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Svaniscono gli 800 milioni, a rischio i progetti legati alla banda larga

Nella bozza della legge di stabilità si legge che i fondi derivanti dall'asta delle frequenze, che inizialmente dovevano essere destinati a Internet, passano dal Ministero dello Sviluppo Economico a quello dell'Economia per attività connesse all'istruzione. Un ulteriore stop dunque, allo sviluppo della fibra ottica nel nostro Paese.
Ancora una volta uno stop allo sviluppo della banda larga nel nostro Paese, con il rischio che vadano in fumo i progetti legati al superamento del digital divide. 

Gli 800 milioni che dovevano essere destinati al Ministero dello Sviluppo economico proprio a questo scopo, infatti, pare che saranno appannaggio del Ministero dell'Economia, a supporto di iniziative legate all'istruzione. 

Ma ripercorriamo i fatti con ordine. Dall'asta delle frequenze per l'Lte, lo Stato contava di ricavare un introito di almeno 2,4 miliardi di euro. Se questo tetto fosse stato superato, il 50% dell'eccedenza sarebbe stato destinato a migliorare la diffusione della banda larga in Italia. 

Dall'asta, conclusasi pochi giorni fa, lo Stato ha ricavato circa 4 miliardi di euro, ovvero 1,6 miliardi in più rispetto al previsto, che significava, stando ai patti, 800 milioni di euro da assegnare alla gestione del Ministro Paolo Romani

Peccato però che, nella bozza della legge di stabilità in esame al Consiglio dei Ministri, vi sia scritto che gli 800 milioni sono allocati al Ministro Giulio Tremonti. In particolare nel testo si legge che le "eventuali maggiori entrate accertate rispetto alla stima sono destinate per il 50% al fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato e per il restante 50% a interventi 'urgenti e indifferibili' per il settore dell'istruzione e per attività connesse a eventi celebrativi".

Dunque si fermano le discussioni relative a quali progetti fosse meglio finanziare con i nuovi fondi, se la digitalizzazione dei distretti industriali o la banda ultralarga. 

Per sperare nello sviluppo della banda in Italia rimane l'ipotesi Metroweb (vedi notizia correlata), ma sta di fatto che questo sia un duro colpo per chi credeva che finalmente si potesse fare qualcosa di concreto per portare il nostro Paese a competere con gli altri sul piano della rete.

SP