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Iab Seminar/1. Social media ed editoria: sfida, ma anche opportunità

Allo Iab Seminar 'Social Media e Editoria Online: relazione virtuosa o pericolosa?’ protagonista è stata la convivenza fra editoria classica e i sempre più diffusi social media, che contano oggi in Italia più di 19 milioni di iscritti. "Una coesistenza possibile e anzi necassaria", ha commentato Layla Pavone, presidente IAB Italia e managing director di Isobar Communications.

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Uno scenario della comunicazione in continuo mutamento impone oggi riflessioni profonde sul rapporto fra il ‘vecchio’, dominante fino a poco tempo fa, e il ‘nuovo’ che avanza rapidamente. In particolare, quello del rapporto fra l’editoria tradizionale e quella online è un tema di grande attualità, in un’epoca in cui la stampa tradizionale perde inesorabilmente quote di fruitori, e in cui il web è sempre più utilizzato da ampie fasce di popolazione, con i social media a fare la parte del leone.
 
Non a caso IAB Italia ha dedicato a questo argomento un seminario tenutosi oggi a Milano e intitolato ‘Social Media e Editoria Online: relazione virtuosa o pericolosa?’. Questi mutamenti in atto stanno avendo un sempre maggiore impatto sul business editoriale, che, secondo quanto emerge dai lavori della giornata e dagli interventi dei relatori, dovrà necessariamente prevedere modelli innovativi e dinamiche flessibili rispetto alle esigenze dei consumatori. Accanto alle classiche professionalità giornalistiche, ad esempio, si affiancano i lettori-autori che fanno da commentatori e amplificatori delle notizie stesse che anzi, già oggi, circolano dapprima in rete, poi attraverso le agenzie, e, infine, sui mezzi tradizionali come i quotidiani. E, poiché i lettori saranno sempre più online, la sfida per gli editori è proprio quella di individuare e cogliere le opportunità offerte dalla rete per consolidare la loro autorevolezza e il
loro vantaggio competitivo dato dalla competenza e dall’expertise. In questo contesto, i social media possono ricoprire ruoli diversi: competitor degli editori, ma anche alleati in qualità di produttori di contenuti o driver per la diffusione dei contenuti stessi.
 
“E’ un dato di fatto che oggi la fruizione delle news passi sempre di più dal web - ha spiegato Layla Pavone (nella foto), presidente IAB Italia e managing directori di Isobar Communications -. Da una recente ricerca condotta da Nielsen Online e insight consulting, infatti, emerge che il 92% delle news vengano fruite dal web. Così come sono cresciuti e si sono moltiplicati i diversi utilizzi del web, su cui oggi si possono caricare foto, video e socializzare attraverso i social network”.
Questi in particolare sono il fenomeno degli ultimi anni, e che si sta affermando sempre di più come forma di aggregazione e socialità fino a qualche tempo fa inimmaginabile. in Italia sono oggi circa 19,2 milioni gli iscritti a queste piattaforme, e ben il 65% degli utenti online ne fa parte.
Che si parli di Facebook, il social network più mainstream e trasversale, di Myspace, più rivolto invece al mondo artistico musicale, o del nuovo Foursquare, che sfrutta la geolocalizzaione in logica social, il discorso non cambia: la voglia di essere protagonisti e di condividere è sempre crescente.
 
Ma quale rapporto si innesta con i mezzi più tradizionali? C’è una possibilità di convivenza, o, al contrario, l’affermazione degli uni compromette l’esistenza degli altri? “Parlare di convergenza o divergenza oggi non ha senso - ha precisato Pavone -, le estremizzazioni non servono. Sicuramente è possibile e anzi necessario trovare un punto di incontro tra i diversi mezzi, sfruttandone le potenzialità”. Un esempio chiaro sono i risultati ottenuti dal Festival di Sanremo sul sito Rai.tv: oltre 2 milioni i video scaricati all’indomani della fine del festival, da sempre simbolo della comunicazione più classica per un pubblico molto tradizionale.

 
Guarda l'intervista video a Layla Pavone su ADVexpress Tv.

Di fronte a una grande diffusione di queste piattaforme, le aziende oggi hanno molte possibilità di incontrare il proprio target; soprattutto, possono captare il word of mouth che sul brand si genera su di esse. “Il punto di partenza è ascoltare cosa viene detto sui social media - ha spiegato Brad Little, Vice President BuzzMetrics EMEA di Nielsen - , imparare e solo in seguito pensare a una strategia”. La misurazione del passaparola che si genera su queste piattaforme, però, comporta diverse difficoltà, e un aiuto viene certamente da Buzz Metrics, lo strumento di Nielsen che si occupa proprio, attraverso meccanismi molto affinati, di misurare il buzz su una marca.

Il futuro, però, è per Little pieno di opportunità: “Sicuramente cresceranno le applicazioni basate sulla tecnologia Gps di geolocalizzazione, così come diventeranno sempre più comuni i software sociali nelle aziende. La social search prenderà una forma più definita e, soprattutto, la socialità sarà sempre più in mobilità”.

Ilaria Myr