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IAB Forum Roma/4. Ippolito: Internet si prepara alla maturità
Come il presidente Roberto Binaghi, anche il vicepresidente di IAB Italia, Salvatore Ippolito, ha evidenziato la discrepanza fra la percentuale di tempo assorbita da Internet e quella degli investimenti che le aziende vi dedicano, ma si è dimostrato ottimista per una sua rapida crescita e maturazione.
Nel suo intervento allo IAB Forum di Roma, Salvatore Ippolito, vice presidente di IAB Italia, ha ripreso e amplificato il tema degli investimenti online, evidenziando ulteriormente la discrepanza fra il time budget della popolazione italiana attiva sul web e la quota di budget pubblicitario che invece le aziende dedicano al mezzo. “Di più - ha sottolineato Ippolito - non c'è 'coerenza' fra il totale investimenti in comunicazione per settore merceologico e il rispettivo investimento online: confrontando i dati ci si accorge immediatamente che su Internet mancano all'appello alcune delle merceologie top spender sugli altri mezzi, le più evidenti delle quali sono alimentari, bevande e abbigliamento”.Riprendendo poi la definizione di 'piluccatori' con la quale l'attuale presidente di IAB Italia, Roberto Binaghi, aveva identificato 2 anni fa le categorie che, alle spalle dei primi, stavano sperimentando il mezzo, Ippolito ha osservato come queste abbiano fatto passi avanti e siano cresciute, proporzionalmente, passando dallo 'snack' al 'quick lunch', augurandosi che presto arrivino a consumare un pasto completo...
| Aziende utenti | Investimento Medio | |
| Periodici | 11.229 | 73.000 euro |
| Quotidiani | 6.871 | 103.000 euro |
| Radio | 1.086 | 401.000 euro |
| Tv | 1.292 | 3.173.000 euro |
| Internet | 2.635 | 101.000 euro |
Ippolito ha quindi raccontato quante sono e come investono le aziende già attive sul web: “Esclusa la search, gli utenti di Internet erano 1.747 nel 2005, sono diventati 1.998 nel 2006, 2.335 nel 2007, e 2.627 nel 2008. Ma il trend di crescita si è ormai quasi appiattito, e nel 2009 sono state 2.635, per un investimento medio di circa 101.000 euro ciascuna. Sembra essere superata l'ottica stand alone che ha caratterizzato a lungo il settore, e nel 2009 solo il 36% ha utilizzato l'onine come mezzo esclusivo, mentre il 64% lo ha fatto all'interno di una strategia di comunicazione multimediale”.
Tutta la vita davanti
Come i protagonisti dell'omonimo film di Paolo Virzì, Internet è un giovane adulto che ha davanti a sé tutta la vita: “Non è ancora pienamente maturo, ma non è più il bambino in fasce con cui lo si ritraeva fino a poco tempo fa. Sta entrando nel mondo dei grandi, del lavoro, e lo fa con basi solide: l'online è parte del mix per la maggioranza delle aziende - ha aggiunto Ippolito, spiegando la metafora -; la sua frammentazione e la coda lunga non sono sue esclusive ma colpiscono sempre più anche tutti gli altri mezzi; i modelli di business di fenomeni come il video e i social network sono appena nati; i top spender devono ancora investire significativamente sul mezzo; e guardando più avanti, al 2020, il mobile sarà il primo e principale strumento di connessione”.
Tutto questo alimenta però alcuni interrogativi, sintetizzabili in cinque domande cui ancora non si è data una risposta definitiva.
La natura di Internet è quella del branding o del response? In un'era che oggi ci sembra preistorica la comunicazione si divideva in Above e Below The Line: Internet è invece la vera chiave dell'Across The Line, capace di adattarsi di volta in volta alle esigenze di comunicazione diretta come di brand awareness.
C'è poi la questione creativa: come si fa vera innovazione? Oltre alla standardizzazione dei formati, core mission di IAB, è necessario caratterizzare anche qualitativamente le impression - proprio attraverso la creatività - per non perdere tutto il loro valore.
Va affrontato anche il problema delle metriche: quali sono quelle che servono davvero? Su quali basi è possibile trovare un linguaggio comune fra operatori e aziende? Prendendo spunto dai GRP's televisivi e citando ricerche delle sedi americana e inglese dello IAB, Ippolito ha sottolineato come questi si siano spostati sempre più dalla copertura alla frequenza, e come proprio con Internet sia possibile recuperare parte della reach perduta a fronte di investimenti più bassi.
Il quarto e il quinto tema sono strettamente legati fra loro e riguardano la crossmedialità e le tempistiche di pianificazione: se, come indica il dato già citato del 64% degli utenti multimediali, siamo già sulla buona strada per risolvere la prima questione, per sua stessa natura il digital dovrebbe integrarsi completamente e fin dall'inizio nei piani e nelle strategie di comunicazione.

