Digital
IAB Seminar. Nel 2019 dal programmatic oltre la metà della raccolta digital a livello mondiale. Nel 2015 in Italia investiti 38 mln nel video
Questi i dati e le previsioni presentati da Daniel Knapp (IHS), intervenuto all'appuntamento organizzato questa mattina, 13 ottobre, da IAB Italia. A fare la parte del leone a livello globale sono gli Stati Uniti dove, come ha illustrato Melissa Gallo (IAB US), nel 2014 i ricavi da programmatic hanno toccato quota 10,1 miliardi di dollari, ovvero circa il 20% del totale del fatturato della pubblicità internet del 2014, pari a 49,5 miliardi di dollari. Ma l'Europa non sta a guardare e cavalca i nuovi trend, investendo in tecnologia e puntando su video e mobile. In Italia nel 2020 il programmatic catalizzerà il 46,6% degli investimenti nel video advertising.
Europa e Italia versus Usa. Lo IAB Seminar 'The New Programmatic and Data Fusion', appuntamento organizzato oggi, 13 ottobre, a Milano, da IAB Italia, è stato l'occasione per riflettere sullo stato dell'arte del programmatic advertising negli Stati Uniti, che rappresentano il mercato più avanzato, e in Europa.
Daniel Knapp, senior director advertising research IHS ha illustrato alla numerosa platea la situazione in Europa, con focus in particolare sull'Italia.
"Il programmatic sta crescendo molto in Europa ed è interessante notare che la crescita non viene registrata solo nei mercati emergenti e più piccoli, ma anche in quelli più grandi, come ad esempio il Regno Unito - ha affermato Knapp - . D'altra parte, per comprendere le potenzialità del programmatic basta considerare che nel 2019 nei principali mercati occidentali il 50% della raccolta pubblicitaria sarà frutto di investimenti online, mentre a livello mondiale sempre nel 2019 il programmatic rappresenterà oltre la metà della raccolta pubblicitaria online".
"Gli operatori del settore si stanno rendendo sempre più conto del fatto che dati e tecnologia sono due elementi fondamentali per ottenere una posizione di vantaggio nel mercato dell'advertising - ha dichiarato Knapp - , ed è anche per questo motivo che in questi ultimi anni si sono moltiplicate le acquisizioni strategiche. Due esempi per tutti: Publicis ha comprato Sapient, mentre RTL Group ha acquisito Spotxchange".
Sebbene in ambito programmatic in Europa la desktop display rivesta ancora la quota più ampia di mercato, video e mobile sono le voci che mostrano la maggiore potenzialità di sviluppo futuro, forti del fatto che partono da una base meno ampia.
Nell'ambito della pubblicità su desktop display, nel 2014 il programmatic ha prodotto una quota di ricavi pari quasi al 40% del totale, nel mobile la parte generata dalle piattaforme automatizzate si ferma al 27%, nel video appena al 12,1% (ma nel 2013 valeva il 6,1%). In un contesto di veloce crescita, mobile e video hanno messo a segno gli andamenti più dinamici con tassi che superano il 240% per il programmatic mobile, che arriva a un valore di 552 milioni di euro e per il 176% per il video che arriva a un valore di 205 milioni di euro. Attualmente è l'Olanda il mercato più maturo sul fronte del programmatic video advertising.
Venendo all'Italia, si nota anche nel nostro Paese che mentre prima l'acquisto in modalità programmatic era riservato soltanto al display advertising, ora si stanno facendo strada anche mobile e video. Ricordiamo peraltro che proprio in virtù del suo notevole sviluppo nel nostro mercato, ADC Group ha lanciato quest'anno un premio dedicato al Programmatic, gli NC Digital Programmatic Awards (guarda il video della conferenza stampa di presentazione su ADVexpressTV).
"Nel 2015 il programmatic vale in Italia il 12,3% degli investimenti nel video, pari a un valore di 38 milioni net revenue - ha affermato Knapp - , ma la crescita è continua e nel 2020 la percentuale salirà al 46,6%, corrispondente a 245 milioni. L'Italia è stata più lenta di altri Paesi a sviluppare il programmatic video advertising a causa del ruolo centrale che la tv riveste ancora nel Paese ma ora gli operatori si stanno muovendo velocemente e i risultati si vedranno già nel 2016 e nel 2017".
A tracciare il quadro relativo agli Usa è stata chiamata sul palco Melissa Gallo, director of product, programmatic, automation e data IAB Technology Lab di IAB US.
"Negli Stati Uniti il programmatic è nato circa 15 anni fa e nel 2014 le revenue da programmatic hanno toccato quota 10,1 miliardi di dollari, ovvero il 52% del totale della display adv e circa il 20% del totale del fatturato della pubblicità internet del 2014, pari a 49,5 miliardi di dollari. - ha esordito Gallo - . Prevediamo che nel 2016 la spesa in programmatic adv digitale peserà per il 40-45% del totale del digital mix. Al momento, i settori più attivi da questo punto di vista sono retail, CPG (consumer packaged goods) e finanza".
