Digital
Outbrain, content discovery ‘all in one’
Grazie a sofisticati algoritmi, da quasi un decennio la piattaforma guida il lettore alla scoperta dei contenuti più rilevanti, attraverso l’integrazione di collegamenti di un network mondiale di editori premium. Le sue infrastrutture per il digital publishing consentono a brand ed editori di coinvolgere nuovi lettori attraverso contenuti interessanti, engagement e amplificazione dei messaggi. Pubblichiamo l'articolo uscito sullo Speciale Comunicazione Digitale della rivista NC Nuova Comunicazione.
Nata a New York nel 2006 e presente in diverse parti del mondo, da fine 2012 Outbrain propone anche al mercato italiano il suo insieme di sofisticati algoritmi che identificano i temi di maggiore interesse per ogni lettore, guidandolo così alla scoperta dei contenuti più rilevanti attraverso l’integrazione di collegamenti di un network mondiale di editori premium. La piattaforma di content discovery distribuisce oltre 190 miliardi di raccomandazioni di contenuto ogni mese e raggiunge oltre 557 milioni di visitatori unici nel mondo (fonte: comScore 2015, ndr). Alberto Mari (in foto) racconta i servizi e i plus offerti dalla struttura di cui è country manager.
Quali servizi e soluzioni di comunicazione online offrite ai vostri clienti?
Forniamo un’infrastruttura per il digital publishing moderno, consentendo agli editori di offrire alla propria audience un’esperienza più personalizzata e accattivante e nel contempo di aumentare le possibilità di monetizzazione; inoltre creiamo opportunità per brand ed editori di entrare in contatto con nuovi lettori, che scoprono nuovi contenuti interessanti, che creano engagement e amplificazione dei messaggi.
Outbrain aiuta gli utenti a trovare in Rete i contenuti più interessanti siano essi articoli, video, gallery e va sottolineato che i contenuti più interessanti per un utente non necessariamente sono correlati a quello che sta leggendo in uno specifico momento. Per questo lavoriamo per offrire un percorso di content discovery personalizzato per ognuno, per offrire sempre un’esperienza di lettura coinvolgente.
Quali sono i vostri plus?
C’è un obiettivo preciso nell’attività di content marketing: i contenuti devono essere letti e visti dall’utente ovunque si trovi ed è quello che facciamo in Outbrain. Le partnership con gli editori premium sono un punto di forza fondamentale. In passato, la possibilità di veicolare un messaggio al grande pubblico era prerogativa degli editori e degli advertiser.
Oggi, è possibile raggiungere reach elevate anche con contenuti editoriali e, grazie a strumenti come A/B testing e analisi dell’interesse, è possibile ricevere preziosissimi insight di marketing e con la nostra soluzione Amplify Self-serve è possibile gestire in autonomia le campagne di content marketing per indirizzare l’audience più rilevante verso i propri contenuti in modalità pay-per-click.
In che modo la creazione e condivisione di contenuti può svolgere un ruolo trainante per la crescita del business delle imprese?
Per un’azienda muoversi in ottica di content marketing significa spostare il fulcro del messaggio da sé al consumatore. Il branded content deve rispondere a un bisogno di contenuti dell’utente che anticipa il bisogno del prodotto. Ogni brand ha obiettivi e Kpi diversi, che possono andare dalle attività di branding al traffico sul sito, fino ad azioni specifiche, come la generazione di lead.
Secondo quanto emerso nell’ambito dell’ultimo Iab Forum, video, social, mobile e programmatic stanno trainando la crescita pubblicitaria. Quali strategie avete implementato per presidiare questi ambiti?
Outbrain è multipiattaforma: lavoriamo con tutti i tipi di contenuti a prescindere dal tipo, dal contesto e dalla piattaforma utilizzata. Siamo anche in grado di evidenziare le interazioni migliori: per esempio, i contenuti video mostrano l’engagement migliore su tablet, e così via. Da quest’anno, con il rilascio delle nostre Api, facciamo ingresso nel programmatic, consentendo alle agenzie di connettere le proprie piattaforme direttamente ad Outbrain. Per la prima volta possiamo dire che il content marketing diventa programmatic.
