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D'Adda, Lorenzini, Vigorelli, BBDO comunicano Filodoro
Lo spot è stato ideato dagli art director Luca Zamboni e Luis Toniutti e dai copywriter Federico Bonenti e Maddalena Giusto, sotto la direzione creativa di Giuseppe Mastromatteo e Luca Scotto di Carlo. La pianificazione della campagna è a cura del centro media Starcom, mentre la produzione è di Haibun (executive producer Cesare Fracca).
Da domenica 21 ottobre sarà on air la nuova campagna televisiva realizzata dall'agenzia pubblicitaria D'Adda, Lorenzini, Vigorelli, BBDO per Filodoro, marchio di Golden Lady Company, azienda del mercato della calzetteria femminile.
La campagna nasce con l'obiettivo di generare notorietà per il marchio
Filodoro; il film, attraverso una narrazione visiva che esplora le molteplici sfaccettature
di un'intensa giornata 'rosa', cerca di esaltare i prodotti e la
loro capacità di conferire eleganza e femminilità alle donne. Inoltre, la
campagna mira a sottolineare quella 'differenza' che ha contribuito a rendere
noto il marchio Filodoro e che ritroviamo nello storico claim: 'La
differenza si vede, si sente, si tocca'.
Così, gli art director Luca Zamboni e Luis Toniutti e i copywriter Federico Bonenti e Maddalena Giusto, sotto la direzione creativa di Giuseppe Mastromatteo e Luca Scotto di Carlo, hanno realizzato uno spot televisivo che racconta la giornata di alcune donne caratterizzata dalla continua presenza di un filo d'oro che si materializza al loro passaggio e le rende ancora più femminili. Nel finale una voce maschile svela il concetto creativo recitando: 'Per ogni Filo d'oro c'è una donna'.
La pianificazione della campagna è stata curata dal centro media
Starcom e prevede uscite su tutti i canali Mediaset e Rai dal
21 Ottobre per circa due mesi. Inoltre, lo spot si avvale dell'elaborata
produzione di Haibun (executive producer Cesare Fracca). Il
film è stato girato a Barcellona con un team tecnico scelto da Haibun
composto da nomi di prestigio per il mercato
internazionale dell'advertising: a partire dal regista Anthony
Atanasio passando per Patrick Duroux, direttore
della fotografia, fino all'editor inglese Christophe
Williams.

