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IAB Forum. C.Anderson: lunga vita a Internet!
Chris Anderson, chief editor di Wired, chiede "scusa" per il titolo dedicato alla morte del web e sottolinea, come già affermava il contestatissimo articolo della sua rivista, che Internet in realtà è viva e vegeta. Ma rischia di "chiudersi"... Ma è nei tablet che si può vedere quale sarà il futuro dei media.
Fin dal titolo, il suo ultimo saggio - "The Web Is Dead" - apparso a settembre sulla rivista che dirige, ha creato numerose polemiche. La stessa headline scelta da IAB Forum per la comunicazione dell'evento e apparsa sull'edizione italiana di Wired - "The Web Is... alive" - suona in buona parte come 'risposta' alla provocazione di Chris Anderson: che oggi ha parzialmente chiesto scusa per quel titolo, sottolinenado come in realtà, nella sua versione completa, il titolo stesso proseguiva con l'augurio di una "lunga vita a internet". E nel corso del suo intervento milanese di questa mattina ne ha spiegato estesamente le ragioni.
"Internet è ovunque. Il web ne è solo una parte, un'idea, un'applicazione... Un protocollo aperto che però ha poco a che fare con i nuovi device e le nuove piattaforme che si sono evolute da quando è nato. Il primo è stato l'iPhone, la cui interfaccia customizzata sul modello delle app ha semplificato l'esperienza degli utenti ma ha chiuso le 'pareti' del sistema. Lo stesso sta accadendo con l'ingresso di internet nei salotti (le game station, i tv connessi), che non passa attraverso 'il web'. Così anche i tablet, iPad in testa, permettono di navigare il web ma sono sempre più utilizzati anch'essi attraverso app. Google non riesce a vedere tutto ciò, così come non riesce a vedere - o quanto meno vede solo molto parzialmente - ciò che c'è dentro Facebook o Twitter..."."La morte del web non è affatto il mio auspicio - ha proseguito -: al contrario, spero che in qualche modo tutte queste stanze separate riescano in futuro ad essere collegate, interconnesse. Ma non è questo il trend che possiamo osservare, almeno negli Stati Uniti, dove il traffico e il tempo di ciò che si 'consuma' su internet sta radicalmente cambiando. I driver principali sono il video (Netflix, che in Europa non c'è, vale il 20% del traffico totale in alcuni momenti di picco!) e i i giochi multiplayer: tutte cose che usano internet ma non il web".

In Europa, ammette infatti Anderson, le cose stanno andando diversamente e di fatto l'uso del web è in crescita. Emergono però diverse strategie e situazioni. "Dai browser si passa alle app; google, che ha risposto al modello iPhone con Android, punta a mantenere il suo ruolo ma non è detto che ci riuscirà; dal 'free' del web si passa al 'freemium', dove gratis c'è un contenuto di base mentre i contenuti più approfonditi e di qualità sono a pagamento; dal javascript si passa al linguaggio objective c, sviluppato da Apple per le apps; dall'html all'xml. Sono tutte situazioni e strumenti tattici dei due mondi diversi, uno aperto e l'altro chiuso".
Sul piano dei trend più strategici, prosegue ancora Anderson, "Il web è morto per i contenuti premium, per il rich media mobile, per il salotto e per le nuove piattaforme (Facebook ecc.). Ma il web continua a essere vivo per le community, per la comunicazione social, per l'e-commerce, per i contenuti della coda lunga come per quelli amatoriali... E forse anche per l'Europa".
Il chief editor di Wired si è poi concentrato in particolare sul fenomeno dei tablet, che potrebbero assumere, anche se è ancora troppo presto per dirlo con assoluta certezza, il vero futuro dei media: "Ciò che vediamo è che il loro arrivo sta causando un 'reset' del comportamento dei consumatori, come dimostrano almeno tre fatti"."Il primo è il loro numero, che entro il 2011 si prevede supererà i 15 milioni.
Il secondo è che le persone gli dedicano molto tempo, come dimostra ciò che è accaduto finora con l'esperimento della nostra rivista in versione iPad: se alla versione cartacea dedicano mediamente un'ora, il sito web totalizza 3 minuti, l'app per iPhone 45 minuti e quella per iPad 100 minuti. Probabilmente, passato l'effetto novità, i numeri dei device mobili scenderanno, ma sono convinto che rimarranno molto più alti di quelli del web e alla pari di quelli della carta".
"Terzo, e non meno importante, le persone sono disposte a pagare per tutto ciò. Anche in questo caso, come testimoniano i reclami che riceviamo, ci sono problemi da risolvere: il prezzo troppo alto, l'impossibilità di stipulare abbonamenti, la mancanza di sconti per chi è già abbonato alla versione cartacea, le dimensioni dei file, la richiesta esplicita di ulteriori innovazioni...".
Tutto ciò che si può fare oggi su iPad - animazioni, video, audio, ecc. - era già in realtà fattibile sul web: "Ma la differenza è che nessuno fino a oggi era riuscito a ottenerne un ritorno economico e commerciale. Il successo delle app è nel loro confezionamento e nel design. Il problema che abbiamo di fronte è come trasportare questo modello sul web e come renderlo 'trovabile'. Serviranno nuovi modelli di business, capaci di sfruttare gli stessi contenuti, in modalità diverse su tutte le fasce di audience e attraverso diversi segmenti di prezzo. Il vero vantaggio di tutto ciò è che permetterà agli editori di riequilibrare le nostre fonti di revenue fra consumatori e utenti pubblicitari. E questo sarà più salutare per tutti".
Tommaso Ridolfi