Quando un’iniziativa digitale può definirsi davvero ‘native’? Siete attivi su questo fronte?
Questi i parametri comuni e identificativi delle definizioni di native advertising: deve posizionarsi nel contesto della user experience senza interrompere la fruizione dei contenuti e rispettare la forma e la funzione della user experience in cui è posizionato. Ciò significa che il native deve avere l’aspetto di un contenuto e svolgerne la funzione (intrattenere l’utente e fornire valore aggiunto, ndr).
Questo è esattamente quello che facciamo in Outbrain. Nella sua classifica, Iab contempla diverse forme di native adv, tra cui le più popolari sono gli ‘in-feed’ dei social network, i ‘paid search’ dei motori di ricerca, e i ‘content recommandation widget’ tra cui quello di Outbrain che in questo settore è stata pioniera e che ha introdotto nel mercato sin dal 2006.
La chiave del successo della soluzione Outbrain è che permette di raggiungere l’audience interessata al messaggio del brand ovunque si trovi senza dipendere da uno specifico motore di ricerca o da una piattaforma social. Inoltre, su alcuni media (come il mobile, ndr), il content marketing in generale e il native adv rappresentano una delle poche forme efficaci di comunicazione che consentono di ottenere i maggiori benefici in termini di ricordo del brand e intenzione d’acquisto.
Ci descrive una o due vostre recenti case history particolarmente rappresentative del vostro modus operandi?
Un aumento dei download nel periodo di campagna rispetto al trend identificato nei giorni precedenti, un tasso di conversione del 25%, un costo effettivo di 23 centesimi per download: questi gli elementi della case history di successo MoneyFarm (ottobre 2014, ndr).
Outbrain ha realizzato per la società di consulenza finanziaria indipendente online la campagna di promozione di BudJet, nuova app gratuita che tiene traccia delle spese personali e della famiglia. La campagna aveva l’obiettivo di aumentare l’awarenessdella nuova app per i device mobile iOS: direzionando gli utenti alla recensione positiva, questi ultimi hanno poi proseguito spontaneamente la navigazione verso l’App Store, fino al download, incrementando così i download dell’app in modo cost effective.
La strategia ha previsto di diffondere le recensioni positive, segnalate dai clienti, sul network di 200 editori premium italiani di Outbrain. Grazie al targeting per device, la recensione è stata mostrata ai soli utenti iOS e solo l’audience realmente interessata ha letto l’articolo. L’utente, nel rispetto dei principi del native advertising, non è mai stato interrotto nel suo percorso di navigazione e ha intenzionalmente scelto di leggere la recensione e ben un utente su quattro ha poi proseguito la navigazione sull’App Store fino al download dell’applicazione.
Marina Bellantoni
Quali servizi e soluzioni di comunicazione online offrite ai vostri clienti?
Forniamo un’infrastruttura per il digital publishing moderno, consentendo agli editori di offrire alla propria audience un’esperienza più personalizzata e accattivante e nel contempo di aumentare le possibilità di monetizzazione; inoltre creiamo opportunità per brand ed editori di entrare in contatto con nuovi lettori, che scoprono nuovi contenuti interessanti, che creano engagement e amplificazione dei messaggi.
Outbrain aiuta gli utenti a trovare in Rete i contenuti più interessanti siano essi articoli, video, gallery e va sottolineato che i contenuti più interessanti per un utente non necessariamente sono correlati a quello che sta leggendo in uno specifico momento. Per questo lavoriamo per offrire un percorso di content discovery personalizzato per ognuno, per offrire sempre un’esperienza di lettura coinvolgente.
Quali sono i vostri plus?
C’è un obiettivo preciso nell’attività di content marketing: i contenuti devono essere letti e visti dall’utente ovunque si trovi ed è quello che facciamo in Outbrain. Le partnership con gli editori premium sono un punto di forza fondamentale. In passato, la possibilità di veicolare un messaggio al grande pubblico era prerogativa degli editori e degli advertiser.
Oggi, è possibile raggiungere reach elevate anche con contenuti editoriali e, grazie a strumenti come A/B testing e analisi dell’interesse, è possibile ricevere preziosissimi insight di marketing e con la nostra soluzione Amplify Self-serve è possibile gestire in autonomia le campagne di content marketing per indirizzare l’audience più rilevante verso i propri contenuti in modalità pay-per-click.
