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IAB Forum: il ruolo delle Istituzioni per lo sviluppo della Rete

Siamo o non siamo - come scrive L’Espresso di questa settimana - un paese per Internet? Riccardo Luna (nella foto), direttore responsabile di Wired, lo ha chiesto ai partecipanti della tavola rotonda "Il futuro dell'economia digitale in Italia", riprendendo le fila del discorso tracciato nel suo intervento d’apertura dal presidente di IAB Italia, Layla Pavone.
Dei temi posti al centro dell’attenzione da Layla Pavone nel suo speech di apertura si è discusso nella tavola rotonda "Il futuro dell'economia digitale in Italia", moderata da Riccardo Luna (nella foto a fianco), direttore responsabile di Wired, cui hanno partecipato Paolo Gentiloni, Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, Marco Pierani, responsabile relazione esterne istituzionali Altroconsumo, Luigi Perissich, direttore generale di Confindustria Servizi Innovativi, Bruno Dapei, presidente del Consiglio Provinciale di Milano, e Carlo Poss, presidente di FCP-Assointernet.

Aprendo il dibattito, Luna ha raccontato un episodio simbolico, quello di Lorenzo Thione, italiano che a 22 anni (oggi ne ha 30) si è trasferito negli Stati Uniti, ed è la forza alla base di Bing. La società da lui fondata è infatti stata acquistata da Microsoft per circa 100 milioni di dollari con l’obiettivo di costruire il nuovo motore di ricerca concorrente di Google. “Se un italiano vince 100 milioni al Superenalotto - ha detto però Luna -, tutti i quotidiani e i telegiornali si scatenano con foto, interviste, servizi e ricostruzioni di amici e familiari. Se quei soldi li guadagna con il frutto del suo lavoro e del suo cervello non interessa a nessuno”.

È vero, a quindi chiesto ai partecipanti al dibattito, che il 'Sistema Italia' e in particolare le forze politiche sono scarsamente interessate a Internet e ai suoi risvolti sull’economia reale del paese?
“L’establishmente politico e mediatico - ha risposto Gentiloni - sicuramente non ha una chiara consapevolezza della Rete. Ma non è vero che ci siano poca attenzione o sensibilità. Altrettanto sicuramente la distanza si sta accorciando e si accorcerà sempre più, ma non c’è dubbio che siamo in ritardo”.
Molto più pessimista Pierani: “No. Non siamo un paese per Internet, ed è sconfortante. Il viceministro Romani ha annunciato finanziamenti, ma nessuno sa ancora come verranno effettivamente spesi quei soldi. E in ogni caso non basta. Quella che manca è la capacità di guardare avanti”.

Invitato da Luna, Perissich ha provato a fare il punto della ‘Italia 2.0’, anche in questo caso con più ombre che luci: “Il 50% degli italiani non è su Internet, e cosa ancor più grave in buona parte si dice non interessata neppure. Poche imprese, in particolare fra quelle di piccole e medie dimensioni, associano l’innovazione digitale allo sviluppo del business. Poi c’è la Pubblica Amministrazione, che dovrebbe avere un ruolo fondamentale, ma che fino a oggi ha lavorato molto e bene sulla ricchezza dei contenuti - come nel caso dei Comuni - ma poco o nulla sulle procedure interattive. Lo stesso la scuola, che continua a tenere la tecnologia anche fisicamente lontana dalle aule e dalla didattica. Per finire con la Sanità, dove l’uso dell’ICT e della telemedicina potrebbero assicurare allo stato un risparmio fino al 10% della spesa sanitaria nazionale”.
Anche i progetti che ci sono, ha ribadito il direttore generale di Consindustria Servizi Innovativi, devono ancora essere finanziati: quello sulla banda larga del viceministro Paolo Romani da 1.471 milioni di euro entro il 2012; quello sull’industria da 990 milioni fino al 2015; quello per l’eGovernment del ministro Brunetta che parla di 1.380 milioni dei quali solo 248 sono stati finora stanziati… Il tutto senza tener conto del grande sostegno che il settore del digitale potrebbe dare in termini di poccupazione.

