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Digital

IAB Forum. Le strategie per attuare la mossa del cavallo

Una scarsa formazione sui temi digitali a livello manageriale, metriche e strumenti di profilazione non adeguati al mercato odierno e, in generale, una mancanza di standardizzazione: queste alcune delle caratteristiche del mercato della comunicazione digitale emerse dall’Osservatorio IAB/Accenture, che individua alcune soluzioni per dare a questo comparto un'ulteriore spinta in avanti.
Fare la mossa del cavallo, come a scacchi: cercare cioè di fare un salto in avanti nello sviluppo del web come strumento di comunicazione e piattaforma di investimenti pubblicitari. “Questo è quello che deve fare oggi il comparto della comunicazione digitale per arrivare dal miliardo di oggi all’obiettivo di 3,2 miliardi di investimento nei prossimi tre anni - ha esordito Salvatore Ippolito (nella foto a sx), vice presidente IAB Italia alla sessione plenaria di questa seconda mattina dello IAB Forum -. E’ più che di mossa, sarebbe meglio parlare di corsa, come un cavallo senza briglie”.
Per identificare quali siano le migliori strategie per arrivare a questo traguardo IAB ha commissionato ad Accenture la realizzazione di un osservatorio, che aiuta a delineare un quadro esaustivo sui punti sentiti oggi come più urgenti e problematici dagli operatori della filiera della comunicazione online. L'indagine, giunta alla terza edizione, ha l'obiettivo di monitorare il mercato dell’advertising e della comunicazione digitale italiano, per rilevare i principali trend evolutivi, attraverso una survey condotta tra i soci IAB e 8 workshop tematici con rappresentanti di tutti gli attori del mercato. 
L’analisi effettuata da Accenture e presentata oggi, comparando il mercato italiano con mercati più maturi come quello Nord Americano, evidenzia come i dati di crescita in Italia siano inferiori alle potenzialità, con un ritardo di circa 4 anni. Secondo Accenture, il mercato del digital advertising italiano potrebbe raggiungere un upper bound del valore di 3,2 miliardi di € e uno share sul totale del settore pari al 30%, assumendo che riesca a recuperare nei prossimi anni il gap attuale con gli Stati Uniti.

 
I dati dell’Osservatorio
L’indagine che ha coinvolto numerosi attori della filiera della comunicazione, ha individuato quelle che sono sentite come piattaforme fondamentali per la crescita.
“Il primo elemento, la formazione, è un punto centrale - ha spiegato Federico Rampolla (nella foto a dx), partner e responsabile per l’Italia Accenture Interactive -.La difficoltà più sentita è trovare manager di alto livello competenti in materia digitale”. Manca cioè ai livelli di management una diffusione di competenze adeguate per operare in questo ambito: per questo motivo è necessario creare un ecosistema della formazione, che favorisca la crescita professionale e parallelamente la condivisione di successi.
Il secondo ambito messo in luce dal’osservatorio è quello del buy & sell, caratterizzato oggi da modelli di vendita tradizionali e non adeguati, da una polverizzazione degli attori e dalla mancanza sul mercato italiano di modelli ad elevata automazione e standardizzazione gi presenti su altri mercati. I drivers per uscire da questa situazione sono dunque, ancora una volta la formazione, accompagnata da un’adozione delle moderne tecnologie.
Altro punto focale è la multimedialità, che implica una necessaria integrazione fra tecnologia e marketing, considerata dall’85% degli intervistati un aspetto importante. “L’integrazione interessa vari livelli - continua Rampolla -: i processi, i team che devono essere multi-competenze, le metriche comparabili, e le piattaforme tecnologiche”.
Il 50% degli intervistati, poi, ritiene che la classificazione di profilazione sia oggi non sufficiente e addirittura il 72% pensa che la mancanza di strumenti e di metodologie sia un freno non trascurabile. “mancano soprattutto delle raccolte dati integrate, una standardizzazione e una condivisione di modelli, oltre a una normativa condivisa in merito”, continua Rampolla.
Non poteva poi mancare come argomento quello relativo alle metriche: un fronte questo su cui molti passi sono stati fatti (basti pensare alla misurazione Audiweb), ma che continua a presentare alcune zone d’ombra. Se infatti per la tv esiste l’unità di misura del GRP, per il web vengono invece utilizzati due modelli diversi, a seconda che si parli di campagne di performance o invece di display advertising. In particolare per questa seconda tipologia esistono ancora oggi in Italia non poche iniziative individuali. Per entrambe, comunque, mancano oggi delle metriche condivise, e dei benchmark di settore.
Infine i formati: un fronte questo che vede i social e video in forte crescita, lo sviluppo di nuovi formati, e un’evoluzione del display tradizionale che ultimamente aveva subito una forte contrazione. Rimane però, come gap, un utilizzo diffuso di formati standard, e una proposta disorganica dei quelli disponibili sul mercato. Anche su questo fronte, dunque, la parola d’ordine è standardizzazione e catalogazione.
 
L’impegno concreto di Iab
“Su tutti questi fronti IAB è oggi impegnato in prima linea - ha spiegato Ippolito -.IN particolare per la formazione volgiamo fare dialogare i digital natives con il C level, quello dei manager. Per questo, in collaborazione con Upa, svilupperemo nel prossimo futuro degli incontri congiunti”. Anche per quanto riguarda la multimedialità la parola chiave è formazione: si deve infatti, secondo Ippolito, arrivare grazie a formare una nuova figura di CMPO. “Non più solo Chief Marketing Officer, ma Chief Multimedia Officer, una figura che leghi tutti gli aspetti correlati a queste questioni”.

Ilaria Myr