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Social media: una strategia da pilotare

Strategia non magia: ovvero, quando i social media possono essere utilizzati dalle aziende in modo consapevole ed efficace. Questo il tema del workshop tenutosi questa mattina a Palazzo Castiglioni a Milano nell’ambito della Social Media Week, e organizzato da Iab Italia in collaborazione con Augmendy.
Strategia non magia: ovvero, quando i social media possono essere utilizzati dalle aziende in modo consapevole ed efficace. Questo il tema del workshop tenutosi questa mattina a Palazzo Castiglioni a Milano nell’ambito della Social Media Week, e organizzato da Iab Italia in collaborazione con Augmendy.

Davanti a una platea affollata e molto variegata - studenti, professionisti della comunicazione, ‘smanettoni’ sul pc, manager di azienda - si sono succeduti diversi relatori che hanno affrontato, da diversi punto di vista, il delicato tema: quanto i social media possono essere oggi utilizzati dalle aziende, e in che modo? Ne è emersa un’unica convinzione: che le potenzialità di questi strumenti siano ormai e debbano essere sfruttate, ma che sia fondamentale che le aziende ne siano conspaveli e siano capaci di utilizzarli con coscienza.

“Spesso le aziende entrano in questo mondo come degli elefanti in una cristalleria: senza delicatezza, dimenticando che entrano in un mondo di persone - ha esordito Nereo Sciutto, Presidente e co-fondatore di WebRanking e membro del Consiglio Direttivo di IAB Italia -. E’ invece necessario per un’azienda avere in mente ben chiaro che utilizzare questi strumenti è un processo costituito da diverse fasi: prima di tutto avere un obiettivo, e poi, in un secondo momento declinarlo, con il sostegno di professionisti, utilizzando le potenzialità del mezzo. Iniziative avventate senza un strategia a monte si rivelano infruttuose, se non peggio”. Si rischia infatti di prendere questa strada solo perché di moda, ‘farlo social’, rischiando di fare un ‘social washing’, cioè un’operazione social solo di facciata.

Ma i social network riserbano alle aziende anche sorprese inaspettate: fan pages, gruppi di opinione, ecc.. Noto è il gruppo ‘Rivogliamo il Soldino’, creato in maniera totalmente spontanea da dei fan della merendina Mulino Bianco fuori dal commercio ormai da qualche anno.

“E’ fondamentale che un’azienda cominci a ragionare a una strategia partendo da quello che su questi mezzi già circola riguardo ai suoi brand - continua Sciutto -. Prima si mappa la situazione esistente, e poi si crea una strategia”.

Una volta scelta questa direzione, però, l’azienda deve anche essere in grado di metterla periodicamente in discussione, tenendo anche conto di quanto velocemente cambia il panorama di questi mezzi.

Alcune regole basilari su come approcciare questo mezzo sono arrivate da Gianfranco Baldinotti, responsabile marketing e contenuti del portale Virgilio: “Prima di tutto bisogna sedurre il consumatore, affermando i valori del brand. Poi, stringere una relazione affettiva con lui e farsi trovare, fornire informazioni e servizi. Infine, è fondamentale dialogare e mettersi in discussione”. Per la prima fase di seduzione, dunque, si può utilizzare il display adv. Per intrattenere una relazione, poi, si passa a supporti come video channels, applicazioni social e mobile. Per farsi trovare e informare si usano siti, serach engine, fan pagesm content e buzz. E infine, per ascoltare e mettersi in discussione, si rivelano utili il social editing e publishing, e le piattaforme di sentiment analisys.

L'importanza della pianificazione e della strategia è stata ribadita anche da Cristina Papini, Sales & Poject Manager di Nielsen Online. Nel corso del suo intervento, incentrato sui numeri dei social media in Italia e sulle parole chiave, i temi e i concetti legati a questo ambito in grande espansione, Cristina Papini ha avuto modo di soffermarsi sull’analisi dei processi che le aziende devono cercare di mettere in moto per investire con profitto sull’online. “Da una mappatura di quelli che vengono più citati online dagli utenti del web, sono al primo posto Linkedin e Twitter - ha spiegato Papini -. Il che significa che a seconda dei diversi ambiti della vita un individuo ne sceglie uno al posto dell’altro: Linkedin per la fase professorale, e Facebook invece per quella sociale”.

L’incontro, moderato da Marco Camisani Calzolari, CEO di Speakage e Professore di “Comunicazione Aziendale e Linguaggi Digitali” presso l’Università IULM di Milano, si è chiuso con l’attesissimo intervento di Rand Fishkin, CEO e co-fondatore di SEOmoz.
 
Il “guru” statunitense ha messo in campo tutta la sua esperienza relativa ai meccanismi che regolano la visibilità delle aziende sui motori di ricerca, mettendo ancora una volta l’accento sull’importanza del contenuto: sono infatti proprio i contenuti a determinare l’autorevolezza delle comunicazioni, la loro appetibilità per tutti gli utenti che animano la rete con le loro conversazioni e di conseguenza il gradimento da parte dei motori di ricerca.

Ilaria Myr