivate a riempire uno stadio, e al tempo stesso a garantire un’esperienza interessante.
Arriviamo al punto. Perché decidiamo di investire il nostro tempo, la nostra attenzione, in una conferenza quando in ufficio avremmo già elenchi di scadenze da rispettare? Perché riconosciamo che abbiamo bisogno di cambiare ritmo, a volte, per guardare fuori. Possiamo farlo anche chiudendoci in una sala riunioni o nel salotto di casa, ma dobbiamo imparare come si fa".