Cosa potrebbero fare gli operatori del settore perché anche l'Italia raggiunga questi risultati? Gallo, che attraverso lo IAB Technology Lab lavora proprio per sostenere e incentivare il ricorso al programmatic advertising, ha snocciolato alcuni consigli: ridurre la confusione attraverso la formazione, aumentare la fiducia degli inserzionisti, aumentare le inventory premium e incrementare l'adozione di standard e certificazioni.
Serena Piazzi
Daniel Knapp, senior director advertising research IHS ha illustrato alla numerosa platea la situazione in Europa, con focus in particolare sull'Italia.
"Il programmatic sta crescendo molto in Europa ed è interessante notare che la crescita non viene registrata solo nei mercati emergenti e più piccoli, ma anche in quelli più grandi, come ad esempio il Regno Unito - ha affermato Knapp - . D'altra parte, per comprendere le potenzialità del programmatic basta considerare che nel 2019 nei principali mercati occidentali il 50% della raccolta pubblicitaria sarà frutto di investimenti online, mentre a livello mondiale sempre nel 2019 il programmatic rappresenterà oltre la metà della raccolta pubblicitaria online".
"Gli operatori del settore si stanno rendendo sempre più conto del fatto che dati e tecnologia sono due elementi fondamentali per ottenere una posizione di vantaggio nel mercato dell'advertising - ha dichiarato Knapp - , ed è anche per questo motivo che in questi ultimi anni si sono moltiplicate le acquisizioni strategiche. Due esempi per tutti: Publicis ha comprato Sapient, mentre RTL Group ha acquisito Spotxchange".
Sebbene in ambito programmatic in Europa la desktop display rivesta ancora la quota più ampia di mercato, video e mobile sono le voci che mostrano la maggiore potenzialità di sviluppo futuro, forti del fatto che partono da una base meno ampia.
Nell'ambito della pubblicità su desktop display, nel 2014 il programmatic ha prodotto una quota di ricavi pari quasi al 40% del totale, nel mobile la parte generata dalle piattaforme automatizzate si ferma al 27%, nel video appena al 12,1% (ma nel 2013 valeva il 6,1%). In un contesto di veloce crescita, mobile e video hanno messo a segno gli andamenti più dinamici con tassi che superano il 240% per il programmatic mobile, che arriva a un valore di 552 milioni di euro e per il 176% per il video che arriva a un valore di 205 milioni di euro. Attualmente è l'Olanda il mercato più maturo sul fronte del programmatic video advertising.
Venendo all'Italia, si nota anche nel nostro Paese che mentre prima l'acquisto in modalità programmatic era riservato soltanto al display advertising, ora si stanno facendo strada anche mobile e video. Ricordiamo peraltro che proprio in virtù del suo notevole sviluppo nel nostro mercato, ADC Group ha lanciato quest'anno un premio dedicato al Programmatic, gli NC Digital Programmatic Awards (guarda il video della conferenza stampa di presentazione su ADVexpressTV).
"Nel 2015 il programmatic vale in Italia il 12,3% degli investimenti nel video, pari a un valore di 38 milioni net revenue - ha affermato Knapp - , ma la crescita è continua e nel 2020 la percentuale salirà al 46,6%, corrispondente a 245 milioni. L'Italia è stata più lenta di altri Paesi a sviluppare il programmatic video advertising a causa del ruolo centrale che la tv riveste ancora nel Paese ma ora gli operatori si stanno muovendo velocemente e i risultati si vedranno già nel 2016 e nel 2017".
A tracciare il quadro relativo agli Usa è stata chiamata sul palco Melissa Gallo, director of product, programmatic, automation e data IAB Technology Lab di IAB US.
"Negli Stati Uniti il programmatic è nato circa 15 anni fa e nel 2014 le revenue da programmatic hanno toccato quota 10,1 miliardi di dollari, ovvero il 52% del totale della display adv e circa il 20% del totale del fatturato della pubblicità internet del 2014, pari a 49,5 miliardi di dollari. - ha esordito Gallo - . Prevediamo che nel 2016 la spesa in programmatic adv digitale peserà per il 40-45% del totale del digital mix. Al momento, i settori più attivi da questo punto di vista sono retail, CPG (consumer packaged goods) e finanza".
Cosa potrebbero fare gli operatori del settore perché anche l'Italia raggiunga questi risultati? Gallo, che attraverso lo IAB Technology Lab lavora proprio per sostenere e incentivare il ricorso al programmatic advertising, ha snocciolato alcuni consigli: ridurre la confusione attraverso la formazione, aumentare la fiducia degli inserzionisti, aumentare le inventory premium e incrementare l'adozione di standard e certificazioni.
Serena Piazzi



