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IAB Forum. R.Binaghi: la regola del 15

Più 15% di crescita nel 2010, e lo stesso nel 2011, 2012 e 2013 (per un totale cumulato di quasi il +50%). Per arrivare alla fine a una share del 15% sul totale investimenti pubblicitari. Queste le stime formulate oggi da Roberto Binaghi, presidente di IAB Italia, in apertura dello IAB Forum.
10.000 iscritti (+40%) rispetto all'evento dello scorso anno, 110 espositori e una superficie di 5.000 metri quadri (+100% vs. il 2009), 300 giornalisti accreditati: sono gli stessi numeri di questa ottava edizione di IAB Forum a dimostrare che il web (o almeno Internet) è più che vivo e gode di buona salute. Il convegno di apertura della prima giornata è servito, una volta di più, a ricordare come quello dell'online sia, in questo momento, un settore trainante per gli investimenti pubblicitari. L'unico che è cresciuto nel 2009 e quello che più di tutti ha ripreso la sua corsa anche nel corso del 2010.

Le stime Nielsen, ha ricordato il presidente di IAB Italia, Roberto Binaghi, indicano infatti una chiusura d'anno a 8,9 milioni di euro contro gli 8,6 del 2009, per una crescita del +3,2% che si confronta con il secco -8,5% registrato sul 2008: "La nostra previsione - ha sottolineato - è che il web chiuderà il 2010 con un +15%, raggiungendo una share sulla spesa pubblicitaria complessiva dell'11% e la cifra significativa di 1.000 milioni di euro di investimenti online. Una crescita derivata dalla progressiva acquisizione di quote, e per questo ancora più importante e solida".

Spingendosi ancora più in là, Binaghi ha 'azzardato' previsioni fino al prossimo triennio: "Una specie di regola del 15 - ha proseguito infatti - che vedrà internet crescere ancora mediamente del +15% anno su anno fino al 2013, per un totale cumulato del +50% (rispetto a un mercato che complessivamente potrebbe crescere fra il +10% e il +12% nello stesso periodo), arrivando a un totale di spesa di 1,5 miliardi di euro e a una quota di mercato del 15%".

Sono numeri che invogliano a stappare una bottiglia, ha scherzato il presidente di IAB Italia, ma come sempre quando il bicchiere si riempie a metà resta da decidere se è mezzo pieno o mezzo vuoto... Il confronto con gli altri paesi, per esempio, ci vede in molti casi in netto ritardo, per due ordini di motivi: esogeni, un gap culturale e la mancanza di infrastrutture adeguate; ed endogeni, un gap formativo e il percepito del mercato. Sul primo fronte - ha spiegato Binaghi -  è un dato di fatto che la penetrazione di Internet sulla popolazione italiana (52%) è ancora lonatana da paesi avanzati come Stati Uniti (77%) o Gran Bretagna (82,5%). In partiocolare su un segmento come gli over 55 ci fermiamo al 36% - come Cipro e la Grecia - mentre la classifica europea è guidata dall'Olanda con il 67%, la Svezia con il 65% e il Regno Unito con il 53%. Ancora, in Italia ci sono in totale 4.000 punti di accesso al wi-fi rispetto ai 75.000 americani, ai 28.000 inglesi o ai 30.000 francesi.

Sul secondo fronte, Binaghi ha portato come esempio il numero di investitori sull'online: "Come indica Nielsen, gli utenti pubblicitari nel periodo gennaio-agosto sono cresciuti del 27% sullo stesso periodo dell'anno scorso. Ma... quelli che hanno investito online sono solo il 15,8%, e l'8% di tale quota vale da solo l'80% del mercato. In pratica l'1,3% degli investitori, ossia grosso modo 200 aziende, fanno quasi il totale degli investimenti web italiani!"
Lo stesso per quanto riguarda i settori merceologici: sono pochi quelli che hanno cominciato a crederci davvero, e anche per quelli che ci sono l'investimnento rappresenta comunque una quota minoritaria. "Ci sono meno 'piluccatori' rispetto a due anni fa - ha commentato Binaghi -, qualcuno ha cominciato a fare un 'brunch', ma ancora siamo lontani da chi si siede a tavola per un pasto completo...".

Il vero peccato, ribadisce Binaghi, è non aver ancora fatto capire e apprezzare al mercato il fatto che internet è ormai un media ecumenico, che i numeri comunque li ha già: a settembre 2010 gli utenti attivi erano oltre 24 milioni, +11% sul 2009; sui target evoluti - i giovani, i redditi medio-alti, le persone di elevata scolarizzazione - la penetrazione è ormai pressoché totale. Ecco quindi che il duplice mandato che IAB Italia intende darsi è da un lato creare e favorire le condizioni per lo sviluppo per continuare a correre velocemente, ma dall'altro anche capitalizzare e stabilizzare quanto di buono è già stato fatto ma che forse non è stato sufficientemente trasferito al mercato.

Soffermandosi brevemente sulle cose da fare "in futuro", Binaghi ha ricordato le sfide rappresentate dai social network e dai device mobili: non perché non siano già realta consolidate - come i numeri dimostrano ampiamente - ma perché in ambedue i casi vanno ancora identificate le modalità più corrette per utilizzare correttamente l'enorme quantità di tempo e persone dei primi e ciò che i secondi mettono a disposizione in termini di tecnologie.

"Il ruolo di IAB Italia - ha concluso Binaghi - sarà quello di interpretare i driver della crescita non solo sul lungo termine ma anche già da oggi in aree quali la formazione, la domanda e l'offerta, l'integrazione multimediale, la profilazione dei target , le metriche e i formati... Perché quello che succederà dipenderà, molto, anche da noi".

Tommaso Ridolfi