Dapei ha sottolineato come Internet non abbia bisogno di ‘sostegni’, perché “Al contrario, il suo ruolo è quello di far crollare gli alibi di chi li chiede”. Il suo ruolo politico lo ha poi portato a spiegare che in un paese come l’Italia i 5 o 6 mesi di tempo perché il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) deliberi sui finanziamenti stabiliti da una legge non possono e non devono far gridare allo scandalo.
Ma come altri politici non ha forse tenuto in debito conto il fatto che online e digitale viaggiano in tempo reale: tanto che all’invito di Luna di provare a telefonare o a scrivere al CIPE stesso per avere informazioni, gli utenti del web che seguivano la diretta streaming della tavola rotonda hanno aderito massicciamente, riportando in diretta, via Twitter i risultati dell’iniziativa: centralini telefonici irraggiungibili e mailbox in overload…

Alla domanda su quali dovrebbero essere i compiti delle istituzioni e della politica per far crescere Internet, l’ex minsitro alle comunicazioni Gentiloni ha risposto con tre ‘slogan’: “Completare la possibilità di accesso estendendola a tutti i cittadini, anche se, almeno inizialmente, a velocità più basse, nell’ordine dei 2-6 Mbit/s. Accelerare lo sviluppo delle reti di prossima generazione - compito che solo in parte spetta agli operatori - partendo almeno dalle 10/15 aree metropolitane principali d’Italia e coinvolgendo, per esempio, le aziende municipali multi-utility. Terzo - ha concluso - ‘lasciare in pace la Rete’, lasciando cioè da parte, perché troppo pericolosi, tutti i tentativi di regolamentarne la governance e la neutralità”.

Layla Pavone ha però obiettato a Gentiloni che una regolamentazione della Rete potrebbe essere tranquillamente accettabile purché proveniente dal basso: “Sono d’accordo con la commissaria europea Viviane Reding quando sostiene che servono delle norme ma non restrittive - ha dichiarato il presidente di IAB Italia -. Non potendo per ovvie ragioni consultare l’intero universo che frequenta Internet, basterebbe rivolgersi agli esperti, alle associazioni che da anni lavorano su queste tematiche. La regolamentazione non mi spaventa perché non ci vedo la voglia di ostacolare la Rete. Quello che manca è però l’interesse a capirla”.

Una ventata di concretezza è arrivata infine da Carlo Poss, che ha elencato alcune semplicissime cose attuabili immediatamente dalla politica e dalle istituzioni per favorire la crescita del web: “Abbassare l’IVA della pubblicità politica su Internet, che oggi è al 20%, allinenadola a quella del 4% vigente per tutti gli altri media. Rivedere con urgenza la legge Mammì di quasi 20 fa, almeno nella parte che riguarda le quote di ripartizione degli investimenti pubblicitari della Pubblica Amminstrazione: oggi Internet ‘rientra’ nel calderone del 25% che dovrebbe essere destinato alla tv, ma chi ha mai visto un centesimo?”.

Oltre all’incentivazione della navigazione nelle famiglie, il presidente di FCP-Assointernet ha poi auspicato una grande campagna nazionale per la promozione dell’e-commerce e dell’uso della carta di credito o di altri strumenti di pagamento online, magari finanziando le spese di spedizione e rendendole gratuite per chi fa un acquisto sul web.
“Le nostre aziende credono nel web da 10 e più anni, e continueranno a crederci e a lavorarci. Chi non ci crede, non lo capisce e dimostra disinteresse sono il presidente del consiglio o il viceministro Romani, che non ha caso non è presente. Ecco come si spiega il caso dell’unica campagna pubblicitaria di promozione del turismo in Italia andata in onda su tutte le televisioni europee - ha concluso Poss -. È evidente che siamo l’unmico paese al mondo che non ha capito come si fa comunicazione in questo settore”.

Tommaso Ridolfi