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CANNES. Bertelli: al Festival vincono le emozioni. Il Film rimane il mezzo più potente per veicolarle
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Una buona annata per l'Italia al Festival internazionale della Creatività di Cannes (leggi news) anche nella sezione Film con 4 shortlist su 5 andate a premio (leggi news).
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A tenere alti i colori della bandiera in giuria Bruno Bertelli, direttore creativo esecutivo di Publicis Italia, fermamente convinto dell'importanza della presenza del giurato italiano perchè i nostri progetti, una volta finalisti, si aggiudichino gli ambiti metalli. Per farlo, spiega il creativo ai nostri microfoni, è fondamentale arrivare alle sessioni di giudizio preparati. Per sostenere infatti, relativamente a una campagna, argomentazioni rilevanti ai fini della sua premiabilità è dovere del giurato approfondirne i dettagli con l'agenzia che l'ha iscritta.
Entrando nello specifico delle campagne vincitrici, Bertelli spiega che 'Dear future mom' di Saatchi&Saatchi per CoorDown si è fermata al bronzo nel Film per via della realizzazione non particolarmente innovativa, nonostante fosse una campagna dall'insight molto forte ed apprezzato; 'Fiat 500 cult' di Leo Burnett per Fiat è un bronzo che vale oro considerando la categoria difficilissima in cui si è trovata a competere con brand del calibro di Mercedes, Wolksvagen; 'Why not man' di Publicis Italia per Heineken International è un chiaro esempio di campagna premiata per l'azzeccata focalizzazione del tono di voce del noto brand su un prodotto diverso; infine 'The great escape', sempre a firma Publicis, per Sigma Tau ha vinto anche perchè è una campagna un po' controcorrente in una categoria, quella dei farmaceutici, in cui non ci sono lavori particolarmente innovativi.
A fermare invece la corsa dell'altra shortlist italiana, 'Don't drink and drive' di Dlv BBDO con la produzione di Film Good per Sogni d'oro Star, il giurato inglese che ne ha considerato la line finale non coerente con il messaggio trasmesso dal brand. Ricordiamo che in Uk così come in Usa Don't drink and drive ha una connotazione molto seria ed di stampo istituzionale. Non ne è stata accettata la chiave ironica con cui la sigla l'ha utilizzata.
Ironia che invece è stata determinante per uno dei due Grand Prix assegnati. Ad aggiudicarsi il massimo riconoscimento, nella categoria Tv, 'Sorry i spent it on myself' firmato da Adam&Eve DDB London per i grandi magazzini luxury Harvey Nichols. Una Film che ha ironizzato sull'atmosfera natalizia sovvertendone i paradigmi.
La campagna parte da un insight molto forte e rilevante per tutti che è quello della crisi e lo utilizza per incrementare le vendite anche attraverso la speciale collezione realmente in vendita e andata sold out in pochi giorni. Si tratta di un progetto integrato che ha già vinto numerosi premi tra cui il GP in Promo&activation e in Integrated.
Anche se in questo caso la giuria del Film ne ha considerato solo la parte relativa alle caratteristiche della campagna televisiva. Come ha spiegato Bertelli, un Film che poteva risultare ripetitivo per via della struttura a scenette ma che non lo è stato affatto grazie ad una costruzione degna di nota.
Come avvenuto anche lo scorso anno, due i Grand Prix assegnati in questa sezione. Il secondo è stato assegnato, per la categoria The other screens, a 'The epic split' di Forsman & Bodenfors Gothenburg per Volvo Trucks.
Lo storytelling virato sulle forti emozioni, rappresenta la tendenza di quest'anno emersa dalla sezione film. Addirittura i leoni d'oro sono stati scelti in base al tipo di emozioni che creano. Big trend del Festival invece rimane lo stesso che da due anni a questa parte premia le campagne sociali, per Bruno Bertelli "una scorciatoia, è molto più difficile fare campagne per costruire una marca vera".
I due GP di quest'anno sono stati assegnati per dare un segnale al mercato dell'advertising: i film rappresentano ancora oggi l'arma più potente di comunicazione che esista, l'unica in grado di creare delle emozioni forti e di legarle al brand.
