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“The Hello Experiment”, l’esperimento psico-sociologico di Nescafé diventa un fenomeno virale e spopola in rete

Oltre un milione di visualizzazioni su You Tube in tre settimane, quasi 25.000 risultati aggregati su Google, più di 3 milioni di persone raggiunte nel mondo. Sono questi i numeri dell’esperimento che racconta in un web video qual è il modo migliore per entrare in sintonia con l’altro.
 
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Altro che scherzi e buffe candid camere, adesso a contagiare la rete è anche la scientificità. Per la prima volta uno studio sociale italiano diventa fenomeno del web. A dimostrarlo è “The Hello Experiment” , l’esperimento psico-sociologico di NESCAFÉ.

Oltre un milione di visualizzazioni su You Tube in tre settimane , quasi 25.000 risultati aggregati su Google , centinaia di condivisioni da blog di tutto il mondo, oltre 3 milioni di persone raggiunte . “The Hello Experiment ” è condotto in collaborazione con lo psichiatra Michele Cucchi , Direttore Sanitario del Centro Medico Santagostino di Milano, che mette in evidenza le difficoltà di socializzazione che invadono la contemporaneità.

Lo studio è stato condotto coinvolgendo un pool di esperti, diretti dal Dottor Cucchi, attraverso delle simulazioni reali di psicologia sociale su un campione casuale di oltre trecento persone individuate in una biblioteca di Milano. L’obiettivo è stato dimostrare quanto la diffidenza sia oggi la principale causa di distanza tra le persone e come grazie alla condivisione sia possibile abbatterla. Da qui il nome dell’esperimento, “The Hello Experiment”, raccontato in un web video su YouTube (https://www.youtube.com/watch?v=fmLt1irxR78) visibile anche sulla pagina Facebook ( https://www.facebook.com/Nescafe.IT?fref=ts ) di NESCAFÉ che dimostra come la giusta modalità di interazione crei un legame immediato con l’altro.

Ben 18 telecamere nascoste , 14 ore di riprese , 30 microfoni nascosti tra i libri di una biblioteca di Milano, una troupe di 20 persone e uno psichiatra coinvolto sul set. “The Hello Experiment” ha messo alla prova 323 individui , in due diverse fasi, analizzandone l’atteggiamento in una situazione di interazione con l’altro, in un luogo che per sua natura tende a isolare le persone.

Nella prima fase dell’esperimento il complice ha tentato un semplice approccio con il suo interlocutore attraverso il saluto, un cenno del capo, un sorriso o la presentazione vera e propria. Nella quasi totalità dei casi, la prima reazione all’approccio con uno sconosciuto è stata la diffidenza (91%) , spesso esibita con il fastidio tipico di chi vuole essere lasciato in pace. Michele Cucchi , psichiatra e Direttore Sanitario del Centro Medico Santagostino di Milano, che ha studiato passo passo le reazioni dei partecipanti, spiega: “Da sempre il primo contatto con l’altro è una situazione che genera ansia , soprattutto in una società caratterizzata da stress e precarietà. È normale: per l’uomo è fondamentale essere accettato dal gruppo ed il giudizio dell’altro è una forma di ansia sana”.

La prima fase dell’esperimento, mette in luce, da un lato, la difficoltà dell’individuo a trovare il modo vincente per relazionarsi con l’altro, e dall’altro, la diffidenza tipica della società contemporanea che mette a rischio il processo di socializzazione tra gli individui. Nella seconda fase dell’esperimento avviene il cambiamento: oltre al semplice cenno di approccio, il complice di “The Hello Experiment” si è presentato al suo interlocutore con due tazze di caffè fumante in mano, invitandolo a condividere insieme un momento di pausa. In questa seconda situazione infatti, la reazione, nel 77% dei casi positiva, è stata sottolineata dalla spontanea cooperazione gestuale seguita da una vera e propria disponibilità a mettersi in gioco. Su 323 persone, 249 hanno instaurato nuove relazioni di cui 65 amicizie 3 rapporti su base professionale con potenziali opportunità di lavoro, e una relazione sentimentale . “The Hello Experiment” ha dimostrato come la condivisione sia il modo migliore per vendere sé stessi all’altro “perché è la forma di interazione che attiva il sistema motivazionale più favorevole: la cooperazione”, afferma il dott. Cucchi.

Lo studio, raccolto nel web video, ha permesso di rilevare quanto il processo di conoscenza possa essere facilitato quando si ha qualcosa da condividere. Una tazza di caffè può essere un’esperienza condivisa, qualcosa che crea il ponte per avvicinarci all’altro, superando la diffidenza di chi si vede invadere e non coinvolgere . Due Red Mug di NESCAFÉ da condividere hanno permesso l’incontro tra individui oggi solitamente restii a socializzare. 

MF