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Speciale Cannes. Paola Manfroni: 'Italia senza ambizioni, i giovani l’ultima speranza'

(Cannes) Paola Manfroni, direttore creativo esecutivo di McCann Erickson e rappresentante italiano nella giuria Film, tenta di spiegare le ragioni della pessima figura rimediata quest’anno, ma non accampa scuse: “Non proviamo neppure a giocarcela con gli altri”. La nostra unica speranza? I giovani, ma chissà se basteranno.

(Cannes) Stanca dopo una settimana di lavoro intenso, ma visibilmente soddisfatta della scelta di assegnare il Grand Prix al film Dove "Evolution", Paola Manfroni, direttore creativo esecutivo di McCann Erickson, difende con convinzione la decisione della giuria in cui rappresentava i nostri colori (vedi anche la video-intervista su http://tgcannes.advexpress.it).

"La campagna 'Evolution' – esordisce –, è cominciata come fenomeno virale e poi è stato pianificata in tv. E' una campagna vera, ha un taglio corporate e non chiede esplicitamente soldi. Per questo credo che la decisione di cambiare la categoria con cui era stata iscritta sia stata giustissima. E' un grandissimo film, non un grandissimo spot: il migliore fra tutti i lavori che abbiamo visto. Non è solo la somma di una grande idea e di un'ottima realizzazione. E' qualcosa di più. Quello che ci insegna è che oggi un annuncio pensato per la tv, per quanto fatto benissimo, nasce già sapendo di non avere futuro".

Una lezione che probabilmente trova l'Italia molto indietro...

"Non si direbbe... Ma io so che nella mia agenzia noi lavoriamo già così: i clienti non ci chiedono spot ma idee 'transformational' – capaci di trasformarsi, non di adattarsi – a seconda dell'uso che ne dobbiamo fare. Ecco perché la media neutrality è fondamentale".

Di fronte alla sconsolante figura italiana, probabilmente la peggiore di sempre, Paola Manfroni non accampa alibi o scuse.

"La responsabilità è enorme e va condivisa da tutti: clienti, agenzie, case di produzione. Nessuno di questi sembra avere la minima ambizione di giocare sullo stesso terreno degli altri paesi. Non ci proviamo neppure. E quest'anno c'è per di più l'esempio di Procter & Gamble e di Unilever, che hanno meritato ori e Gran Prix... Perché Barilla e Fiat – solo per citare due dei più grandi investitori italiani – non ci sono?".

E ancora...

"Chi non vince ma entra in shortlist la considera spesso come un premio – dice infatti Manfroni –, ma è forse il caso di chiarire le idee sulla questione. La lista è determinata da una media puramente matematica: è fatta semplicemente dall'11% degli spot più votati in ciascuna categoria – anche se il voto è bassissimo..."

Il riferimento è ai due lavori italiani entrati in shortlist?

"E' un discorso più generale – precisa –, ma va comunque detto che le nostre cose non sono mai state neppure vicine alla zona medaglie..."

Per fortuna ci sono i giovani...

"Sono contentissima del risultato delle due ragazze di United" sorride finalmente Manfroni. "Con un telefonino, un computer e 48 ore di tempo hanno realizzato un film bellissimo sul tema dell'ambiente! Un oro meritato".

Ma un briciolo di amarezza torna a serpeggiare.

"Anch'io ho vinto il mio primo leone da giovane, con il film Rai 'Ricevuta Fiscale'... E così molti altri miei colleghi. Poi invecchiamo e non vinciamo più. Forse perché invece di avere come obiettivo farsi notare ed essere 'oustanding', cerchiamo soltanto di non sbagliare troppo".

Tommaso Ridolfi