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In Italia sul web servizi gratuiti per 5,6 mld, grazie all'adv online

A coprire le spese di realizzazione e gestione dei numerosi servizi disponibili in rete, dai motori di ricerca alla mail, dai social network alle chat, sono gli investimenti pubblicitari sul web. 69 miliardi il valore di tutti questi servizi a livello europeo. E' quanto emerge da uno studio realizzato da McKinsey e citato da Il Sole 24 Ore.
Chattare, spedire mail, utilizzare i social network e i motori di ricerca: attività che svolgiamo quotidianamente attraverso la rete, in modo assolutamente gratuito. McKinsey, per conto di IAB Europe, ha realizzato uno studio volto a misurare il valore di tutti questi servizi, stimato, in Italia, a quota 5,6 miliardi. In Europa la cifra sale a 69 miliardi e negli Usa a 32 miliardi. Il valore sa di circa il 13% all'anno, dunque nel 2015, considerando insieme mercato europeo e statunitense, potrebbe raggiungere i 190 miliardi.

Come si legge su Il Sole 24 Ore di oggi, 28 febbraio, le spese di realizzazione e gestione di questi servizi sono interamente coperte dalle campagne pubblicitarie online. D'altra parte ben il 75% degli utenti tollera senza problemi la presenza di un banner sullo schermo a fronte della possibilità di effettuare molte operazioni gratuitamente.

Se tali servizi diventassero a pagamento, come conseguenza di una drastica diminuzione degli spot sul web, ben il 40% degli utenti, secondo l'indagine, ridurrebbe in maniera decisa l'utilizzo della rete.

Il rischio potrebbe profilarsi all'orizzonte se venisse recepita la direttiva 136/2009 volta a cambiare le regole di utilizzo dei cookies, cui molto spesso sono legati gli investimenti pubblicitari in Internet.

Come riporta Il Sole 24 Ore IAB Italia, come afferma il general manager Fabiano Lazzarini, preferirebbe mantenere le norme attuali, che prevedono un regime di Opt-Out, ovvero senza necessità di consenso preventivo da parte dell'utente all'uso dei cookies. D'accordo anche Moreno Martelloni, consigliere delegato dell'Aidim, Associazione italiana direct marketing, che si dichiara contrario alla richiesta richiesta di consenso in quanto "restringerebbe moltissimo gli spazi per una comunicazione mirata sulle attese e le necessità dei consumatori".

SP