Advertising
La pubblicità asiatica in scena al seminario Dentsu
Se il gigante asiatico, o meglio i giganti, spaventano l'economia occidentale, il mondo della comunicazione pubblicitaria non è certo destinata a essere un isola felice. Un esempio lampante di quello che la via asiatica alla pubblicità sarà per il futuro della comunicazione globale si è avuto oggi al Festival di Cannes con il tradizionale seminario Dentsu dedicato alla diversità asiatica. Sala Debussy colma per un seminario che non ha tradito le attese e ha provato a svelare a un pubblico attento e partecipe i segreti di una comunicazione troppo spesso sottovalutata proprio perché lontana, diversa, altra. Know the unknown, appunto, obiettivo dichiarato già nel titolo di un appuntamento che ha colpito nel segno anche grazie all'ironia dei due chiarman che si sono rimpallati, in un gioco dal sapore decisamente glocal, i propri gusti e le proprie preferenze in fatto di chiavi di lettura e soluzioni pubblicitarie.
Akira Kagami, Executive Creative Director di Dentsu , giapponese, e Jimmy Lam da Hong Hong, Chief Editor di Loungyin Review, bimestrale dedicato alla promozione dell'advertising in lingua cinese, hanno scelto di parlare della comunicazione pubblicitaria asiatica nel suo complesso, dimostrando come sia possibile trovare una sintesi nella babele di lingue, culture e religioni che ha caratterizzato da sempre la storia del continente più grande del pianeta Terra. La luce in sala si è accesa su una serie di film dirompenti, a volte anche spiazzanti per il sofisticato gusto occidentale ma non per questo destinati a restare delle celebrities solo nei loro paesi e mercati di origine, almeno a giudicare dal vivace apprezzamento del pubblico.
Un capolavoro su tutti (ma non certo l'unico) arriva dalla Thailandia e racconta la difficile vita di un agente di assicurazioni destinato a essere visto dai suoi potenziali clienti come uno scarafaggio (e diventandolo a tutti gli effetti per l'attonito spettatore) finché improvvisamente non entra nella vita delle stesse persone aiutandole nei loro problemi quotidiani e tornando di colpo a essere per loro una persona come tutte le altre. L'happy end è assicurato mentre la diversità del linguaggio e della scelta iconografica è solo all'apparenza irricucibile. Basta fare un salto indietro di quasi un secolo a quel Frank Kafka che nelle sue Metamorfosi sceglieva di raccontare il cammino di sopravvivenza dell'uomo moderno utilizzando la stessa chiave di lettura. A sei zampe.

