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Sassoli: 'Fuori gli 800mln per la banda larga'
Sul palcoscenico di IAB Forum 2010, Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente di UPA e Diego Masi, presidente di AssoComunicazione, a confronto sullo stato di salute del web nel nostro Paese. Alfabetizzazione e deficit strutturale i motivi del nostro ritardo sugli altri Paesi. Fondamentale l'intervento delle istituzioni governative per la crescita ottimale del mezzo.
Il primo dibattito di IAB Forum 2010 ha visto protagonisti sul palcoscenico del Milano Convention Centre, Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente di UPA e Diego Masi, presidente di AssoComunicazione, in un confronto moderato da Riccardo Luna, direttore di Wired Italia.Sulla scia della provocazione lanciata da Chris Anderson, Editor-in-chief Wired Magazine USA, circa la 'morte' americana del web, quale il suo stato di salute in Italia?
'In rappresentanza dei 200 investitori, soci UPA, che producono l'80% della spesa pubblicitaria sul web,' ha affermato Sassoli de Bianchi 'mi permetto di evidenziare che non è un dato incoraggiante. Nel nostro Paese esistono atteggiamenti altamente positivi nei confronti del web, ai quali non corrispondono comportamenti direttamente proporzionali degli investitori. Un motivo è da addurre al deficit culturale verso il web, che ancora caratterizza buona parte delle nostre aziende. Ecco quindi la necessità di impegnarci in prima linea e tutti assieme per promuovere un'adeguata educazione. In secondo luogo, un fattore di grande impedimento alla crescita italiana del web è di tipo esogeno e riguarda wi-fi e banda larga. A più di 15 anni dalla comparsa di internet nel nostro Paese, non siamo ancora riusciti a costruire le autostrade informatiche necessarie per un suo sviluppo ottimale, quando, alla fine degli anni '50, sono bastati sette anni per edificare il sistema autostradale italiano. Oggi esistono 20 connessioni di banda larga ogni 100 abitanti, contro la media europea che è a quota 30 su 100.'E sul tema della necessità di infrastrutture adeguate, Wired si fa promotore di una campagna di sensibilizzazione che urla a gran voce 'Sveglia, Italia! Facciamoci la Rete.' Come puntualizzato da Riccardo Luna 'Crediamo nel federalismo digitale in cui ogni regione si fa la sua rete, per portare la banda larga in tutto il Paese. Non aspettiamo più il governo che non è stato capace di spendere qualche milione per portare un collegamento minimo a chi oggi non ha nemmeno quello: quasi sei milioni di persone sono ogni giorno escluse senza un vero perché. E non aspettiamo nemmeno il Parlamento che non ha saputo dedicare una sola seduta a cercare di capire perché quattro italiani su dieci potrebbero usare Internet e non lo fanno.'
A tal proposito l'appello di Sassoli de Bianchi al Governo: 'Fuori gli 800 milioni stanziati per la banda larga. Dove li avete messi? Da investitore pubblicitario ci tengo ad evidenziare la necessità e l'urgenza di tale intervento per lo sviluppo economico del Paese.'
Prigionieri dei nostri ritardi strutturali, secondo i dati del Fondo monetario internazionale, negli ultimi 10 anni ci siamo piazzati al penultimo posto tra i 180 paesi classificati per crescita, davanti solo ad Haiti. Praticamente ultimi perché il paese caraibico è stato devastato dal terremoto e il crollo del suo Pil non fa testo.
'In Italia, oltre al limite strutturale della banda larga, esiste anche il problema dell'alfabetizzazione.' commenta Diego Masi 'Tuttavia mi sento di spezzare una lancia in favore dell'impegno sempre crescente di aziende e agenzie, nello studiare il metodo migliore di utilizzo degli strumenti di Social Networking offerti dal web. E questo non è compreso nei dati con cui si misura la crescita del mezzo digitale. Il sistema economico si sta adattando all'utilizzo del web più di come evidenziato dai numeri, soprattutto al di fuori della pubblicità tabellare, relativamente alle nuove forme di comunicazione sviluppate dalla rete.'Quale dunque il futuro dell'advertising online? Sassoli de Bianchi, anticipando la ricerca che settimana prossima verrà presentata sulla comunicazione pubblicitaria su tablet pc e iPad, non ha dubbi: 'La pubblicità su iPad diventa più efficace. Dallo studio emerge infatti che la tavoletta di Apple è vissuta dagli utilizzatori come un apparecchio magico, un mezzo a cui ci si approccia con un sentimento che può essere paragonabile a quello che gli italiani hanno avuto alla nascita della televisione. Sull’iPad ci si lascia sedurre volentieri dalla comunicazione pubblicitaria. L’editoria deve andare verso l’iPad, i quotidiani ma soprattutto i periodici.'
Maria Ferrucci

