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7 multinazionali appoggiano il manifesto per l'uso responsabile del corpo femminile
Accenture, L’Oréal, Johnson & Johnson, Kroll, Unilever, Microsoft e Vodafone hanno aderito al primo manifesto per 'un utilizzo responsabile dell'immagine femminile in pubblicità' promosso da Pari O Dispare di Emma Bonino. E le aziende italiane? Durante l'evento, organizzato il 19 gennaio a Roma, la casa di produzione 'Non chiederci la parola' ha presentato La rèclame, progetto video in formato web series che smaschera le pubblicità che mostrano un uso inappropriato del corpo femminile.
In occasione dell’evento 'Questione femminile, Questione Italia' che si è svolto il 19 gennaio a Roma (vedi notizia correlata),che ha visto la partecipazione di numerosi esponenti della politica e dell'industria italiana, tra i quali Emma Marcegaglia, Anna Maria Tarantola, Susanna Camusso, Emma Bonino, Anna Finocchiaro, Rosy Bindi, Maria Ida Germontani, Linda Lanzillotta l’associazione Pari O Dispare di Emma Bonino ha lanciato il primo manifesto per 'un utilizzo responsabile dell’immagine femminile'.All'iniziativa, a cui hanno aderito sette multinazionali, Accenture, L’Oréal, Johnson & Johnson, Kroll, Unilever, Microsoft e Vodafone, le quali "si impegnano a non associare il proprio marchio a messaggi discriminatori o degradanti, diretti o indiretti, basati su stereotipi di genere, nelle proprie campagne pubblicitarie". Fa riflettere il fatto che ancora nessuna azienda italiana abbia comunicato la propria adesione al progetto.
Durante l'evento, la casa di produzione 'Non chiederci la parola' ha presentato il progetto web La rèclame. Ideato dal collettivo artistico 'Le occasioni' con il supporto di Fondazione Cariplo, il progetto video in formato web series, parte dalle pubblicità (manifesti o spot) che colpiscono l’immaginario collettivo attraverso l’uso inappropriato del corpo femminile. L’intento è illustrare in modo ironico e disincantato, con un commento di voce fuoricampo, i meccanismi che sottendono all’utilizzo inadatto, fuori luogo, a volte grottesco della figura della donna.
Sotto lo sguardo critico del manifesto sono già finiti alcuni soggetti pubblicitari, come quelli di 2Jewels, Reebok, Avg Internet Security e Meltin’ pot.
Il meccanismo funziona in questo modo: le campagne vengono indicate dalla community web per poi formare una web series. Ciascun episodio, di un minuto, presenta uno spot o un cartellone pubblicitario, commentato da una voce fuori campo che lo descrive nei dettagli. Il sito di Vanity Fair ha ospitato in anteprima il primo episodio.
“Vogliamo ironizzare sul trattamento riservato al corpo femminile nelle pubblicità - ha commentato Anna Maria Aloe, vice presidente di Non chiederci la parola - descriviamo le campagne in maniera asettica: alcune associazioni prodotto/donna sono così grottesche da suscitare da sole ilarità!”. Ogni video si conclude con le indicazioni di: claim, cliente, agenzia e art director.
“Chi influenza i costumi ha anche la responsabilità di utilizzare immagini adeguate - spiega - mentre spesso le contraddizioni sono molto forti: un caso su tutti, Toscani”. (E' noto, come già pubblicato da ADVexpress, che il calendario con i nudi femminili realizzato dal fotografo per il Consorzio Vera Pelle Italiana conciata al vegetale abbia suscitato varie critiche e sia stato bloccato dallo IAP perchè considerato offensivo della dignità della persona. Vedi notizia correlata).
Ad aprile, inoltre, Non chiederci la parola presenterà un altro progetto, ispirato al libro Appena ho 18 anni mi rifaccio di Cristina Sivieri Tagliabue (presidente di Non chiederci la parola), declinato su tv, web, e-book.

