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Eurobest. de Brumatti: 'L’Interactive non è un mondo parallelo e oscuro'
(Dalla nostra inviata
a Stoccolma, Stefania Salucci). ADVexpress ha incontrato
Simonetta de Brumatti(nella foto), giurata italiana dell'Interactive e
Creative Supervisor di DMC Media, FullSIX Group
Italy
,
l'unica agenzia italiana ad aggiudicarsi una shortlist in questa categoria.
La vostra giuria, chiamata a giudicare i lavori della categoria Interactive, è composta da 10 giurati provenienti da 10 paesi diversi. Come sono andate le sessioni di lavoro?
In giuria si è creato da subito un clima piacevole, in cui ognuno ha potuto, anzi dovuto, confrontarsi esprimendo la propria opinione. Il risultato è un verdetto molto impegnativo, ma condiviso da tutti. Ciò che più mi ha stupita, positivamente, è stata la gran voglia di riflettere: abbiamo valutato ogni singolo lavoro analizzandolo da diversi punti di vista, evidenziandone plus e minus. In questo modo siamo riusciti a mettere in risalto alcuni elementi che altrimenti potevano passare inosservati.
Avete dovuto giudicare 109 lavori provenienti da 17 paesi diversi. Qual è stato il vostro metro di valutazione? Avete considerato le eventuali specificità culturali oppure avete giudicato in un'ottica esclusivamente internazionale?
Dando per scontato un certo livello esecutivo, abbiamo premiato le idee, che quando valgono sono comprensibili a livello generale, soprattutto se non ci sono profonde differenze culturali tra i paesi coinvolti. Esistono ovviamente delle caratterizzazioni, ma riguardano più il tone of voice della comunicazione che l'idea. I criteri di valutazione sono stati l'efficacia rispetto agli obiettivi, l'interattività con l'utente e l'innovazione. Non abbiamo invece premiato produzioni molto belle e impattanti, ma in qualche modo già viste.
Qual è lo scenario generale della comunicazione Interactive?
L'advertising on-line, i banner pubblicitari, tutto ciò che fino a qualche anno fa veniva realizzato con il solo scopo di stupire, attraverso bellissimi video pieni di effetti speciali, adesso viene pensato per avere un approccio più interattivo: si cercano soluzioni intelligenti per coinvolgere l'utente, senza infastidirlo.
Cosa ne pensa dei social network? E qual è il modo migliore per utilizzarli in comunicazione?
I social network sono media interessanti, Facebook mi ha stupito positivamente. Per utilizzarli, però, non è sufficiente inserire un banner, è necessario creare progetti ad hoc che abbiano senso per il media e per il cliente. I social network sono luoghi di ritrovo ed è necessario lavorare in questo senso creando una brand community, che va però mantenuta viva e sempre in evoluzione, oppure lavorando sulle applicazioni per stimolare le aggregazioni attorno alla marca, ad esempio lanciando dei contest. I social network non vanno 'rivestiti': è necessario interagire con loro.
Come si posiziona l'Italia in questo contesto?
Credo che sia giusto mandare messaggi positivi, ma non possiamo essere consolatori: è evidente che siamo ancora indietro rispetto allo standard. Il nostro livello estetico è buono, ma dobbiamo lavorare di più sull'innovazione: ci manca la capacità di ideare nuove soluzioni.
Può essere colpa del basso budget che i clienti dedicano a questo tipo di comunicazione?
È vero che in Italia abbiamo risorse economiche molto ridotte per i progetti Interactive, ma le buone idee non dipendono dal budget. Lo testimoniano numerosi ottimi lavori che abbiamo giudicato e che sono stati realizzati con costi contenuti. Quali i suggerimenti per le agenzie? Non chiedete troppo all'utente e non siate invasivi. Fate in modo che l'utente possa interagire con i vostri lavori ottenendo qualcosa in cambio in termini di contenuti. Investite sui giovani facendoli partecipare a questo tipo di manifestazioni, perchè confrontarsi con bravi professionisti è davvero salutare.
E per i clienti?
Credeteci di più e date il tempo alle agenzie di sviluppare progetti innovativi. Non considerate l'Interactive un mondo parallelo quasi oscuro: è un media a tutti gli effetti. E non cavalcate le mode: i fenomeni quali Second Life, prima di essere utilizzati, vanno analizzati bene.
In conclusione?
Un'autocritica: ci vuole più sostanza. Bisogna credere di più nell'Interactive, coinvolgendo in maniera proficua il cliente e dando valore ai risultati raggiunti. In Italia esistono alcune realtà e alcune persone che sono di sicuro valore e si stanno muovendo per far crescere questo settore, ma c'è ancora molto da fare.