In che modo la creazione e condivisione di contenuti può svolgere un ruolo trainante per la crescita del business delle imprese?
Per un’azienda muoversi in ottica di content marketing significa spostare il fulcro del messaggio da sé al consumatore. Il branded content deve rispondere a un bisogno di contenuti dell’utente che anticipa il bisogno del prodotto. Ogni brand ha obiettivi e Kpi diversi, che possono andare dalle attività di branding al traffico sul sito, fino ad azioni specifiche, come la generazione di lead.
Secondo quanto emerso nell’ambito dell’ultimo Iab Forum, video, social, mobile e programmatic stanno trainando la crescita pubblicitaria. Quali strategie avete implementato per presidiare questi ambiti?
Outbrain è multipiattaforma: lavoriamo con tutti i tipi di contenuti a prescindere dal tipo, dal contesto e dalla piattaforma utilizzata. Siamo anche in grado di evidenziare le interazioni migliori: per esempio, i contenuti video mostrano l’engagement migliore su tablet, e così via. Da quest’anno, con il rilascio delle nostre Api, facciamo ingresso nel programmatic, consentendo alle agenzie di connettere le proprie piattaforme direttamente ad Outbrain. Per la prima volta possiamo dire che il content marketing diventa programmatic.
Quando un’iniziativa digitale può definirsi davvero ‘native’? Siete attivi su questo fronte?
Questi i parametri comuni e identificativi delle definizioni di native advertising: deve posizionarsi nel contesto della user experience senza interrompere la fruizione dei contenuti e rispettare la forma e la funzione della user experience in cui è posizionato. Ciò significa che il native deve avere l’aspetto di un contenuto e svolgerne la funzione (intrattenere l’utente e fornire valore aggiunto, ndr).
Questo è esattamente quello che facciamo in Outbrain. Nella sua classifica, Iab contempla diverse forme di native adv, tra cui le più popolari sono gli ‘in-feed’ dei social network, i ‘paid search’ dei motori di ricerca, e i ‘content recommandation widget’ tra cui quello di Outbrain che in questo settore è stata pioniera e che ha introdotto nel mercato sin dal 2006.
La chiave del successo della soluzione Outbrain è che permette di raggiungere l’audience interessata al messaggio del brand ovunque si trovi senza dipendere da uno specifico motore di ricerca o da una piattaforma social. Inoltre, su alcuni media (come il mobile, ndr), il content marketing in generale e il native adv rappresentano una delle poche forme efficaci di comunicazione che consentono di ottenere i maggiori benefici in termini di ricordo del brand e intenzione d’acquisto.
Ci descrive una o due vostre recenti case history particolarmente rappresentative del vostro modus operandi?
Un aumento dei download nel periodo di campagna rispetto al trend identificato nei giorni precedenti, un tasso di conversione del 25%, un costo effettivo di 23 centesimi per download: questi gli elementi della case history di successo MoneyFarm (ottobre 2014, ndr).
Outbrain ha realizzato per la società di consulenza finanziaria indipendente online la campagna di promozione di BudJet, nuova app gratuita che tiene traccia delle spese personali e della famiglia. La campagna aveva l’obiettivo di aumentare l’awarenessdella nuova app per i device mobile iOS: direzionando gli utenti alla recensione positiva, questi ultimi hanno poi proseguito spontaneamente la navigazione verso l’App Store, fino al download, incrementando così i download dell’app in modo cost effective.
La strategia ha previsto di diffondere le recensioni positive, segnalate dai clienti, sul network di 200 editori premium italiani di Outbrain. Grazie al targeting per device, la recensione è stata mostrata ai soli utenti iOS e solo l’audience realmente interessata ha letto l’articolo. L’utente, nel rispetto dei principi del native advertising, non è mai stato interrotto nel suo percorso di navigazione e ha intenzionalmente scelto di leggere la recensione e ben un utente su quattro ha poi proseguito la navigazione sull’App Store fino al download dell’applicazione.
Marina Bellantoni



