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Barbella-Facebook: alla faccia della libertà di espressione in Rete...

La decisione del più importante social media di oscurare la pagina Advertown di Pasquale Barbella su segnalazione del Cenacolo di Studi della Civiltà Cristiana Attilio Mordini fa riflettere sul ruolo del sito fondato da Mark Zuckerberg: un minuto prima piazza virtuale planetaria dello scambio di idee, un minuto dopo 'grande fratello' che oscura su richiesta, senza un filtro critico.
E' un'assurdità. Eppure, nell'era di Internet e della massima libertà di espressione succede che uno dei padri della pubblicità italiana come Pasquale Barbella, famoso per la sua rettitudine morale, etica e professionale, venga 'radiato' da Facebook semplicemente in seguito alla segnalazione di un'associazione, il Cenacolo di Studi della Civiltà Cristiana Attilio Mordini. Capire come è andata la faccenda, per molti aspetti gravissima, può fare riflettere sulla società dell’informazione che tutti noi stiamo costruendo.

Il caso è questo, come descritto da Marco Ferri nella sua rubrica Cappuccino & Cornetto su ADVexpress: "Barbella circa un anno fa apre una pagina su
Facebook, intitolata Advertown. Su questa pagina, come una sorta di archivio collettivo, vengono pubblicati annunci e campagne pubblicitarie che hanno
fatto la storia dell’advertising mondiale. Ad uso e consumo di studenti di scuole di pubblicità e di giovani creativi che lavorano nelle agenzie di
pubblicità italiane, Barbella e altri pubblicitari di lungo corso, stimolavano la pubblicazione di esempi di comunicazione commerciale, un modo di tener
viva la 'memoria storica' della buona pubblicità. Una iniziativa innocua, se volete ingenua, niente di più di quello che si è visto negli annual, ciò quei libri
compilativi che raccolgono campagne premiate come le migliori".

Peccato che Facebook, su indicazione dell'associazione romana, abbia provveduto a bloccare in un primo tempo Advertown, con l'accusa di aver pubblicato elementi (imprecisati) che violavano i diritti del Cenacolo suddetto e, successivamente, dopo la richiesta di spiegazioni in merito, anche l'account di Barbella.

Un caso che suona come un paradosso in un'epoca in cui tutti non fanno altro che osannare i social network come spazi di libera conversazione, come dimostrano gli innumerevoli messaggi postati ogni giorno su blog, community e siti web. L'episodio è ancor più assurdo se si considera la motivazione che l'ha scatenato. Come ha infatti spiegato ad ADVexpress Giuseppe
Passalacqua
, socio del Cenacolo di Studi della Civiltà Cristiana Attilio Mordini, nonchè massimo studioso del pensiero del teologo, a infastidire l'associazione sarebbe stata una pagina di Advertown in cui appariva un ritratto di Mordini, corredato da una breve biografia, associato a delle immagini che nulla avevano a che fare con il teologo. "Non era nostra
intenzione oscurare l'intero gruppo - ha dichiarato Passalacqua -, abbiamo semplicemente seguito la procedura indicata dal social network per segnalare
il nostro dissenso. Il nostro obiettivo era semplicemente eliminare dalla rete soltanto la pagina in questione". Troppa grazia Sant’Antonio...

Da parte sua Pasquale Barbella fino ad oggi non aveva ricevuto alcun chiarimento in merito, né dal Cenacolo né da Facebook, che si era limitato a invitarlo a interpellare direttamente la controparte per risolvere la questione. Contattato da ADVexpress, il noto pubblicitario si è espresso in questi termini sulla vicenda: "Avevo già qualche sospetto sul fatto che fossimo ancora nel Medio Evo, ma non credevo fino a questo punto. Quando sono stato censurato ho subito pensato a una questione di diritti, invece, a quanto pare, il problema è diverso. Il fatto è che io non sapevo chi fosse Attilio Mordini fin quando non è scoppiato il caso e non ho idea di quale sia l'immagine a cui Passalacqua si riferisce. L'unica spiegazione è che qualcun
altro abbia postato sulla mia pagina la foto che ha infastidito l'associazione, ma onestamente non ne so nulla".

Il caso ha scatenato una serie di reazioni a catena, in difesa di Barbella: da Marco Ferri a Pasquale Diaferia, all'ADCI (vedi notizia correlate). E Facebook? Il social network va in vacanza. Alla richiesta di informazioni da parte di ADVexpress, l'ufficio italiano risponde dichiarando che il portavoce è irraggiungibile per tutta la settimana. Peraltro, questa non è l'unica patata bollente che Facebook dovrà gestire. Come è stato segnalato oggi alla nostra estata, infatti, esiste almeno un altro caso strano di censura: si tratta della agina fan di una campagna contro la violenza sulle donne, realizzata da aatchi & Saatchi. Un gruppo antifemminista, dopo averla presa di mira cn continui post, l'ha fatta cancellare dal social network.

Insomma, da oggi sembra sia facilissimo e immediato, senza alcuna verifica, mttere il bavaglio su Facebook a qualcuno che non la pensa come te, e questa non è certamente una bella notizia per la democrazia e la libertà di espressione.
Attendiamo una risposta dalla sede italiana del secondo sito al mondo dopo Google, ovviamente vacanze permettendo.