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IAB Seminar. Video e mobile volàno per il programmatic. La partita si gioca su possesso dei dati e nuove competenze
'Programmatic for Dummies', questo il titolo dell'intervento di Ionel Naftanaila (IAB Europe) allo IAB Seminar, durante il quale ha fornito ai presenti alcuni interessanti spunti sul tema. Todd Tran (Teads) e Amir Malik (Localworld) hanno invece dialogato in merito a criticità e potenzialità del Programmatic Video. Ecco che cosa è emerso.
Rischio e controllo, queste le due variabili da tenere in considerazione quando si approccia il programmatic. Almeno secondo Ionel Naftanaila, training and programmatic manager IAB Europe, intervenuto questa mattina, 13 ottobre, a IAB Seminar, appuntamento organizzato a Milano da IAB Italia (leggi news).
"Si può decidere di pagare in base ai risultati ottenuti - ha esordito Naftanalia - : in questo modo il rischio è molto basso, ma si rinuncia a tenere sotto controllo tutte le variabili; oppure si può optare per gestire 'in casa' la tecnologia, guadagnandoci in trasparenza ma assumendosi tutti i rischi. Trovare un equilibrio tra queste due opzioni non è facile: bisogna cercare di valutare al meglio i propri obiettivi e le proprie necessità".
Una cosa è certa: agenzie, investitori e publisher europei si stanno attrezzando per cogliere tutte le opportunità offerte dal programmatic advertising, in particolare assumendo nuovi professionisti o formando quelli già presenti e investendo in tecnologia, anche se, soprattutto le agenzie, sembrano preoccupate dei costi da sostenere.
"Anche se programmatic fa rima con automatizzazione dei processi, le persone non sono mai state così importanti come ora - ha affermato il manager - . Servono figure nuove, con gli skill necessari a far funzionare tutta questa tecnologia".
Naftanaila ha inoltre sottolineato che possedere dati di qualità può fare davvero la differenza e che la sperimentazione in ambito programmatic è d'obbligo. "Questo è un momento cruciale per la nostra industry, nessuno può permettersi di restare indietro", ha chiosato il manager.
"Il 65% del nostro business è rappresentato dal programmatic - ha affermato Amir Malik, head of programmatic Localworld - . Credo che, se utilizzato in modo corretto, il programmatic rappresenti un'ottima risorsa per i publisher. Ci sono delle difficoltà da superare relativamente al native advertising, che è più difficilmente scalabile".
Se sul fronte desktop adv il programmatic è già consolidato, per video e mobile sta crescendo rapidamente.
"Personalmente, credo che il primo aspetto da tenere in considerazione quando si parla di video advertising, programmatic o meno non fa differenza, sia il rispetto degli utenti - ha affermato Tran, SVP global mobile e programmatic di Teads - . Agli investitori importa che il proprio annuncio venga posizionato in ambienti premium, mentre l'utente non apprezza la pubblicità intrusiva: per questo motivo Teads propone formati video impattanti, ma allo stesso tempo 'rispettosi': sono inseriti all'interno del testo e non interrompono la navigazione dell'utente, a meno che non lo voglia lui stesso".
Serena Piazzi
"Si può decidere di pagare in base ai risultati ottenuti - ha esordito Naftanalia - : in questo modo il rischio è molto basso, ma si rinuncia a tenere sotto controllo tutte le variabili; oppure si può optare per gestire 'in casa' la tecnologia, guadagnandoci in trasparenza ma assumendosi tutti i rischi. Trovare un equilibrio tra queste due opzioni non è facile: bisogna cercare di valutare al meglio i propri obiettivi e le proprie necessità".
Una cosa è certa: agenzie, investitori e publisher europei si stanno attrezzando per cogliere tutte le opportunità offerte dal programmatic advertising, in particolare assumendo nuovi professionisti o formando quelli già presenti e investendo in tecnologia, anche se, soprattutto le agenzie, sembrano preoccupate dei costi da sostenere.
"Anche se programmatic fa rima con automatizzazione dei processi, le persone non sono mai state così importanti come ora - ha affermato il manager - . Servono figure nuove, con gli skill necessari a far funzionare tutta questa tecnologia".
Naftanaila ha inoltre sottolineato che possedere dati di qualità può fare davvero la differenza e che la sperimentazione in ambito programmatic è d'obbligo. "Questo è un momento cruciale per la nostra industry, nessuno può permettersi di restare indietro", ha chiosato il manager.
"Il 65% del nostro business è rappresentato dal programmatic - ha affermato Amir Malik, head of programmatic Localworld - . Credo che, se utilizzato in modo corretto, il programmatic rappresenti un'ottima risorsa per i publisher. Ci sono delle difficoltà da superare relativamente al native advertising, che è più difficilmente scalabile".
Se sul fronte desktop adv il programmatic è già consolidato, per video e mobile sta crescendo rapidamente.
"Personalmente, credo che il primo aspetto da tenere in considerazione quando si parla di video advertising, programmatic o meno non fa differenza, sia il rispetto degli utenti - ha affermato Tran, SVP global mobile e programmatic di Teads - . Agli investitori importa che il proprio annuncio venga posizionato in ambienti premium, mentre l'utente non apprezza la pubblicità intrusiva: per questo motivo Teads propone formati video impattanti, ma allo stesso tempo 'rispettosi': sono inseriti all'interno del testo e non interrompono la navigazione dell'utente, a meno che non lo voglia lui stesso".
Serena Piazzi