Peccato che sempre più giovani oggi, fa notare Bertelli, siano sempre meno attratti dai film e sempre più da quei progetti di comunicazione meno tradizionali e dai risultati immediati.
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A tenere alti i colori della bandiera in giuria Bruno Bertelli, direttore creativo esecutivo di Publicis Italia, fermamente convinto dell'importanza della presenza del giurato italiano perchè i nostri progetti, una volta finalisti, si aggiudichino gli ambiti metalli. Per farlo, spiega il creativo ai nostri microfoni, è fondamentale arrivare alle sessioni di giudizio preparati. Per sostenere infatti, relativamente a una campagna, argomentazioni rilevanti ai fini della sua premiabilità è dovere del giurato approfondirne i dettagli con l'agenzia che l'ha iscritta.
Entrando nello specifico delle campagne vincitrici, Bertelli spiega che 'Dear future mom' di Saatchi&Saatchi per CoorDown si è fermata al bronzo nel Film per via della realizzazione non particolarmente innovativa, nonostante fosse una campagna dall'insight molto forte ed apprezzato; 'Fiat 500 cult' di Leo Burnett per Fiat è un bronzo che vale oro considerando la categoria difficilissima in cui si è trovata a competere con brand del calibro di Mercedes, Wolksvagen; 'Why not man' di Publicis Italia per Heineken International è un chiaro esempio di campagna premiata per l'azzeccata focalizzazione del tono di voce del noto brand su un prodotto diverso; infine 'The great escape', sempre a firma Publicis, per Sigma Tau ha vinto anche perchè è una campagna un po' controcorrente in una categoria, quella dei farmaceutici, in cui non ci sono lavori particolarmente innovativi.
A fermare invece la corsa dell'altra shortlist italiana, 'Don't drink and drive' di Dlv BBDO con la produzione di Film Good per Sogni d'oro Star, il giurato inglese che ne ha considerato la line finale non coerente con il messaggio trasmesso dal brand. Ricordiamo che in Uk così come in Usa Don't drink and drive ha una connotazione molto seria ed di stampo istituzionale. Non ne è stata accettata la chiave ironica con cui la sigla l'ha utilizzata.
Ironia che invece è stata determinante per uno dei due Grand Prix assegnati. Ad aggiudicarsi il massimo riconoscimento, nella categoria Tv, 'Sorry i spent it on myself' firmato da Adam&Eve DDB London per i grandi magazzini luxury Harvey Nichols. Una Film che ha ironizzato sull'atmosfera natalizia sovvertendone i paradigmi.
La campagna parte da un insight molto forte e rilevante per tutti che è quello della crisi e lo utilizza per incrementare le vendite anche attraverso la speciale collezione realmente in vendita e andata sold out in pochi giorni. Si tratta di un progetto integrato che ha già vinto numerosi premi tra cui il GP in Promo&activation e in Integrated.
Anche se in questo caso la giuria del Film ne ha considerato solo la parte relativa alle caratteristiche della campagna televisiva. Come ha spiegato Bertelli, un Film che poteva risultare ripetitivo per via della struttura a scenette ma che non lo è stato affatto grazie ad una costruzione degna di nota.
Come avvenuto anche lo scorso anno, due i Grand Prix assegnati in questa sezione. Il secondo è stato assegnato, per la categoria The other screens, a 'The epic split' di Forsman & Bodenfors Gothenburg per Volvo Trucks.
Lo storytelling virato sulle forti emozioni, rappresenta la tendenza di quest'anno emersa dalla sezione film. Addirittura i leoni d'oro sono stati scelti in base al tipo di emozioni che creano. Big trend del Festival invece rimane lo stesso che da due anni a questa parte premia le campagne sociali, per Bruno Bertelli "una scorciatoia, è molto più difficile fare campagne per costruire una marca vera".
I due GP di quest'anno sono stati assegnati per dare un segnale al mercato dell'advertising: i film rappresentano ancora oggi l'arma più potente di comunicazione che esista, l'unica in grado di creare delle emozioni forti e di legarle al brand.
Peccato che sempre più giovani oggi, fa notare Bertelli, siano sempre meno attratti dai film e sempre più da quei progetti di comunicazione meno tradizionali e dai risultati immediati.

