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Digital

L’arte della definizione

Di pari passo con lo sviluppo dei social media si impone la necessità di definire, con maggiore precisione, sia le caratteristiche dei diversi canali sia i target di riferimento. Ma, per compiere questa operazione di classificazione, occorre adottare un parametro preciso: il comportamento sociale. Pubblichiamo l'intervento di Franco Ricchiuti (in foto), ceo Agency.com, uscito su NC.
Oggi parliamo di definizioni. Il consolidamento dei social media quali canali di comunicazione attraverso cui definire, e quindi implementare, strategie di comunicazione e di engagement efficaci ha portato alla luce la necessità di definire meglio sia i canali che i target di riferimento secondo un parametro preciso, il loro comportamento sociale (social behaviour).

Wikipedia offre questa definizione di social behaviour: “In sociology, ‘behavior’ itself means an animal-like activity devoid of social meaning or social context, in contrast to ‘social behavior’ which has both. In a sociological hierarchy, social behavior is followed by social actions, which is directed at other people and is designed to induce a response. Further along this ascending scale are social interaction and social relation. In conclusion, social behavior is a process of communicating”.



Si tratta quindi di un processo di comunicazione che gli individui adottano fra di loro e che li spinge a intraprendere azioni sociali (quali, ad esempio, la condivisione e la raccomandazione). Come uomini di marketing e comunicazione, queste azioni sociali rappresentano il fulcro della nostra attenzione, il vero obiettivo delle iniziative che le marche promuovono all’interno del generico mondo dei social media.

In realtà, questo mondo è molto meno generico di quanto sembri. Negli ultimi due anni sono stati fatti passi in avanti molto importanti nel garantire una classificazione più precisa. Possiamo quindi iniziare a parlare di canali social media (social media channels) e profili di comportamento sui social media da parte dell’universo utenti internet. Ecco, per fornire qualche esempio, le categorie di social media channels più significative in Italia, anche se in realtà ce ne sarebbero molte di più.

Per l’area ‘social’ abbiamo Facebook, Netlog, Bebo e MySpace; nella categoria ‘niche’ abbiamo LinkedIn e Salesforce; in quella ‘documents’ Slideshare e Scribd; in ‘videos’ YouTube e Vimeo; in ‘picture’ Flickr; e, infine, in ‘microblog’ si distingue Twitter. Ognuno di questi channels deve trovare un proprio ruolo all’interno di una corretta strategia social media. Il che si traduce in una presenza del marchio che sia contestuale e rilevante per l’utente che frequenta quel particolare canale social.

La scelta di come affrontare i diversi social media channels in virtù dell’obiettivo di marketing o di comunicazione rappresenta uno degli aspetti più interessanti nella definizione dell’architettura di marketing. Prossimamente su NC affronteremo il tema dei profili di comportamento sui social media. Come sempre, sono benvenuti commenti, critiche e/o suggerimenti.

Franco Ricchiuti