
Scenari
Previsioni 2026 sui consumi alimentari secondo Coop. Disillusione e instabilità. In un contesto di crescita economica ridotta, si prediligono beni rifugio e la convenienza della MDD. Le imprese puntano su AI e valorizzazione del capitale umano
L’ingresso degli italiani nel 2026 è segnato da un profondo senso di disillusione. L'entusiasmo degli anni passati ha lasciato il posto a un crudo bagno di realtà, dove la popolazione si sente immersa in un contesto globale percepito come ostile. Le tensioni geopolitiche e i conflitti bellici, uniti alle crescenti diseguaglianze sociali e all'urgenza della crisi climatica, non sono più minacce distanti ma variabili che influenzano quotidianamente l'economia domestica. Non a caso, nelle scelte finanziarie tornano prepotentemente i beni rifugio: l’oro, le materie prime, le terre rare e i titoli legati al comparto della difesa diventano le mete preferite per proteggere i risparmi in un periodo di incertezza.
Secondo le rilevazioni condotte a dicembre 2025 dall’Ufficio Studi Coop, in collaborazione con Nomisma e la propria community di esperti, la parola "preoccupazione" è quella che meglio descrive lo stato d'animo collettivo (indicata dal 37% degli intervistati), seguita a ruota dall'insicurezza (23%). Nonostante questo clima pesante, emerge una resilienza silenziosa: un italiano su quattro (25%) cerca di mantenere un approccio ottimista, mentre una quota simile (24%) guarda al futuro con curiosità e fiducia. Tuttavia, queste emozioni positive rimangono confinate alla dimensione privata e familiare; non appena lo sguardo si allarga alla sfera pubblica, nazionale o internazionale, la negatività prende il sopravvento. Gli indicatori sono chiari: il 43% vede nero il mercato del lavoro locale, il 47% teme per la propria sicurezza e il 50% vive con angoscia gli impatti dei cambiamenti climatici.

Lo scenario degli opinion leader: turbolenza e instabilità
Il giudizio degli esperti è ancora più netto. Per il 43% degli opinion leader, la parola chiave del 2026 è "turbolenza", mentre il 34% opta per "instabilità". Solo un irrisorio 1% crede che l'anno sarà caratterizzato dalla stabilità. Questo pessimismo riflette la percezione di un mondo "frullatore", guidato da leader globali che non riscuotono la fiducia degli osservatori italiani: figure come Netanyahu, Putin e Trump raccolgono giudizi negativi superiori all’80%. L’unico a distinguersi parzialmente è Xi Jinping, valutato positivamente dal 43% del campione.
In questo quadro erratico, l’Italia rischia di confermarsi come il "fanalino di coda" dell'Europa. Mentre l'Istat stima una crescita del PIL del +0,8%, gli opinion leader del Rapporto Coop sono molto più cauti, prevedendo un incremento minimo del +0,2%. Di conseguenza, anche i consumi ne risentiranno: la spesa delle famiglie è stimata in crescita solo dello 0,3%. Gli italiani sono consapevoli che dovranno spendere di più, ma si tratterà di un esborso forzato per i beni di prima necessità (utenze, bollette, salute e cibo), lasciando poco spazio al superfluo.
La "Little Italy"
L’istantanea che emerge è quella di una "Little Italy" frugale e rinunciataria. La wish list per il 2026 è dominata dai "vorrei ma non posso": progetti come cambiare lavoro, trasferirsi all’estero o investire nella formazione restano nel cassetto. Anche la demografia ne soffre pesantemente: solo il 12% dei giovani tra i 18 e i 44 anni ha intenzione di avere un figlio nel breve periodo, segno di un Paese che fatica a scommettere sul domani.
Questa chiusura si traduce anche in un mutamento dei valori etici. La disillusione porta a un crescente cinismo: rispetto agli anni passati, calano l'altruismo (-9%) e l'integrità ideologica (-4%). Gli italiani sembrano dare priorità a un benessere individuale disincantato, cercando "tranquillità e armonia" (valore in crescita di 5 punti) ma anche "realizzazione e successo", un desiderio quest'ultimo particolarmente vivo tra le giovani donne (26% nella fascia 18-29 anni).

Il focolare domestico e la tavola del 2026
All'interno di questo ripiegamento, la casa si conferma il baricentro della vita quotidiana e il luogo d'elezione per il consumo alimentare. L’home cooking è ormai una tendenza consolidata: gli italiani scelgono di passare più tempo tra i fornelli preparando cibi salutari, semplici e autentici. La tavola del 2026 sarà all'insegna del "senza": meno conservanti, meno zuccheri e meno grassi, con un aumento deciso del consumo di frutta, verdura e pesce a discapito di carni rosse e salumi.
Nelle strategie di acquisto, la qualità si sposa con la convenienza attraverso la Marca del Distributore (MDD). L'81% dei manager del settore prevede un ulteriore rafforzamento dei prodotti a marchio del supermercato, che hanno ormai conquistato la fiducia dei consumatori, frenando al contempo l'avanzata dei discount. Nonostante un leggero calo previsto nei volumi venduti (-0,4%), il valore complessivo del mercato segnerà un piccolo balzo (+0,9%), spinto però più dall'aumento dei prezzi che da un reale dinamismo dei consumi.
Le sfide per le imprese: tecnologia e capitale umano
Per navigare in questo mercato complesso e competitivo, le aziende del Largo Consumo indicano priorità chiare. La risorsa strategica principale sarà il capitale umano (prioritaria per il 49% dei manager, con picchi del 57% nel retail), seguita dall'innovazione tecnologica. In particolare, si guarda con fiducia all'Intelligenza Artificiale come strumento per aumentare la produttività (69%) e sostenere l'occupazione.
Sebbene i margini di profitto siano messi sotto pressione dal costo del lavoro e delle materie prime, il settore non rinuncia agli obiettivi di sostenibilità ambientale, considerata un impegno necessario anche in tempi di crisi. Il 2026 si prospetta dunque come un anno di resistenza attiva, dove la capacità di ottimizzare i processi e valorizzare le persone farà la differenza tra la stagnazione e la sopravvivenza.

