Digital
L’impatto social della puntata di Report sulla reputazione di Moncler
La digital agency Caffeina ha analizzato cìò che è successo alla reputazione del brand con dati strutturati frutto di un'accurata analisi su tre diverse platform: Facebook, Twitter e Google. Il programma in onda con lo speciale servizio dedicato allo spiumaggio delle oche e che testimoniava il maltrattamento degli animali, ha scatenato sui social network moltissime proteste nei confronti del noto marchio di moda.
All’indomani della puntata di Report dedicata allo spiumaggio delle oche e che testimoniava il maltrattamento degli animali, sui social network si sono scatenate proteste nei confronti di Moncler.
In allegato l'infografica che mostra cìò che è successo sui social dopo la puntata rispetto alla reputazione del brand con dati strutturati prodotti dalla digital agency Caffeina, e in particolare dal fondatore e General Manager Henry Sichel (in foto) esperto di brand reputation capo della divisione Insight di Caffeina che analizza l'impatto della rete per i grossi marchi, divisione che ha affrontato indagini simili molto dettagliate con riscontri anche in ambito legal al servizio di brand del calibro di Barilla e Procter&Gamble.
“Il nostro obiettivo era sviluppare una panoramica rapida ma completa dell’impatto causato dal servizio di Report “Siamo tutti oche”. Abbiamo scelto d’indagarne gli effetti diretti su tre diverse platform: Facebook, Twitter e Google” ha spiegato Sichel.
Su Facebook, la violentissima reazione degli utenti ha colpito in pieno la Fanpage ufficiale di Moncler, forte di più di un milione di fan, con insulti, attacchi e critiche al trattamento riservato agli animali e alla scelta di produrre all'estero. Le reazioni a ogni post del Brand sono letteralmente schizzate alle stelle, passando da una media di 30 commenti al giorno nei post di ottobre a un picco di più di 1.800 per quello pubblicato il 2 novembre.
Anche su Twitter, "piazza virtuale" per eccellenza delle crisi, gli effetti sono stati esplosivi: i tweet contenenti "Moncler" sono montati da una media di poche decine al giorno durante il mese di ottobre ai più di 3.000 del 3 novembre, con frequenti richiami al boicottaggio.
Gli effetti si sono sentiti anche sulle SERP di Google, che già il 2 novembre ha indicizzato un picco di risultati correlati a Moncler, pari al triplo dell'andamento normale.
Il caso è ora nella sua piena fase di hype. Il buzz decrescerà gradualmente, lasciando però alle proprie spalle una coda di strascichi negativi.
L'impatto subìto da Moncler è serio e profondo, nonostante la pubblicazione di comunicati stampa circostanziati, e siamo probabilmente ancora all'inizio, con Moncler che ha dato mandato ai suoi legali per tutelarsi in tutte le sedi.
Nei procedimenti che si apriranno, anche il danno reputazionale subìto online avrà probabilmente un importante ruolo da giocare, in un periodo di acquisti natalizi ormai alle porte e di consumatori sempre più consapevoli.
MF
In allegato l'infografica che mostra cìò che è successo sui social dopo la puntata rispetto alla reputazione del brand con dati strutturati prodotti dalla digital agency Caffeina, e in particolare dal fondatore e General Manager Henry Sichel (in foto) esperto di brand reputation capo della divisione Insight di Caffeina che analizza l'impatto della rete per i grossi marchi, divisione che ha affrontato indagini simili molto dettagliate con riscontri anche in ambito legal al servizio di brand del calibro di Barilla e Procter&Gamble.
“Il nostro obiettivo era sviluppare una panoramica rapida ma completa dell’impatto causato dal servizio di Report “Siamo tutti oche”. Abbiamo scelto d’indagarne gli effetti diretti su tre diverse platform: Facebook, Twitter e Google” ha spiegato Sichel.
Su Facebook, la violentissima reazione degli utenti ha colpito in pieno la Fanpage ufficiale di Moncler, forte di più di un milione di fan, con insulti, attacchi e critiche al trattamento riservato agli animali e alla scelta di produrre all'estero. Le reazioni a ogni post del Brand sono letteralmente schizzate alle stelle, passando da una media di 30 commenti al giorno nei post di ottobre a un picco di più di 1.800 per quello pubblicato il 2 novembre.
Anche su Twitter, "piazza virtuale" per eccellenza delle crisi, gli effetti sono stati esplosivi: i tweet contenenti "Moncler" sono montati da una media di poche decine al giorno durante il mese di ottobre ai più di 3.000 del 3 novembre, con frequenti richiami al boicottaggio.
Gli effetti si sono sentiti anche sulle SERP di Google, che già il 2 novembre ha indicizzato un picco di risultati correlati a Moncler, pari al triplo dell'andamento normale.
Il caso è ora nella sua piena fase di hype. Il buzz decrescerà gradualmente, lasciando però alle proprie spalle una coda di strascichi negativi.
L'impatto subìto da Moncler è serio e profondo, nonostante la pubblicazione di comunicati stampa circostanziati, e siamo probabilmente ancora all'inizio, con Moncler che ha dato mandato ai suoi legali per tutelarsi in tutte le sedi.
Nei procedimenti che si apriranno, anche il danno reputazionale subìto online avrà probabilmente un importante ruolo da giocare, in un periodo di acquisti natalizi ormai alle porte e di consumatori sempre più consapevoli.
MF


