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Cannes débacle. Gitto: 'Si vince solo con l'appoggio dei clienti'
Vicky Gitto direttore
creativo esecutivo Ddb, contattato da
ADVexpress entra nel dibattito in atto (vedi notizie
correlate) sullo stato della creatività italiana e sull'operato
dell'Adci, alla luce dei deludenti risultati italiani al
Festival di Cannes appena concluso.
Viki Gitto, l'Adci è in questo momento oggetto di forti critiche.
Cosa ne pensa?
Penso che l'Adci non stia vivendo un momento felice.
Le logiche che guidano le scelte e il modo di condurre l'associazione vanno
sicuramente riviste. Questi argomenti sul tavolo dell'Adci stessa.
La situazione è davvero così critica?
Sicuramente non ci
si può più permettere di sbagliare. Quest'anno ritengo si sia veramente toccato
il fondo. Innanzitutto in merito all'operato di alcune giurie degli Adci Awards,
che in seguito a scelte difficilmente giustificabili hanno fomentato una
serie di critiche serie da più parti, al punto che diverse agenzie hanno messo
in discussione la propria presenza nell'associazione.
Da cosa è motivata questa insoddisfazione?
L'Adci ha
l'obiettivo di garantire la 'premiazione' dei migliori lavori pubblicitari
dell'anno sulla base della loro eccellenza creativa. Il fatto che i lavori
premiati da questa associazione, non entrino nemmeno nelle short list dei
concorsi internazionali come Cannes fa riflettere.
Ancor più paradossale poi, è l'esempio dello spot Ariston 'Aqualtis' di Leo Burnett, che in Italia non ha preso neanche un bronzo mentre all'estero ha raccolto una pioggia di importanti premi e riconoscimenti. Questo 'caso' ha veramente cominciato a far 'traballare' l'Adci. Il fatto che esista una perdita di obiettività diffusa nei metri di giudizio dei lavori creativi ormai è palese.
Come può essere risolta questa situazione?
Alcuni direttori delle agenzie più
creative in Italia, compresa la nostra, hanno avviato una discussione
su cosa si può fare: cercare di difendere le proprie posizioni, tirarsi fuori
dall'Adci, fondare qualcosa di alternativo.
Una cosa è certa, noi non abbiamo intenzione di tornare a Cannes con 'la faccia sotto terra', in una situazione vergognosa.
Detto questo, la mia personale opinione è che l'Adci non debba essere 'smantellata', ma 'rivalorizzata' attraverso una revisione delle dinamiche e delle modalità di valutazione della creatività italiana. Questo è un obiettivo da cogliere per il bene non solo della pubblicità, ma dell'economia del nostro paese.
Un altro punto fondamentale su cui lavorare, per recuperare la faccia sul palcoscenico internazionale, sono i rapporti tra agenzie e clienti. Nella maggior parte dei casi, le agenzie premiate a Cannes sono state incaricate in modo esplicito dai rispettivi clienti di lavorare per vincere i premi. In sostanza si è trattato di un lavoro di squadra. I soli creativi senza clienti che 'spingono', non possono fare molto. I clienti giusti, viceversa, fanno la differenza.
Ultima questione, i giurati italiania Cannes. La parola chiave, in questo caso, deve essere credibilità. Giurati con poco più di due ingressi nell'annual dell'Adci, per il mondo è come se non esistessero.
Matteo Vitali

